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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Rotonda: gioco di luci ed ombre

Il magico effetto chiaroscurale si rincorre nelle grandi tele del ciclo pittorico dedicato alla vita di Maria

di Enrico Forti

Ventaglio Novanta n. 6 1992 pp. 7–11

Conosciuta come “La Rotonda” di Rovigo, per la circolarità della sua pianta costituita da un ottagono regolare, la chiesa della Beata Vergine del Soccorso fu progettata alla fine del ’500 dall’architetto bassanese Francesco Zamberlan, già allievo e collaboratore di Andrea Palladio.

La costruzione, iniziata nell’ottobre del 1594, fu completata definitivamente nel 1606, dopo il rifacimento della copertura, dato che si dovette procedere alacremente alla sostituzione della cupola (che iniziò appena eretta a manifestare problemi statici) con un tetto molto meno impegnativo.

Il tempio, che nella stagione invernale sbuca improvviso nella nebbia e nel grigiore della città, con la sua maestosa ed armonica forma, con il biancore del suo colonnato, origina un immediato e favoloso impatto di tipo chiaroscurale. Il contrastante effetto è ripreso all’interno, ma qui forse assume una connotazione più simbolica e sembra ci proponga il passaggio dal mondo corporeo e terreno al mondo spirituale e mistico della divinità: l’ombra è in basso, tra gli assorti fedeli, mentre la luce divina risplende in corrispondenza degli alti e grandi finestroni.

Le otto pareti dello spazio umbratile ed oscuro sembrano però accendersi in più punti, come stelle nella notte, grazie alle grandi tele ad olio che le rivestono. Il magico effetto chiaroscurale riappare fissato nelle tele di pittori importanti come Maffei, Liberi, Vecchia e Zanchi, le cui opere costituiscono i tre cicli pittorici della Rotonda: quello politico-celebrativo che glorifica i podestà rodigini, e quelli sacri dedicati ai miracoli della Vergine del Soccorso e alla vita di Maria.

La luce e l’ombra delle tele che compongono quest’ultimo ciclo colpiscono la visione dell’osservatore, agevolato dalla collocazione delle opere, poste nella più bassa delle tre fasce pittoriche sovrapposte, a fianco dei tre ingressi e ai lati del maestoso altare ligneo dorato.

Nell’Adorazione dei Pastori ad esempio il contrasto e l’alternanza bagliore-oscurità risultano forti e marcati. Gesù è infatti rappresentato luminoso, come lux mundi, mentre le altre figure genoflesse e devotamente atteggiate, fra cui spicca quella centrale della Madonna, sono inserite in un ambiente notturno e parzialmente irradiate dalla luce emanata dal Bambino.

L’autore di questa natività è ignoto, come ignota è la mano che dipinse la Fuga in Egitto, tela però che il critico Vittorio Sgarbi avvicina, per il richiamo al motivo classico della colonna scanalata e per la forma ampia chiaroscurata, alla produzione dell’artista veneziano Pietro Negri, uno dei cosidetti “tenebrosi”.

Anche in questo caso il contrasto luce-ombra viene accentuato: alla chiarìa del cielo al tramonto, al bagliore dei putti, al fulgore e al pallore di Maria e del Bambino, alla vivacità del panneggio di Giuseppe, vengono contrapposte figure in ombra, nascoste, dai colori cupi, come l’angelo rappresentato di spalle, l’asinello trainato dai putti, la colonna scanalata, la vegetazione.

L’aspetto chiaroscurale viene ricreato, in maniera del tutto particolare, nell’Annunciazione. Nell’opera, costituita da due pannelli disposti ai lati dell’altare, la luce viene proiettata dall’anonimo pittore in diagonale sulle figure emergenti da una zona d’ombra. Nello scomparto di sinistra sono raffigurati luminosi l’arcangelo e una serie di putti alati che lo circondano; nell’altra tela raggianti sono la Vergine inginocchiata sul pavimento a riquadri bianchi e neri, i putti e la colomba (lo Spirito Santo) che volano in un cielo dai nuvoloni scuri e minacciosi.

Nella Visitazione di Giovanni Brunelli la luce è concentrata sul volto di Maria, figura centrale del quadro insieme alla cugina Elisabetta, che appare invece più scura, meno luminosa. Di un chiarore smorzato, meno candido, sono anche il turbante della figura sulla sinistra che, di spalle, in primo piano, parla con un uomo dal cappello rosso, le colonne di un tempio dorico ottastilo e le colombe poggianti sull’abaco di un capitello in ombra. Al chiarore di questi elementi vengono opposti colori dai toni cupi e, in particolare nei panneggi, sono utilizzate tinte come il rosso scuro, il giallo scuro, il verde-bruno e il nero.

Il quadro è l’unico dell’intero ciclo con datazione e committenza certe: nell’epigrafe scritta in basso su un gradino si legge “fato far da mercanti al 1650” e più sotto si trova la firma dell’autore “Gioane Brunel Fecif”.

Dubbi di attribuzione esistono invece per l’Assunzione di Maria anche se Francesco Bartoli, in “Le pitture, sculture e architetture della città di Rovigo” (opera pubblicata a Venezia nel 1793), afferma che la tela fu “dipinta per sua dilettazione dal marchese Ludovico Manfredini nobile di Rovigo, che viveva nel 1677”. Comunque sia, risultano interessanti nell’opera sia la figura della Vergine dal volto pallido e delicato, che l’alternanza di luce, mentre alcuni angeli sembrano, come scrive anche il Bartoli, “con troppo sforzo rannicchiati”.

Completano il ciclo della Rotonda due opere del maestro vicentino Francesco Maffei, L’Incoronazione e la Presentazione al Tempio, espressioni di una pittura spettacolare ed estrosa che sembra ricreare lo spirito visionario del Tintoretto ed esaltare i toni locali alla maniera del Veronese.

Nella Presentazione di Maria, contrasti di luce ed ombra animano la scena e, con la disposizione spaziale a spirale delle figure, accentuano l’importanza della Vergine inginocchiata davanti al Sacerdote. Altri elementi procurano forti emozioni: lo spirito visionario creato dal “non finito” dei volti, la grazia e il candore della Vergine contrastate dalla severità del sacerdote e dei suoi seguaci, la partecipazione devota dei genitori di Maria, l’attenzione delle figure popolari in primo piano unita alla distrazione del solo cagnolino.

Anche nell’Incoronazione della Vergine, il Maffei imposta una cornice scenografica con andamento a spirale formata dai numerosi angeli, piccoli e fittissimi, e dalle figure enormi di San Giuseppe e Giovanni Battista, che presentano volti abbozzati e grotteschi. All’interno del “vortice” si svolge, in un’atmosfera piena di luce, l’incoronazione con il Padre Eterno e il Figlio Redentore che sorreggono la corona.

Anche in questa tela Maffei si rivela straordinario maestro, di notevole intelligenza e fantasia, che sa congiungere magnificamente gli opposti. Oggi è pittore quasi dimenticato, rimangono ad esaltarne lo stile alcuni versi di un suo contemporaneo, Mario Boschini, contenuti nel celebre poema “La Carta del Navegar Pitoresco”, pubblicato a Venezia nel 1660:

“Pitor no da pigmei ma da ziganti mistro che in quatro sole penelae fa che ogni tegna le cegie inarcae manieron che stupir fa tutti quanti”

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Come citare questo articolo

Enrico Forti. “La Rotonda: gioco di luci ed ombre”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-rotonda-gioco-di-luci-ed-ombre/

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