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STORIA - TRADIZIONI

L’organo di Bagnolo Po

L’importante strumento, installato alla fine del ‘600 nella nuova chiesa parrocchiale, fu sostituito nell’ ‘800 e poi rifatto nel 1970

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 52 2016 pp. 74–76

Più di qualche volta nel Ventaglio si è parlato degli importanti organi storici di cui è ricco il Polesine. In questo numero tratteremo dell’organo – a canne s’intende – della chiesa di Bagnolo. O meglio, degli organi, poiché, nel succedersi dei secoli, furono almeno tre, il primo dei quali, uno fra i più antichi del Polesine, fu donato dal Comune alla parrocchiale del paese alla fine del ‘600.

Precisamente, siamo nel dicembre 1690 e la nuova chiesa, cioè l’attuale, è ormai ultimata, spaziosa e bella, a fundamentis erecta accanto alla precedente, che sarà poi (prima metà dell’Ottocento), trasformata in casa canonica. Rettore (e artefice), della chiesa è da una decina d’anni don Gaspare Calzavarini, trasferito dalla parrocchia di Porporana (dove fu parroco per un breve periodo), a quella di Bagnolo all’inizio del 1681.

Nello stesso periodo è consigliere maggiore del comune, cioè sindaco, Giannantonio Calzavarini, dottore in legge, fratello di don Gaspare e avo (forse nonno), del Giannantonio che sarà consigliere e aspirante sindaco circa un secolo dopo. Si può, pertanto, affermare che sul finire del ‘600 la famiglia Calzavarini detenga l’autorità civile ed ecclesiastica della comunità, una convergenza di poteri che ben spiega come le esigenze della parrocchia siano facilmente accolte dal Comune e viceversa (in uno stato confessionale qual era quello Pontificio, che da un secolo aveva inglobato il ducato di Ferrara, la separazione fra i due enti non era poi così netta come avviene oggi).

La nuova chiesa ha bisogno di un organo liturgico, da collocare nella cantoria, posta in una loggia con balaustra in legno sul lato destro del presbiterio, alla quale si accedeva dal vestibolo della sacrestia attraverso una scala, pure in legno. Ma lo strumento è costoso e la parrocchia non ha disponibilità, essendo ancora impegnata nel sostenere le spese di costruzione della nuova fabbrica. Vi provvede perciò il Comune nel modo che andremo ad esporre, desunto dagli atti del notaio Giovanni Cavallini, rogati presso la cancelleria del governatore di Trecenta (palazzo della torre) e conservati presso l’Archivio di Stato di Ferrara (ANAFe, m. 1103, p. 2, anni 1688-93, f. 284). Si deve precisare che il notaio Cavallini era residente a Bagnolo (pare lungo la via Arioste al Capo di Sopra) e nella sua abitazione rogitava gli atti ordinari (compravendite, doti, divisioni, ecc.), mentre gli atti speciali, come quelli riguardanti la Comunità o i contraenti minorenni, che avevano bisogno dell’assenso del Governatore pro tempore, venivano stipulati presso la cancelleria di Trecenta.

La presenza di un notaio a Bagnolo non è notizia di poco conto (credo sia l’unico periodo nella storia in cui Bagnolo è sede notarile) e denota una certa vivacità economica del paese, da quando la grande bonifica dei Bentivoglio (1610-1620) aveva permesso l’appoderamento e la coltivazione di vaste aree del territorio comunale in precedenza acquitrinose e improduttive. Di conseguenza, il numero degli abitanti era passato dalle 300 “anime da comunione”di fine ‘500, alle 1700 nella seconda metà del ‘600 (visita del vescovo Cerri del 1674), che coi bambini diventano oltre 2000, se consideriamo che in quell’epoca la Prima Comunione veniva conferita all’età di 12 anni.

Proprio questo rapido incremento demografico aveva reso incapiente la chiesa costruita dal rettore don Pietro Bolognini appena mezzo secolo prima (1596) e determinato l’esigenza di costruirne una nuova, più ampia, che era ancora sprovvista di organo.

Il primo organo

Ma veniamo al fatto. Siamo al 13 dicembre 1690 e, grazie alla favorevole situazione socio-economica e ad una buona e onesta amministrazione, per il Comune si va delineando un avanzo di bilancio di scudi 225 che, secondo le regole vigenti, dovevano essere depositati al Sacro Monte (o Monte di Pietà) di Ferrara, la banca pontificia con la quale si sostenevano gli investimenti pubblici e privati nello Stato della Chiesa. Ma, d’intesa con il parroco e con l’approvazione dei consiglieri, il Comune è intenzionato a destinare parte di quella somma “a fare un organo nella chiesa parrocchiale a decoro di quella et honore del Signor Iddio” e la restante parte darla a prestito fruttifero (allora si diceva a censo), a persone affidabili, per sopperire con gli interessi alle spese correnti e impreviste.

Il notaio Cavallini inoltra, pertanto, richiesta (supplica), al legato di Ferrara card. Giuseppe Renato Imperiali, che il Comune, in deroga alla normativa, possa trattenere presso il proprio Consigliere Maggiore (il dr. Calzavarini), detta somma, adducendo la motivazione che, a causa della distanza da Ferrara, ogni volta che si deve fare un versamento o un prelievo al Sacro Monte, il Comune deve sostenere spese di viaggio che vanno dai 20 ai 40 Baiocchi (il Baiocco era sottomultiplo dello Scudo romano). Il card. Imperiali, ovviamente sensibile alle donazioni in favore della chiesa locale, accoglie la supplica e concede alla Comunità di Bagnolo di poter utilizzare il proprio attivo di bilancio nell’acquisto dell’organo e il restante sia dato a prestito per far fronte con il frutto alle piccole spese del Comune.

La spesa per l’acquisto dell’organo, non disponendo del contratto col costruttore, la ricaviamo dal fatto che dei 225 Scudi di attivo, 60 vengono prestati a certo Giacinto Bagnolati al tasso annuo dell’8% e Scudi 32 vengono prestati ai fratelli Andrea e Giovanni Gulini alle stesse condizioni. Dunque, l’acquisto dell’organo dev’essere costato circa 130 Scudi, più o meno 13 mila Euro, che oggi possono sembrare una cifra modesta, ma coi bassi costi in manodopera dell’epoca permettevano di comprare uno strumento più che decoroso e dalla sonorità adeguata alle dimensioni della chiesa.

Ignoto ci è anche il nome dell’artigiano, che si ipotizza di provenienza bresciana, dal momento che già dal ‘500 la città di Brescia era famosa per la bravura dei suoi organari (ma alcuni, come i Traeri, si erano trasferiti nello Stato Pontificio). In ogni caso, lo strumento di Bagnolo doveva essere di buona qualità, tanto che ha funzionato per circa due secoli prima di essere rimpiazzato. Poi, l’umidità e il tarlo, grandi nemici delle parti in legno, lo hanno reso inservibile, per cui nel 1866, venne sostituito da un nuovo organo.

Il secondo organo

Questo secondo organo, che probabilmente ha inglobato parti di recupero del vecchio strumento, è opera del celebre organaro Giovanni Tonoli, pure da Brescia (1809 – 1889), che aveva costruito strumenti analoghi anche per le chiese di Fratta, Melara, Trecenta e Saguedo. E’ stato utilizzato per circa un secolo, cioè fino agli Anni Sessanta del ‘900, e chi lo ricorda, lo descrive ad una sola tastiera da cinque ottave, con una ventina di registri a leva disposti sul lato destro (celebri i flauti e le trombe del Tonoli), una pedaliera per il “ripieno” e un bel somiere in legno sormontato dalle canne, alimentate dal flusso d’aria prodotto da un mantice ad azionamento manuale da parte del “levamantici”.

Il terzo organo

Nel 1970, durante il ministero del compianto Don Giovanni Roncon, questo organo meccanico è stato smontato e trasformato in un moderno strumento con tastiera, registri e ventilatore ad azionamento elettrico, nel quale sono state riutilizzate tutte le canne del Tonoli, pulite e riaccordate, con l’aggiunta di ulteriori 12 canne di facciata che ne hanno ampliato la sonorità “da far tremare i muri”.

L’ottimo lavoro, non esente dalle critiche di chi avrebbe preferito conservare le caratteristiche originali dello strumento storico, è stato eseguito dalla ditta organaria La Ceciliana di Padova, che ha fornito anche una moderna consolle, distaccata dal somiere.

La collocazione dello strumento attuale non è più quella originaria, poiché, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione della chiesa, eseguiti nello stesso periodo, la vecchia cantoria sopra il presbiterio è stata chiusa e il rinnovato organo è stato spostato nell’abside, dietro l’altare maggiore, dove può usufruire di un’acustica migliore. Fra le canne, al centro, è stata inserita la pala della Natività di Maria, cui la chiesa di Bagnolo è dedicata, opera dell’insigne pittore ferrarese Carlo Bononi (1569-1632).

La consacrazione e riapertura al culto della chiesa dopo i restauri con l’inaugurazione del nuovo organo, avveniva nei giorni di sabato e domenica 24 – 25 ottobre 1970, nel corso di una duplice solenne cerimonia presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mocellini, accompagnato da numerosi sacerdoti e autorità civili e con la partecipazione di tantissimi fedeli.

Voce della fede, re degli strumenti, nell’organo di Bagnolo pulsa un cuore antico. Un vero peccato che, dopo la scomparsa dell’ultimo organista, l’indimenticabile Mario Maghini e il prevalere di un certo modernismo nel canto liturgico, il nostro organo non sia più utilizzato per farci gustare le solenni armonie di cui è capace.

(Si ringraziano il parroco di Bagnolo Don Valmore Mantovani e il prof. Vincenzo Ferrari per la collaborazione)

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Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “L’organo di Bagnolo Po”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/lorgano-di-bagnolo-po/

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