L’impresa compiuta in primavera dal melarese Andrea Tinti che, in occasione dell’anno giubilare ha raggiunto Roma in bicicletta, è stata vissuta in paese da parte di qualcuno con stupore, compiacimento e forse anche un pizzico d’invidia.
Assieme a tre amici mantovani, Mario, Massimo e Roberto, Andrea Tinti ha coperto la distanza ragguardevole di 560 km. da Mantova attraverso l’antica via Francigena, in appena una settimana.
Un po’ pellegrini, un po’ turisti ed un po’ sportivi, come riportava un settimanale mantovano, le loro mountain bikes con un peso di 36 kg. (compreso lo zaino) hanno passato gli Appennini, Siena, Vinci, Montefiascone per arrivare infine alla Capitale, dove hanno partecipato al Giubileo dei ciclisti. Uno degli aspetti singolari è stato la rinuncia alla visione di quotidiani, giornali radio, limitando l’uso del cellulare al minimo indispensabile.
Ecco allora che ci si è posti la domanda se anche qualcun altro in paese si fosse cimentato in un’altrettanto apprezzabile iniziativa. Si è ricordato così quell’impresa epica, e forse irripetibile per i giorni d’oggi, di tre solitari melaresi che nell’anno giubilare 1950, cinquant’anni fa quindi, coprirono interamente la distanza a piedi.
Parliamo di Luigi Trombella, Renzo Tonini e Costante Tinti tuttora viventi. Essi, mossi da spirito religioso, hanno affrontato nel maggio 1950 in quattordici giorni, e spesso a piedi nudi, le strade e le insidie del tempo. Luigi Trombella, “Bigio” per gli amici e conoscenti, all’epoca aveva 25 anni e ricorda molto bene quei giorni in pieno periodo post bellico. I fatti successi poi li ha segnati in un suo personale diario di viaggio, invero molto toccante e pieno d’umanità. Anche Costante ha poi ricordato con una poesia scritta in dialetto quei momenti.
“È stata un’esperienza indimenticabile che ha riempito la mia vita. – ricorda Bigio – Alla mattina sveglia presto, poche frugali cose da mettere sotto i denti, spesso solo latte e via camminando. A volte l’ospitalità presso conventi e canoniche non era delle più convinte, ma, pensando a come eravamo vestiti e trascurati, forse tutti i torti non li avevano a diffidare di noi. Incantevoli le vedute sugli Appennini, passeggiando letteralmente in mezzo alle nuvole, ma purtroppo anche sotto la pioggia. A Restigliano fummo accolti ben volentieri dal Parroco nonostante la sua chiesa e la canonica fossero ancora rase al suolo, ma ugualmente ci ha offerto, in pieno spirito giubilare, quanto aveva: frittata e vino bianco. Poi da una famiglia fummo ospitati in un porcile con della paglia. Così stanchi e affratellati da amore di sacrificio ci siamo addormentati con una bella preghiera restando con noi con il motto: ”Dio vede e Dio provvede”.
Sani principi, forse d’altri tempi, – prosegue Bigio – ma animati dal vero spirito giubilare che fa superare gli ostacoli del percorso, anche a volte i litigi all’interno del trio. L’arrivo a Roma nel contesto giubilare, con tutti quei pellegrini, le conoscenze incontrate durante il viaggio, le foto scattateci da turisti tedeschi, il voto di un pellegrino valdostano, è stato tutto molto bello”.
A conclusione del lungo viaggio un po’ di stanchezza ma tanta soddisfazione e la certezza di aver adempiuto ad un loro voto, a cui ha fatto seguito una vita vissuta con coerenza cristiana.
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “Pellegrini di oggi e di ieri”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/pellegrini-di-oggi-e-di-ieri/