All’indomani della morte della senatrice Luigina Barin, avvenuta nel 1987, si originò in Polesine un moto spontaneo, teso da una parte a tener vivo il ricordo dell’animatrice di tante iniziative, e dall’altra a dar vita ad un organismo in grado di promuovere concrete azioni a favore delle donne, cercando di combattere concretamente il male di cui la stessa senatrice fu vittima.
Naque allora il “Progetto Barin”, ovvero un piano di azione per prevenire nelle donne l’insorgenza dei tumori o per avviare tempestive azioni di cura.
Il primo passo fu la costituzione di un Comitato, formato da personalità di primo piano della nostra provincia, che tuttora costituisce il punto di riferimento propulsore del Progetto, la cui gestione, a livello scientifico, è stata affidata all’istituto “Mario Negri” di Milano, che dispone di attrezzature all’avanguardia e di personale qualificato. Un importante ruolo di coordinazione tra il Comitato rodigino e l’istituto milanese è stato affidato alla dott. Gabriella Monesi, primario del reparto di diabetologia dell’Ospedale Civile di Rovigo, che fu tra le più assidue collaboratrici della senatrice scomparsa.
L’attività di prevenzione richiede innanzitutto una continua e capillare opera di informazione. In quest’ottica una delle prime iniziative del Progetto Barin si è concretizzata con la pubblicazione di un opuscolo, redatto con un linguaggio semplice, accessibile a tutte le donne, in modo da dare indicazioni chiare sull’atteggiamento da assumere nei confronti di un male tanto diffuso, e fornire un aiuto concreto per conoscere il proprio corpo e scoprire tempestivamente l’eventuale insorgenza della malattia.
Un’altra iniziativa in fase di conclusione, è volta a conoscere le problematiche delle donne che frequentino, per accertamenti o cure, i centri oncologici regionali, al fine di migliorare il rapporto tra le utenti e le istituzioni sanitarie.
È ovvio che il Progetto va sostenuto, sia sul piano morale che su quello finanziario. Varie sono le iniziative che vengono promosse in quest’ottica nel corso di ogni anno. Una di queste si è conclusa positivamente a Lusia, realizzata dal locale Gruppo del Movimento Femminile della Coltivatori Diretti ed inserita in un momento tra i più caratteristici della vita paesana qual è quello dell’annuale fiera della Madonna del Carmine.
Insieme, le attiviste di Lusia sono riuscite ad allestire una straordinaria mostra-mercato di lavori eseguiti artigianalmente, consistente in capi d’abbigliamento, piante ornamentali, verdure locali ed oggetti vari, posti in vendita al miglior offerente, in modo da ricavare un fondo da destinare al “Progetto Barin”.
Ideare, preparare, allestire e seguire la mostra nei giorni della fiera paesana ha rappresentato un lavoro molto impegnativo, considerato che le artefici sono autentiche coltivatrici dirette, cioè donne quotidianamente impegnate nell’attività della loro azienda e nella gestione della famiglia, e che pertanto, per riuscire nel loro intento, hanno dovuto ritagliare momenti preziosi nelle loro già intense giornate.
Il loro impegno ha ottenuto piena gratificazione, sostenuto dall’apprezzamento dei numerosi acquirenti ed incentivato dalla presenza di tanti visitatori che, comprendendo lo scopo dell’iniziativa, hanno potuto prendere contatto con l’importante problematica di cui si fa carico il “Progetto Barin”.
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T. P.. “Progetto Barin”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/progetto-barin/