Davvero prestigiosa la mostra d’arte dal ‘400 al ‘700, allestita a Rovigo, da gennaio a giugno del 2006, con il suggestivo titolo coniato dal curatore Vittorio Sgarbi “Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara”. Una rassegna apprezzatissima, che ha richiamato nel capoluogo del Polesine migliaia di visitatori attratti dai grandi nomi dei pittori di scuola veneta e ferrarese, le cui opere hanno portato nuova luce e splendore nelle sale del quattrocentesco palazzo Roverella restituito alla città dopo un lungo quanto riuscito intervento di restauro.
Ammirazione e sorpresa sono stati invariabilmente gli stati d’animo registrati tra i visitatori. Ammirazione per la qualità delle opere esposte e sorpresa nello scoprire che la maggior parte di esse appartengono da secoli al territorio polesano: approdate al Roverella dalla vicina Accademia dei Concordi, da varie chiese della provincia ubicate in particolare nei paesi lungo la riva sinistra del Po (Bergantino, Ficarolo, Crespino, fino al più discosto Gavello) e dalla città di Lendinara nota per le nobiliari tradizioni, espresse al meglio nell’architettura e nelle dotazioni d’arte di chiese e palazzi.
Rovigo tra Venezia e Ferrara, riferimento non solo geografico dunque, ma di fondamentale valenza culturale, storica ed artistica, come ha ben evidenziato l’evento del Roverella.
Rovigo e il suo Polesine “terra di confine”, area contesa nel corso dei secoli dalle due potenze egemoni degli Estensi e della Serenissima. Realtà politiche antagoniste, attente al potere politico e militare, ma interessate anche, fortunatamente, agli aspetti artistici specie a partire dal Rinascimento. Potenze che tra l’Adige ed il Po hanno lasciato significative memorie tuttora riscontrabili in varie storiche costruzioni. Ed in primis è proprio il palazzo rodigino che ha accolto l’apprezzata mostra a costituire un significativo esempio di tale caratteristica: un nobiliare edificio tipicamente ferrarese, innalzato nel corso del ‘400 dall’architetto Biagio Rossetti per il potente cardinale Bartolomeo Roverella. E, giusto dirimpetto, ecco il veneto palazzo Roncale dell’architetto veronese Michele Sanmicheli. Rovigo artisticamente ambivalente dunque che, nonostante il consolidarsi del potere veneziano, a seguito della famosa guerra del Sale (1482-84), ancora nel secolo successivo continuava a far ricorso ad artisti ferraresi, come significativamente tuttora ben testimoniano le pale d’altare presenti nella chiesa di S. Francesco: importanti opere del Panetti, del Garofolo, del Bastianino, di Girolamo da Carpi e dell’enigmatico autore soprannominato il Maestro dei dodici apostoli. E, cento metri dopo la chiesa di S. Francesco, ecco, singolarissima, la Rotonda, emblematica costruzione palladiana, scrigno dell’arte veneta del ‘600 con grandi tele firmate dal vicentino Maffei, dal padovano Pietro Liberi, dall’estense Zanchi, dal visionario veneziano Pietro della Vecchia e da altri ancora.
Al Roverella, anche a conclusione dell’evento d’arte, rimarranno le opere più prestigiose, a cominciare dall’ammiratissima Madonna con Bambino di Giovanni Bellini, e dal Ritratto di Antonio Riccobono di G. B. Tiepolo. Dipinti di grande impatto visivo ed emotivo, riprodotti in migliaia di depliant quali emblemi della mostra “Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara”. Una rassegna d’arte che ha messo in luce opere di artisti di grande talento vissuti tra il XV ed il XVIII secolo, di cui per ragioni di spazio ci limitiamo qui a citare alcuni nomi significativi: da Quirizio da Murano, che ha aperto cronologicamente la rassegna con stilemi ancora chiaramente legati al gotico, agli autori del Rinascimento quali Palma il Vecchio, Palma il Giovane, Garofolo, Dosso, Tintoretto, Veronese, per passare poi agli artisti dell’epoca barocca quali il Mazzoni, il Bellotti fino ad Settecento con il Piazzetta e i suoi epigoni. Opere in gran parte custodite dall’Accademia e pervenute all’istituzione rodigina per lo più come lascito di famiglie rodigine, prime fra tutte quella dei Casalini e dei Silvestri che annoverarono tra i loro antenati attenti collezionisti.
L’evento d’arte realizzato a palazzo Roverella, oltre a richiamare in Rovigo migliaia di visitatori, ha avuto anche un risvolto forse inatteso: la riscoperta delle particolari radici culturali della provincia più meridionale del Veneto.
La mostra è stata infatti anche l’occasione per riaffermare la identità esclusiva del Polesine, riscoprendo, con orgoglio, la particolarità veneta-ferrarese che contraddistingue il territorio tra l’Adige ed il Po: un prezioso biglietto da visita, un riferimento privilegiato, utile anche per incentivare occasioni di visitazione turistica. Aspetto questo ribadito a più voci lo scorso aprile durante la VIII Settimana della Cultura, che, tra le altre iniziative, ha visto la realizzazione del convegno “Il Polesine tra Venezia e Ferrara, storia e cultura di una terra di confine”. Un’iniziativa a più voci tenutasi presso il Museo dei Grandi Fiumi, durante la quale hanno parlato mons. Claudio Gatti, vicario generale della diocesi di Adria e Rovigo, Alessia Vedova curatrice della Pinacoteca dei Concordi, che ha affrontato il tema “Influenze veneziane e ferraresi nelle collezioni della Pinacoteca dei Concordi”, Ida Fuggetta e Marco Maran che si sono soffermati su “Il patrimonio artistico della Diocesi di Adria e Rovigo”, Raffaele Peretto con la relazione “Andar per chiese, i musei della devozione”, Donatella Girotto che ha affrontato il tema “Itinerari naturali per un turismo culturale”, mentre le conclusioni sono state tratte da Mauro Cova, soprintendente reggente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico delle province di Verona, Vicenza e Rovigo.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Tra Venezia e Ferrara”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/tra-venezia-e-ferrara/