Nonostante rappresenti una novità per molti rodigini, il Palio di Rovigo, rievocato da qualche anno, ha una origine molto antica: risale infatti al periodo medievale. Allora era tradizione per molte città padane unire ad una celebrazione religiosa o civile un momento di festa per l'intera città. A Rovigo il palio si svolgeva l'8 settembre giorno dedicato alla natività di Maria.
Le prime notizie storiche sul Palio di Rovigo portate alla luce da una ricerca del dott. Adriano Mazzetti, direttore dell'Accademia dei Concordi, si hanno dalle note dell'amministratore degli Estensi residente in città (nel non più riconoscibile palazzo marchionale) risalenti al 1381, dove vengono annotate le spese relative all'ospitalità date ai vari partecipanti al palio e al loro seguito.
Tali partecipanti erano non solo persone della corte Estense o cittadini Ferraresi (a cui probabilmente è dovuta la diffusione del palio a Rovigo) ma anche signori di altre città come Padova e Mantova, in quanto anche esponenti delle grandi signorie padane quali i Carraresi e i Gonzaga avvertivano il richiamo delle manifestazioni rodigine.
In molte occasioni i cavalieri giungevano con qualche giorno di anticipo per studiare il percorso o per allenare i cavalli i quali erano tenuti ben custoditi e sorvegliati per timore che venissero derubati o avvelenati.
Alla vigilia del palio i cavalli, precedentemente strigliati e lucidati, venivano fatti sfilare con le insegne del signore che rappresentavano. Dopo tale cerimonia venivano riportati nelle stalle e qui veniva loro somministrata una zuppa speciale a base di vino per stimolare le energie degli animali.
Il palio consisteva probabilmente in due corse distinte tra cavalli da corsa, chiamati "corsieri", e cavalli con fantino.
Non ci sono pervenuti documenti che indichino come si svolgesse il palio e neppure per quanto tempo sia continuato.
È possibile che con il passaggio del Polesine dalla dominazione Estense alla dominazione Veneziana (1483) il palio abbia perso di importanza. Ma la passione per i cavalli continua ugualmente anche senza la presenza di gare ufficiali. Infatti la fiera, che si svolgeva annualmente, costituiva un ottimo mercato che richiamava proprietari e allevatori di città venete ed emiliane, attratti dalla eccellente qualità dei cavalli palesani. Inoltre esisteva a Rovigo l'Accademia detta “dei cavalieri”, fondata nel 1594, che decideva di assumere un “cavallerizzo” cioè un insegnante di equitazione per i componenti stessi dell'Accademia.
Esistono invece numerosi documenti del XVII secolo (relazioni, manifesti) in cui si parla del palio. Il più interessante risale al 1671 e parla di una gara singolare svolta in occasione del carnevale a cui partecipano quattro nobili abbinati ai continenti allora conosciuti: Europa, Asia, Africa, America.
Le corse continuano anche nel XVIII secolo. In particolare in un manifesto del 1780 si legge che i cavalli di scuderie rodigine, ferraresi e veronesi sono abbinati alle famiglie storiche locali. Il percorso di tali gare era il seguente: la partenza, cosiddetta “mossa”, avveniva davanti al palazzo del podestà (il rappresentante veneziano mandato a Rovigo), continuava per le attuali vie X luglio e vicolo Viviani, fino allo spazio occupato ora dalla Caserma Silvestri, rientrava per porta S. Francesco, percorrendo l’odierna via Silvestri, ritornando nuovamente presso il palazzo pretorio.
Molte gare si svolgevano in occasioni particolari: l’arrivo del doge, la nascita di un figlio di qualche cittadino altolocato, un matrimonio tra casate storiche o nel periodo di fiera e di carnevale.
È quindi evidente che la recente moda dell’equitazione altro non è che il ritorno di una vecchia passione, e per Rovigo la riedizione del Palio va nel senso di rivitalizzate tradizioni del passato mai dimenticate.
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Come citare questo articolo
Cinzia Malin. “Il Palio di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-palio-di-rovigo/