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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Riconoscimento ad Antonio Rossin

Una autorevole segnalazione all’Organizzazione Mondiale per la Sanità

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 31 2005 pp. 168–169

Il Presidente di Turismo & Cultura dottor Antonio Rossin, noto per le sue ricerche sul rapporto tra educazione alla comunicazione e salute, ha ottenuto recentemente un importante riconoscimento, consistente nella segnalazione alla Commissione per i Determinanti Sociali della Salute della Organizzazione Mondiale per la Sanità.

La segnalazione è opera del parlamentare australiano on. Doug Everingham, M.B., B.S., già medico di famiglia e clinico pediatra, insignito di varie onorificenze e riconoscimenti per la sua attività nell’ambito medico e sociale.

Riproduciamo di seguito, tradotta dall’inglese, la lettera di segnalazione inviata dal parlamentare australiano in cui si sottolinea l’opportunità di tener conto degli studi del dott. Antonio Rossin nell’ambito dei “Determinanti Sociali della Salute”.

Cari Commissari, (omissis) Il nostro impedimento culturale (“LFS”).

Dopo la Seconda Guerra mondiale, Bowlby e altri hanno studiato i disturbi infantili conseguenti alla diffusa frammentazione delle famiglie in Europa.

Il manuale di cura del bambino del dottor Spock è diventato un best-seller. Studi successivi hanno denunciato le istituzioni affettivamente insensibili nel mondo occidentale, soprattutto nei regimi autoritari.

Non è ancora possibile, penso, trovare una collaborazione tra discipline che centrano sulla sicurezza emotivo–culturale del bambino da una parte, e sulle epidemie sociali come l’abuso di droghe, la violenza domestica e la guerra dall’altra.

Negli ultimi pochi anni, un medico di famiglia italiano con uno speciale interesse in neurologia e cura del bambino, Antonio Rossin, ha iniziato a pubblicare la sua teoria di una pandemica “Sindrome da Scarsa Flessibilità” (Low Flexibility Syndrome, LFS) – attinente le rigidità culturali consolidate nell’infanzia. Questo concetto appare potenzialmente critico per la costruzione nel mondo di una cultura più sana.

Egli suggerisce che gli educatori, in particolare, dovrebbero lavorare assieme ai genitori per mettere a punto strategie che diano ai bambini esperienza e fiducia nei processi di decisioni congiunte, durante un’età fondamentale per l’apprendimento di una stabile interazione sociale – età che va da sei mesi a tre anni, alla quale notoriamente competono le massime capacità di apprendimento di alcune abilità basilari nell’uso del linguaggio.

Il dott. Rossin, in particolare, afferma che i genitori tendono ad instillare atteggiamenti autoritari nella maggior parte dei figli. Il genitore dominante o autorità famigliare ha la prima e l’ultima parola nelle decisioni rilevanti. L’altra figura parentale, quella che dovrebbe svolgere la funzione di autorità di controllo, di solito acconsente. In questo modo noi apprendiamo il conforto della conformità, evitando giudizi critici che potrebbero sfidare il nostro gruppo sociale – ereditato o adottato.

Secondo il Dr Rossin il bambino (il membro della comunità) dovrebbe avere la prima e l’ultima parola nelle decisioni che lo interessano direttamente, in un mondo che tende alla democrazia. Noi dovremmo pertanto incoraggiare la partecipazione al processo decisionale al limite delle nostre capacità di sviluppo.

Centrale a questo incoraggiamento dovrebbe essere l’esempio dei nostri maestri – negoziando il consenso, risolvendo i conflitti – a iniziare dai genitori.

Pertanto la socializzazione dovrebbe esser vista come un processo “triadico, dialettico” dove i le autorità ed il resto dei nostri gruppi (locali o globali) che da queste dipendono o che le eleggono, sono in un rapporto di partecipazione cooperativa nello stabilire le decisioni importanti e nella loro implementazione.

Chiaramente la teoria in se stessa scredita qualsiasi progetto di imporre le proprie strategie sui genitori, con o senza il coinvolgimento di altre professioni, in quello che diventerebbe un approccio “top-down”, o autoritario.

Detto questo – conclude la nota del dott. Everingham, – io sollecito il supporto (inizialmente per testare la teoria e formulare una sua strategia culturale) da parte degli educatori, le cui priorità sembrano piuttosto concentrate sull’apprendimento post-infantile (il parlare, lo scrivere, il saper far di conto, e le conformità culturali).

Il Dr. Rossin suggerisce vi sarà maggior probabilità da parte dei genitori a considerare i suoi suggerimenti soprattutto come un approccio di prevenzione in quello che è il terreno meno affidabile e sicuro dell’attività genitoriale: la prevenzione dell’abuso di droghe. La sua teoria potrebbe inoltre diventare un fattore di prevenzione della rigidità fondamentalistica nelle reazioni da stress e nei processi decisionali in una sfera più allargata: la militanza fanatica, la bigotteria etc.

Raccomandazione: Il Comitato potrebbe raccomandare una valutazione multidisciplinare della teoria “Sindrome da Scarsa Flessibilità” del dottor Antonio Rossin, e della sua rilevanza nella prevenzione dell’abuso di droga e di altri problemi sociali, interessando soprattutto gli esperti di “conflict resolution” e di sviluppo sociale nell’infanzia.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Riconoscimento ad Antonio Rossin”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/riconoscimento-ad-antonio-rossin/

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