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STORIA - TRADIZIONI

Rovigo e le sue Gallerie d’Arte

Le più celebri e rappresentative Gallerie d’ Arte rodigine dalla seconda metà del Novecento sino alla loro silenziosa scomparsa

di Federica Panziera

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 75–79

Nella seconda metà del novecento, camminando per le vie cittadine, si percepivano la vitalità e il fermento di una comunità impegnata a rialzarsi dopo le ferite della guerra e la tragedia dell’alluvione del Polesine del 1951. In questo clima di ricostruzione e speranza, anche l’attività artistica iniziava a riemergere e a riorganizzarsi, a partire dalla ricerca di spazi espositivi opportuni.

Per primo intervenne Livio Rizzi (1905-1960) floricoltore di professione, già noto come una delle qualificate voci poetiche del Novecento, capace di rappresentare con sensibilità la vita, le tradizioni e il paesaggio, utilizzando il vernacolo polesano. Il 20 settembre 1955, in concomitanza con la fiera di ottobre, inaugurò in uno spazio espositivo presso la sua fioreria: “La Piccola Galleria del Polesine” in via Umberto 1°, una mostra di disegni in bianco e nero e di ceramiche dell’artista rodigino Arnaldo Milani.¹ Livio Rizzi, affiancato dal critico lendinarese Giuseppe Marchiori, intese dare visibilità a giovani artisti esordienti e ad altri già noti, quali Carlo Levi che esporrà nel 1956 una personale di dipinti ad olio, disegni e litografie, ottenendo calorosi apprezzamenti da personalità della cultura locale. In seguito, il gallerista presenterà altri artisti, interpreti significativi della pittura italiana post bellica.

Seguirono nel 1958 (per la fiera di ottobre di quell’anno) una mostra di dipinti di Gino Rossi, una successiva di Tono Zancanaro, con disegni, incisioni, ceramiche e una personale di grafica di Ervardo Fioravanti,² sino ad un’apertura sull’astrattismo con le opere di Giovanni Korompay.

Rizzi scomparve prematuramente nel 1960 e l’attività della Galleria venne portata avanti dal figlio Lucio con esposizioni di Angelo Prudenziato, Estevan Fioravanti (fratello del già citato Ervardo), Gian Paolo Berto, Carlo Levi, Tono Zancanaro e altri.

Giuseppe Marchiori, in ricordo dell’amicizia che l’aveva legato al padre, invitò Emilio Vedova ad esporre una mostra di litografia (9-21 febbraio 1963), a cui dedicherà una significativa presentazione sul relativo catalogo. Gli ultimi eventi, ufficialmente registrati alla Piccola Galleria risalgono al maggio del 1963, con la mostra di Gian Paolo Berto. Le cause che portarono alla chiusura, in assenza di documentazione, rimangono ipotetiche ma potrebbero riguardare questioni economiche, organizzative e culturali.

Proseguendo il percorso, l’attenzione si sposta al piano terra di Palazzo Venezze, dove il 3 dicembre 1960 venne inaugurata la “Galleria Garofolo” di Pino Bellinetti (1892-1969) con una mostra di trenta acqueforti di Giovanni Fattori.

Il gallerista, originario del Polesine, figura molto attiva nel contesto politico culturale locale, fu un giornalista influente: direttore del quotidiano “La voce del Mattino” a Rovigo, collaboratore del “Corriere del Polesine” e della “Gazzetta Padana” di Ferrara. Espose opere di artisti del tempo di fama nazionale: l’incisore anconetano Luigi Bartolini, il pugliese Domenico Cantatore, uno dei principali interpreti della figurativa italiana, Ernesto Treccani artista milanese tra i più influenti del novecento italiano, Domenico Purificato, romano, uno dei protagonisti del neorealismo italiano e Remo Brindisi, anch’egli romano, con opere di neo figurazione informale, figure stilizzate e altri ancora.

La Galleria Garofolo fu attiva dal 1960 al 1969 e rappresentò un decennio di intensa vitalità per la scena artistica cittadina. La motivazione va ricercata nel clima sociale, caratterizzato da una borghesia emergente che, grazie al dinamismo commerciale e all’espansione economica, ambiva a un riconoscimento anche culturale.

Acquistare arte, in quegli anni, non rappresentava solo un atto estetico o collezionistico: costituiva un gesto identitario, un segno di appartenenza a una classe colta e consapevole, desiderosa di elevarsi socialmente. L’opera d’arte diveniva simbolo di prestigio, di gusto, di apertura intellettuale e le gallerie di riflesso si trasformavano in luoghi vivi, pulsanti, dove si incontravano artisti, critici, mecenati, librai, studenti, imprenditori.³

Pino Bellinetti e la sua Galleria “Garofolo”

Nel fermento artistico di quegli anni, Angelo Prudenziato (1907-1980) pittore, incisore, scultore, illustratore, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove ebbe come maestro Virgilio Guidi (entrambi furono allievi di Saetti e Morandi) aprì nel 1965 su Corso del Popolo la galleria “Eridano”. Il suo obiettivo consisteva nel presentare artisti già affermati, come Guidi, Saetti, Magnolato, accanto ad emergenti polesani.

Lo spazio espositivo divenne un salotto culturale, aperto alla stimolazione di nuove forme espressive, promuovendo la ricerca artistica e l’innovazione, in linea con la sua poetica personale evolutiva (come le stampe materiche). Preso dal suo entusiasmo avviò una serie di mostre prive di cataloghi, di cui rimangono minime tracce nelle cronache locali.

Nel mese di giugno 1969 due giovani artisti rodigini Gabbris Ferrari (1937- 2015) e Osvaldo Forno (1939) inaugurarono in via Silvestri, la Galleria “Programma ar/ T” con una collettiva di pittori appartenenti alla corrente figurativa italiana. Tentarono di proporre opere che si diversificassero da quelle abitualmente esposte, ispirate al surrealismo, all’arte concettuale, al minimalismo. L’anno successivo presentarono “I legni” di Manlio Mangano e opere di autori stranieri. Per subentrate difficoltà, la galleria chiuse l’attività nel 1970.⁴

In quegli anni, votati all’arte, Luciano Pozzetti inaugurò la Galleria “Alexandra” la più longeva e innovativa sul territorio cittadino (1966-2004), in Corso del Popolo 8 (angolo via U. Maneo). Con lui si intrecciarono la missione culturale e l’attività commerciale, dove il gallerista fungeva da intermediario tra artista e collezionista, mantenendo operativo lo spazio espositivo grazie alle vendite: ciò era importante per sostenere le spese di locazione, cataloghi, inaugurazioni, promozioni.

La galleria cominciò a funzionare come business culturale: l’arte era proposta con una visione estetica, ma doveva anche generare ritorno economico per essere sostenibile. Trovarono nei suoi spazi espositivi, opere ispirate ad una produzione figurativa consolidata, con collettive di Cantatore, Saetti, Santomaso, De Chirico, Treccani, Purificato e altri artisti di successo nel panorama nazionale e locale. Pozzetti si dimostrò un collezionista particolarmente abile e il suo modello di galleria seguì quello di spazio culturale mescolato con il commercio, attraverso l’organizzazione di vernissage con reti di informazione e vendita, scambi con critici ed appassionati locali, creando intorno a sé una comunità di estimatori.

Intanto nella primavera del 1971, nacque la Galleria la “Roda” in Corso del Popolo 206, attiva tra gli anni settanta e ottanta, sotto la direzione di Luciano Fozzati, figura di riferimento della vita culturale rodigina, con aperture verso le nuove ricerche artistiche dell’epoca. Ospitò mostre personali e collettive di artisti italiani, tra gli eventi documentati si segnalano due importanti esposizioni di Ugo Boccato e Alberto Sughi, con una programmazione che intendeva avvicinare il pubblico cittadino alle tendenze attuali dell’arte, contribuendo a fare di Rovigo un punto di riferimento culturale del Polesine.

Di seguito, nel 1972 il Circolo Artistico “L’Incontro” aprì in una saletta in via X luglio, gestito dal pittore, scultore, incisore Antonio Mastropietro (1948-1996), dove vennero esposte opere di livello, divenendo luogo di promozione e ritrovo per gli artisti locali e non solo.” Le produzioni del gallerista e artista poliedrico si caratterizzavano per tematiche esistenziali e atmosfere metafisiche. Mastropiero si dedicò a vari soggetti, ritratti, paesaggi e nature morte dalla forte componente segnica, ma è in certi interni che si è espresso con più originalità, sviluppando forme e composizioni plastiche derivate da un personale linguaggio analitico, che trova corrispondenza anche nelle agili e dinamiche sculture in terracotta. Nel 1991 ha preso parte alla collettiva “Nati sotto Fetonte”. Il centro culturale chiuse nel 1996 per l’improvvisa scomparsa del gallerista.⁵

Merita poi di essere annoverato tra gli spazi espositivi contemporanei di maggior rilievo nell’ambito cittadino lo “Studio d’Arte Mosè” via Fiume 18, del gallerista e critico d’arte Vincenzo Baratella, gestito insieme alla moglie Emanuela Prudenziato. Portata avanti con continuità per diversi anni, la galleria fu ispirata dal ricordo del padre Mosè Baratella (1919-2004), artista poliedrico che si occupò di pittura, disegno, grafica, scultura ed esplorò con successo i movimenti del Futurismo, Cubismo e della Metafisica.

Nel 2019, in occasione del centenario della nascita del padre, Vincenzo Baratella ha allestito una retrospettiva del padre artista, presentando una vasta produzione, di nature morte, ritratti, vedute di scorci del Polesine, temi di critica sociale e cronaca, tutte opere caratterizzate da colori intensi e vibranti. Vincenzo ed Emanuela, nella loro galleria, attraverso mostre periodiche, hanno fatto conoscere alla città artisti contemporanei di fama nazionale e internazionale.

Nel panorama estetico rodigino preso in esame, merita una menzione Gianna Mazzetto (1938-2019), che con passione e tenacia seppe dar vita a uno spazio artistico di grande valore per la città. Insegnante di educazione artistica, è stata nel 1966 l’ispiratrice e fondatrice del Circolo Culturale Arti Decorative (tuttora attivo in Piazzetta Annona-ria) di cui fu presidente e animatrice per oltre 20 anni. Sotto la sua guida l’Associazione ha promosso mostre personali e collettive, manifestazioni legate al territorio, corsi di arte applicata, fotografia, laboratori. Gianna ha lasciato un’eredità importante che continua a rappresentare un punto nevralgico dell’attività associativa cittadina.

Una delle ultime gallerie ancora attive a Rovigo è infine rappresentata da “Il Melone” in via Oberdan 31, gestita dall’artista eclettico Gianni Cagnoni, specializzata in arte contemporanea, con esposizioni personali e collettive, con predilezione per la pittura, tecnica mista e lavori su carta e tela.

Nel tempo il gusto del pubblico si sta sempre più trasformando, le dinamiche di mercato influenzano scelte artistiche non sempre coerenti col discorso estetico. I costi di gestione, poi, sono aumentati sensibilmente, mentre il ritorno economico diventa più incerto. L’avvento dell’era digitale, ormai pervasivo negli anni 2000, ha iniziato a ridefinire i canali di promozione e vendita delle opere d’arte.

Le gallerie fisiche non rappresentano più l’unico passaggio obbligato: nuove realtà hanno sottratto la loro centralità, imponendo una concorrenza diversa e talvolta impersonale.⁶

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Rovigo e le sue Gallerie d’Arte
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Federica Panziera. “Rovigo e le sue Gallerie d’Arte”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/rovigo-e-le-sue-gallerie-darte/

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