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UN RICORDO

Una leggenda chiamata Maci

Intramontabile il ricordo di Mario Battaglini, “l’alfiere” del Rugby Rovigo

di Renato Dall’Ara

Ventaglio Novanta n. 52 2016 pp. 100–101

“Quando mia madre scodellava la polenta sul tagliere, il fumo non faceva in tempo a toccare il soffitto che la polenta era già sparita”. Così raccontava Mario Battaglini, il popolare Maci, come a voler sottolineare… lo stato di salute suo e dei suoi fratelli, tutti impegnati nello sport.

A Rovigo, Maci è sinonimo di rugby: è stato questo il suo grande amore. La sua città, che tanto amava, gli ha dedicato lo stadio di via Alfieri e un monumento con questa iscrizione: “Rare e straordinarie qualità di atleta, bontà, generosità e ardore, fecero di Mario Battaglini “Maci” del rugby nazionale l’alfiere più degno”.

Stazza notevole e una carica di energia sempre pronta al consumo: un giorno di domenica ha sostenuto un incontro di calcio al mattino, uno di rugby nel pomeriggio e un incontro di boxe (vinto) alla sera.

Sollecitato da amici e dallo stesso Strozzi, maestro della nobile arte, che ne voleva fare un peso massimo, ha tradito qualche volta il suo rugby, dimostrando che anche tra le dodici corde sarebbe stato un grande protagonista. Memorabili due suoi incontri.

Ricordiamo innanzitutto quello disputato nel 1941, prima di partire per il fronte del Don, al Cinema Estivo del parco Camerini di via Celio, dove distrugge la potenza del veneziano Orlandini e vince per getto della spugna alla terza ripresa.

I primi due round furono quasi drammatici per Maci. Ci si era messa anche la mannaia di un fascio littorio, posto nell’angolo del quadrato, che gli aveva procurato un taglio in testa, dal quale non smetteva di uscire sangue. Poi un provvidenziale acquazzone rianima Maci che sovverte l’andamento dell’incontro. L’avversario non regge più, volano la spugna e forse anche due denti trovati, si disse, dagli operai sotto il ring al momento di smontarlo. Una prova di carattere, di orgoglio e di grande spirito combattivo.

Poi un altro incontro, l’ultimo, al Cinema Garibaldi nell’estate del 1946. Con una breve preparazione di un paio di settimane, supera ai punti il campione d’Italia del momento dei pesi massimi dilettanti e nazionale Uber Bacilieri. Era stata una sfida con se stesso e con chi non credeva che un rugbista potesse avere ragione di un campione di pugilato quale era Bacilieri.

La Francia della palla ovale intanto aveva messo gli occhi su di lui. Eccolo ingaggiato dal Vienne e dal Toulone, due campionati alla grande, un continuo trionfo per le sue invenzioni al centro del pack di mischia e soprattutto per i micidiali calci di lunga gittata al centro dei pali. Infiamma i francesi e diventa le roi des batteurs.

Vittorioso in campo, ma sconfitto dalla nostalgia, lascia la Francia, rinuncia al vantaggioso e invidiatissimo contratto, e torna a Rovigo. Alla sua città regalerà tre scudetti consecutivi. La nazionale sudafricana conoscerà a Rovigo l’unica sconfitta della sua tournée in Italia. Vincente la strategia e l’impeto trascinante di Maci Battaglini. Sarà allenatore anche di Treviso e Fiamme Oro Padova.

Ci lascerà un giorno d’inverno, il primo giorno del 1971, a poco più di 50 anni. Fatale una caduta accidentale dalla bicicletta (si disse che una donna avesse imprudentemente attraversato la strada), mentre in pigiama e cappotto, febbricitante, stava andando in farmacia. I vestiti per lui non erano mai stati un problema, come non era un problema mettere l’occorrente per l’allenamento nella sporta di sua madre, sporta che diventò il titolo di un torneo dedicato alla sua memoria.

La città tutta lo pianse profondamente ed ancora oggi lo ricorda con immutato affetto e perenne gratitudine.

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Come citare questo articolo

Renato Dall’Ara. “Una leggenda chiamata Maci”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-leggenda-chiamata-maci/

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