Il nostro paesaggio rurale può sembrare piatto, inesorabilmente uniforme, forse monotono, ma possiede sicuramente il suo fascino. Ciò è evidente seguendo la strada che da Fratta Polesine porta a Pincara. Nell’aperta campagna si scorge una variegata distesa di colture fino all’orizzonte che si unisce al cielo, in una sfumatura azzurra, lattea o grigiastra a seconda dell’ora e delle stagioni.
Superato il sottopassaggio della superstrada giriamo a sinistra e raggiungiamo il Passo del Pizzon: un tuffo all’indietro in un ambiente naturale che si spera non venga deturpato dall’uomo, un mulino costruito ai primi del ’900 (ha funzionato fino a vent’anni fa) e ora abbandonato (ma segnalato come manufatto di archeologia industriale del Polesine), la vicina cascatella, qualche casa, la confluenza dello Scortico e Canalbianco. Esisteva qui il “fosso” ma da qualche decennio ha terminato la sua funzione.
Dopo una breve sosta, proseguiamo verso la località Paolino, dove c’è il ponte. Perché questo nome? Paolo era l’antica moneta toscana con cui si pagava il pedaggio per il servizio di attraversamento del fiume Tartaro (ora Canalbianco), e questo fino alla metà dell’800. Poi è stato costruito il ponte, distrutto due volte durante l’ultima guerra.
Oltrepassato il ponte, a destra, ecco Pincara. Nel 1473 il Duca Ercole I d’Este donava a Guglielmo Pincaro di Parma, suo consigliere, un tratto di terreno a titolo di feudo che prese il nome di Pincara. Nella direzione del territorio subentrò Andrea Dolfin. Il ricordo di questa famiglia rimane nel nome dato ad un gorgo esistente nelle vicinanze: il gorgo Dolfin. La storia di questo paese è un susseguirsi di alluvioni. Nelle vecchie case si trovano ancora incise sui muri le varie altezze raggiunte dall’acqua (una è visibile nella fattoria Possessioncella). Pincara, bagnata dal Canalbianco, è attraversata anche da diversi scoli. Nella località un tempo esisteva pure un lazzaretto dove ora c’è un liquorificio.
A tre chilometri dal centro, in località Roncala, c’è casa Roncali comunemente detta la Roncala. Dell’antico complesso è rimasta la torre, la casa contadina con stalla e fienile e l’oratorio dedicato a S. Francesco d’Assisi. L’abitazione risale al ’500 ma il pregio dell’antichità è stato intaccato da troppe trasformazioni. La famiglia Roncali, oriunda bergamasca, si era stabilita a Rovigo ed era una delle più potenti della città. In quel periodo, costruito il palazzo a Rovigo e proprietaria di campagna, disponeva anche di una villa in Pincara acquistata dagli eredi di Pincaro. Qui una volta si coltivava la canapa, il tabacco, si allevavano bachi da seta e si praticava l’agricoltura. Alla fine dell’800 si intrecciava ancora il giunco e il vimini per fare cesti e stuoie.
E il gorgo Dolfin? Costeggiando lo Scolo Nuovo, scavato alla fine dell’800 dagli scariolanti per prosciugare dalle acque i terreni, ritorniamo sulla strada Pincara-Fiesso e deviamo per Castelguglielmo. La strada è immersa nel verde e le case sono nascoste tra gli alberi e cespugli di fiori. Fra il verde si comincia a vedere un tremolio e un luccichio d’acqua. Siamo al gorgo Dolfin, macero fino alla fine del ’700 e allargato poi dalle alluvioni. È un luogo piacevolissimo. Generalmente c’è poca gente, ed è forte il desiderio di sedersi sulla riva e seguire con lo sguardo l’allontanarsi delle foglie sull’acqua trasportate dalle onde concentriche di un sasso lanciato. Ma l’aroma del caffè arriva dall’altra parte della strada a stuzzicare l’odorato; l’osteria al Gambero invita: un caffè, un cappuccino o una bibita e qualche chiacchiera: si viene a sapere che la strada di fianco porta alla tenuta Giona, il primo centro agrituristico sorto in Polesine, c’è pure la chiavica di Giona, nome dato anche al posto, ci sono dei cavalli… Il Gambero, Giona, il gorgo, i cavalli, gli ingredienti ci sono per inventare favole e storie strane.
Ripartiamo perché sulla strada per Fiesso merita una visita l’oratorio di San Donato di Pedrurio che si erge su un piccolo dosso nella immensa solitaria campagna. Questa chiesetta di S. Donato (ora di proprietà privata) fu costruita fra il XVI e XVII sec. (ci sono all’interno nell’abside, affreschi secenteschi, deturpati da ritocchi fatti nel 1919 e un’acquasantiera infissa nel muro) dopo la distruzione della Pieve di S. Donato di Pedrurio risalente a prima del mille; conserva della primitiva costruzione il lato nord e il campanile. Forse qui esisteva anche un forte, teatro di guerra fra le fazioni dei Salinguerra (Ghibellini) e dei Marchesalli (Guelfi) di Ferrara.
Ciò che attira l’attenzione in questa chiesetta è l’iscrizione incisa sul cippo marmoreo, menzionata da molti studiosi ma scoperta solo ai nostri giorni, in quanto questo cippo funerario, capovolto, servì di sostegno alla mensa di marmo dell’altare. Questo cippo romano anteriore al 2° sec. d.C. prova l’esistenza come affermano studiosi del territorio di una stazione romana sulla via Reale che, sulla riva destra del Canalbianco, congiungeva Adria romana con l’alto Polesine: il testo latino dice: D.M. / C. VIBI FIRMI / VALERIA / DUBITATA / FILIO / PIISSIMO / ET SIBI che significa: Agli Dei Mani / Valeria Dubitata, / (moglie) di Caio Vibio Firmo / (dedica questa stele marmorea) / al figlio piissimo e a se stessa. La Gens Valeria e la Gens Vibia erano comuni nel mondo latino; questa iscrizione indica una sepoltura comune alla madre e al figlio, forse il marito era già morto. Osserviamo ancora che fra ET e SIBI è stata scavata una nicchia asportando il SI di SIBI. Probabilmente, dato il nuovo uso del cippo, nelle cavità si volevano riporre le reliquie del Santo.
Siamo vicini a Fiesso e il centro, con la chiesa parrocchiale di S. Maria, il Palazzo Vendramin-Calergi o Morosini, ora residenza municipale, e Villa Colognesi, merita una visita approfondita. Ne parleremo un’altra volta scoprendo anche altri centri vicini.
Ora è tempo di sostare. Perché non andare in riva al Poazzo dove in un locale tipico, sotto la pergola o all’interno, si possono gustare antichi sapori polesani?
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Come citare questo articolo
Sandra Cignoni. “Un piacevole itinerario nel cuore del Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 2, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-piacevole-itinerario-nel-cuore-del-polesine/