Percorrendo la strada che da Stanghella conduce ad Anguillara Veneta, si resta ammirati di fronte alla variegata bellezza della campagna padana, fedele testimone del susseguirsi delle stagioni. Incastri colorati di morbido verde tendente al giallo al maturare del grano, linee scompigliate di soia e mais prigioniere del sole o sonnolente nelle brume autunnali, sono custodi di questi luoghi tra l’Adige e il Gorzone, figli di tempi lontani e di fatiche mai dimenticate.
E’ un mondo sereno, gradevole, che accarezza gli occhi e trasmette un senso di tranquillità; una realtà talmente ordinata e definita che nulla di essa riporta all’acquatico e paludoso aspetto che caratterizzava il territorio prima delle capillari e per molti aspetti ciclopiche opere di bonifica iniziate nel 1500 dai veneziani.
Gustiamo il paesaggio procedendo senza fretta a bordo delle nostre biciclette. Arrivati a Stoppare, svoltiamo a sinistra per imboccare la rampa arginale del Gorzone che qui è attraversato da un ponte. Proseguendo a destra, lungo una strada non asfaltata, ci si addentra completamente lungo un sentiero “del tempo mai trascorso” caratterizzato da vari casolari purtroppo abbandonati, posseduti dagli abbracci dell’edera e assaliti dalla furia ruvida delle ortiche.
Ancora poche centinaia di metri e si arriva all’impianto idrovoro di Ca’ Giovanelli. La costruzione è un massiccio edificio, a metà strada tra una grande casa padronale e un solido palazzo di signorotti di campagna. Mettendo in moto la fantasia lo si potrebbe immaginare come una fortezza innalzata per tenere a bada la forza delle acque nei loro momenti di rabbiosa furia contro l’uomo e la terra.
E proprio questa è la sua funzione; l’impianto nasce infatti dalla necessità di “domare” il libero e bizzarro espandersi delle piene sui territori destinati da secoli, dopo le bonifiche, all’agricoltura e quindi al sostentamento.
“Bonum facere”, ovvero “far diventare buono” l’ambiente: renderlo salutare e coltivabile, e perciò fonte di cibo per l’uomo che vuole controllare e custodire il luogo in cui gli è dato di vivere. Il percorso di bonifica nel tempo è stato durissimo e tortuoso, e ad esso hanno contribuito uomini e mezzi in periodi differenti e con diverse modalità legate via via all’evoluzione tecnologica e sociale.
Per conseguire tale finalità sono nati i CONSORZI DI BONIFICA, enti che si autogovernano, in quanto sono gli stessi consorziati ad eleggere i propri amministratori. I “Consorzi di Bonifica Riuniti in Este” ebbero origine nella seconda metà del secolo XVI per istituzione della Repubblica Veneta, in quel territorio che, compreso fra l’Adige a sud, i Colli Euganei e i monti Berici, è attraversato dai fiumi Frassine – S. Caterina, Fratta – Gorzone e dal canale Bisatto.
Il Senato veneto, con decreto del 10 ottobre 1556, dava precisa regola al “Magistrato dei Beni Inculti” allo scopo di bonificare e ridurre a coltura i vari luoghi incolti del Padovano, del Vicentino e del Veronese, del distretto di Asolo, del Polesine e dell’Istria. Il Magistrato stesso nel successivo anno decretava l’esecuzione dei lavori di scolo delle Valli del Gorzon e di quelle di Monselice, Baone ed Arquà e, nel 1558, delle Valli da Lozzo al Frassine e di quelle della Brancaglia. Già fino da allora alcuni e poco dopo altri – i Consorzi Gorzon Medio, Gorzon Inferiore, Gorzon Superiore, Lozzo, Brancaglia, Cavariega, Valcinta e Valgrande – ebbero la loro origine e la loro sede in Este, in un unico ufficio, con un unico corpo di impiegati e con amministrazioni, però, separate.
Dal “Magistrato Sopra li Beni Inculti” veniva deliberata l’esecuzione di importanti opere di scolo e arginamento, cui era connessa la costruzione di manufatti di considerevole mole, fra i quali alcuni ponti-canali.
Fra questi manufatti è degno di speciale menzione la Botte Tre Canne, sottopassante il S. Caterina e avente il compito di scaricare le acque del Lago di Vighizzolo e delle valli e paludi circostanti nel Lago della Grignola o di Anguillara, al quale dovevano essere convogliate mediante il Canale della Pezza, in unione a quelle dei Retratti Brancaglia e Lozzo.
Dal Lago della Grignola si dipartiva il Taglio del Gorzone, escavato nel 1558, mediante il quale tutte le acque del territorio, costituente oggi questi Consorzi, venivano convogliate al mare.
Quello di Ca’ Giovanelli è un impianto costruito nel 1931 che garantisce la bonifica di un territorio di 7656 ettari, prevalentemente agricoli avente scarico nel fiume demaniale “Gorzone”. I Comuni del padovano che sono serviti dall’intervento dell’impianto di “Ca Giovanelli” sono: Pozzonovo, Anguillara, Solesino, Stanghella, Granze, Sant’Elena, Carmignano, Vighizzolo, Este e Tribano. Quest’idrovora costituisce quindi il capolinea di tutta l’estesa rete di bonifica e pertanto occorre sia in grado di sollevare l’acqua pompandola nel Canale Gorzone che diviene collettore di scarico verso la via del mare.
Sostiamo ammirati di fronte alla storica costruzione di Ca’ Giovanelli, considerando quanto sia importante per il benessere del territorio l’operazione di sollevamento delle acque. Se ciò non avvenisse, attraverso questo impianto, tutta la zona da esso servita ridiventerebbe una palude nella quale sarebbe ancora l’acqua a diventare la dominatrice. Tante sono state nel tempo le fatiche occorse per realizzare l’impianto, in anni nei quali molte opere imponenti erano fatte a mano da scariolanti e manovali che abitualmente erano contadini.
Quanta storia e quanto lavoro dell’uomo! Riflessioni che mi portano alla mente le parole del responsabile dell’impianto: il signor Ruggero Formentin, che qualche anno fa ha guidato i miei alunni all’interno della struttura di “Ca Giovanelli” svelando loro, con passione e competenza, i segreti del funzionamento di questo storico impianto.
La bonifica è suddivisa in “acque alte” e “acque basse”, ambedue a scolo meccanico.
Sulle “acque alte” sono installati due gruppi elettrici con pompe centrifughe ad asse orizzontale, ciascuno della potenza di 103 KW con portata di1100 litrisec alla prevalenza di m.6.00; un gruppo termico a motore diesel accoppiato a pompa centrifuga ad asse orizzontale, della potenza di KW 147 e portata 1900 litrisec.alla prevalenza di m.6.00.
Sulle “acque basse”, sono attivi due gruppi elettrici con pompe centrifughe ad asse orizzontale, ciascuno con potenza di 103 KW e portata di 1000 litrisec, alla prevalenza di m.7.40; un gruppo termico motore diesel accoppiato a pompa centrifuga ad asse orizzontale, della potenza di KW 184 e portata 1800 litrisec. Alla prevalenza di m.7.40.
Nel 1997 sono stati effettuati inoltre alcuni interventi per adeguamenti della cabina elettrica di trasformazione.
E il passato torna quando il cuore dei motori diesel, odorosi di nafta, viene fatto pulsare, raccontando quanto la lotta tra l’uomo e le acque sia stata vinta attraverso le titaniche opere di bonifica. Rivado ancora con la memoria all’incontro della mia scolaresca col signor Formentin: il momento clou fu la messa in funzione dei motori che hanno fatto sentire il loro imponente cuore pulsante ed hanno messo in circolazione la nafta che li alimenta.
Da notare il particolare delle macchine istallate in questo e in altri impianti in Italia e all’estero, che si possono definire vere “opere d’arte” dell’ingegneria meccanica e sono state prodotte dalla ditta Franco Tosi di Legnano attualmente ceduta ad altri gruppi industriali e che contava, in periodi di elevata attività industriale, ben 6000 operai.
Un passato da non dimenticare, perché da esso dipende ancor oggi la salvaguardia del territorio.
Lasciamo l’idrovora di Ca’ Giovanelli con la consapevolezza che complessi così affascinanti e straordinari sono autentici “angeli custodi” del nostro ambiente di pianura; impianti insostituibili, la cui efficienza è garantita dalla costante attività di cura da parte degli organismi preposti.
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Come citare questo articolo
Rosetta Menarello. “L’idrovora di Ca’ Giovanelli”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/lidrovora-di-ca-giovanelli/