Ennesima affermazione per il direttore d’orchestra adriese Nello Santi nel melodramma di G. Donizetti Lucia di Lammermoor rappresentato al San Carlo di Napoli con la regia di Gianni Amelio.
“Che bel respiro la musica di Donizetti al ritmo di Santi”: così intitolava Guido Barbieri su la Repubblica la recensione dell’opera aggiungendo che “Papa Santi” (così lo chiamano all’estero), “è forse l’unico direttore in circolazione, oggi, ad incarnare l’antica tradizione italiana del “maestro di cappella” e lo ha dimostrato ancora una volta: il suo gesto, essenzialissimo, tende sempre ad estrarre dalla partitura le linee esterne, il canto e l’accompagnamento…Un lavoro di “semplificazione” che viene applicato anche ai tempi, anzi al tempo di esecuzione: invece di cercare i contrasti agogici tra i singoli numeri della partitura, Santi fissa un “tempo medio”, il più possibile legato alla fisiologia del canto, e introduce, di scena in scena, varianti temporali minime… il tracciato generale acquista una estrema naturalezza di respiro”. Al debutto dell’opera, rimasta in cartellone per otto serate, nelle due parti principali hanno cantato il soprano australiano Jessica Pratt (Lucia) e il tenore Gianluca Terranova (Sir Edgardo di Ravenswood).
Alla bella età di 80 anni compiuti il 22 settembre scorso e dopo avere festeggiato i 60 anni di carriera il 19 dicembre 2011 (debuttò nel 1951 al Teatro Verdi di Padova nel Rigoletto verdiano), Nello Santi continua a regalare al mondo del melodramma performances di alto livello artistico ed emozionale, guidato da una vastissima competenza e da una invidiabile sensibilità lontano da ogni artificio o da astruse ricerche filologiche.
Al suo attivo un corposo curriculum. Impegnato nei più importanti teatri del mondo, è nato ad Adria (ma cita sempre Rovigo come città di provenienza aggiungendo che i Santi sono originari di tale città). In ogni sua intervista ha sempre parole di riconoscenza per l’importanza che hanno avuto, per la sua formazione, gli insegnanti Bruno Coltro (1910-1998, compositore, allievo di G. F. Malipiero), e Arrigo Pedrollo (1878-1964, pianista e compositore italiano), allora direttore del Conservatorio Pollini dove Santi studiò.
Dopo alcune esibizioni in Italia, si trasferì all’Opernhaus di Zurigo dove iniziò la propria attività, soprattutto nel repertorio melodrammatico italiano, nel periodo 1958 – 1977. Inoltre, dal 1985 al 1995 ha diretto la Radio Symphony Orchestra di Zurigo e di altre città tedesche (Amburgo, Monaco, Colonia, ecc.).
Annualmente è stato ospite del Metropolitan di New York portando la più genuina tradizione melodrammatica italiana in ben 29 stagioni. Presente in più occasioni all’Arena di Verona, ha diretto anche il repertorio sinfonico.
Per oltre 10 anni è stato direttore principale dell’Orchestra Sinfonica della Radio svizzera a Basilea, oltre alla Oslo Philharmonic Orchestra, dirigendo pure le due orchestre giapponesi più conosciute: la Yomiuri Nippon Simphony Orchestra e la NHK (Nippon Hoso Kyokai) di Tokyo.
Nell’estate 2002 ha diretto per la prima volta al Festival estivo di Avenches. La sua interpretazione del Guglielmo Tell di Rossini viene considerata una performance assoluta. Oltre ai più famosi compositori italiani (Verdi, Rossini, Bellini, Donizetti, ecc.), ha interpretato opere di Mozart, Beethoven, Brahms, J. Strauss, R. Strauss, Wagner, Tchaikovsky, Prokofiev, Rimsky-Korsakov, Dvorak, Strawinsky, Borodin, Berlioz, Debussy, Saint-Saëns, Ravel, Respighi, Pizzetti e altri, comprese le nuove avanguardie del ‘900.
Dirige oltre cento opere a memoria di un vastissimo repertorio melodrammatico. Lo fa con il suo inconfondibile stile che lo porta a privilegiare il lato lirico delle partiture valorizzando, nel contempo, quello drammatico. L’arte della sua direzione d’orchestra si rifà alla tradizione di Arturo Toscanini, Victor de Sabata e di Wilhelm Furtwängler.
Al critico che gli chiedeva se i successi vengono solo dall’amicizia, dall’intrigo o dalla fatalità, il maestro rispose: “La verità non richiede commenti. Citerò, per simmetria, sant’Agostino, sia per rafforzare la risposta sia perché il significato ideale della sentenza, siccome esorta a liberarsi di ogni pompa, orpello, demagogia, dovrebbe guidare ogni artista: “In verbis verum amare non verba” (Nel discorso conta il vero, non contano le parole)”.
L’ultima sua esibizione ad Adria risale al 1996 in un concerto con l’orchestra “La Fenice” di Venezia. Si è trattato di un “concerto in cantiere” dato che si stava ristrutturando il Teatro Comunale.
Peccato che in 60 anni di carriera, Adria, la città dove è nato, che gode di uno dei maggiori teatri del Veneto, solo saltuariamente si sia avvalsa dell’esperienza e competenza del maestro Santi.
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Come citare questo articolo
Nicola Berti. “Nello Santi applaudito a Napoli”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/nello-santi-applaudito-a-napoli/