Leonino Ferro, Arnaldo Girardi, Giovanni Marangoni sono tre signori che, nel corso di questi ultimi trenta-quaranta anni, sono stati tra i più convinti assertori della necessità di raccogliere le “memorie patrie” di Porto Tolle. E così hanno fondato un’associazione “Gruppo civiltà contadina” con l’obiettivo di salvare, recuperare e documentare, a beneficio delle giovani generazioni polesane e non, l’aspetto, l’economia e la cultura di un Delta ormai definitivamente scomparso e che rischia di tramandarsi solo attraverso slogan ed immagini dei depliant pubblicitari.
Hanno quindi raccolto di tutto: dalle vecchie radio alle zappe da risaia, dai “cavastivai” dei cannaroli alle camicie da notte, dalla “gràmola” per rimestare il pane alle reti da pesca… Insomma tantissimi oggetti della cultura materiale che sono confluiti e continuano a confluire in una mostra permanente che trova ospitalità presso i gli ex contenitori Enel, adibiti un tempo ad aule per i corsi professionali.
Un’opera altamente meritoria che meriterebbe miglior destino anche perché vi sono documentate attività umane ormai definitivamente scomparse. La pesca e gli strumenti dei cannaroli, ad esempio. Ed è stata proprio la curiosità di conoscere la vita dei pescatori e dei raccoglitori di canna – due attività fiorentissime anche ad Adria sino alla fine dell’Ottocento grazie all’antico diritto al vagantivo – che ha condotto gli studenti della classe terza ad indirizzo linguistico del liceo Bocchi ad effettuare, con il loro insegnante prof. Paolo Rigoni, prima una visita a Porto Tolle e successivamente ad invitare a scuola Leonino Ferro, Arnaldo Girardi, Giovanni Marangoni per una lezione ufficiale, quali testimoni di usi e costumi e di saperi di cui essi solo sono depositari.
Entusiasti gli studenti che hanno appreso le parole di un linguaggio per loro misterioso (parangài, sossiali, sàtara, rión…), che sono stati condotti lungo i canali a scoprire i luoghi ove si mimetizzavano lucci e carpe, tinche e storioni, che hanno imparato il modo di catturare le lontre, che si sono resi conto di quale e quanta fatica dovevano sostenere i cannaroli adriesi (la feccia della plebe come li chiamava il canonico Alfonso Bocca) per sopravvivere e guadagnare un pugno di riso con cui prepararsi, in mezzo ai canneti, un pentolino di riso alla cannarola, come si dice in Adria, ovvero “risi e fasòi duri”, come invece sono ricordati nel Delta. Un piatto, così povero allora, da non esser degno nemmeno del nome.
Ora il materiale della lezione sarà raccolto, ne sarà fatto un Cd Rom in inglese, francese e tedesco e sarà usato a beneficio degli studenti stranieri quando verranno a Bocchi per far conoscere Adria ed il Delta.
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L. B.. “Pescatori e cannaroli in cattedra”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/pescatori-e-cannaroli-in-cattedra/