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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Tra Grillara e San Basilio

La colpevole distruzione degli antichi cordoni dunosi ha lasciato solo piccoli lembi intatti, dove ancora sopravvivono specie vegetali di notevole interesse.

di Gianni Benetti

Ventaglio Novanta n. 6 1992 pp. 16–21

Non so quante comitive di turisti o gruppi di naturalisti in visita al Delta siano stati accompagnati nella scorsa estate fra le piatte distese assolate che oggi spaziano fra Grillara e San Basilio.

Credo assai pochi, perché anche la guida più abile avrebbe qualche difficoltà ad esaltare questi paesaggi.

La nota polemica è d’obbligo di fronte alla desolazione che ora regna sui luoghi dove sorgevano gli antichi cordoni dunosi, testimonianze fossili dell’evoluzione del Delta, distrutte negli ultimi decenni dalle dissennate escavazioni di sabbia.

A nulla è servito il vincolo paesaggistico imposto sulle dune sin dal 1975: con il beneplacito della Regione Veneto esse sono state ugualmente livellate e oggi una tutela solo formale continua a valere sulle aree che hanno perduto quasi ogni valenza ambientale.

Al di fuori del vincolo paesaggistico il criterio della produttività e del massimo profitto è apparso ancor più legittimo e necessario.

Così l’Amministrazione locale ha rilasciato pareri favorevoli “allo scopo di consentire la bonifica fondiaria di una zona, al momento, inutilizzabile ai fini agricoli” (Consiglio Comunale di Ariano Polesine del 13.3.1982 su Cava “Romea”); e la Regione Veneto, a sua volta, ratificando tali miopi impostazioni, non ha indugiato ad autorizzare opere che andavano a sconvolgere l’ambiente, la natura e la storia di luoghi irripetibili.

Secondo la ricostruzione di Clabatti (1967) i cordoni dunosi (II e III) che interessano Grillara e San Basilio risalgono rispettivamente al periodo pre-etrusco ed etrusco.

A quel tempo erano attivi il Canal Bianco, forse il ramo più settentrionale del Po, e il Po di Ariano, che era quello di maggiore portata.

All’inizio dell’insediamento etrusco i cordoni II e III costituivano la fascia costiera di allora e probabilmente separavano dal mare aperto estese aree lagunari più o meno discontinue (septem maria).

Il paesaggio non doveva essere molto diverso da quello ancor oggi visibile attorno agli scanni: isole sabbiose colonizzate dapprima da una vegetazione erbacea pioniera e, nel corso di lunghi periodi, anche da formazioni arbustive ed arboree moderatamente termofile.

Tutto attorno dominavano le piene dei fiumi e i flussi delle maree, ma sopra alle dune potevano crescere boschetti di leccio e farnia, intercalati da frassini e salici nelle situazioni umide d’acqua dolce.

I secoli seguenti vedevano l’impaludamento naturale delle lagune, l’espansione del bosco caducifoglio di pianura, quindi il suo graduale abbattimento per ottenere campi agricoli.

Le antiche dune, ormai molto arretrate dalla linea di costa, hanno mantenuto quasi inalterato il proprio carattere di “isole di vegetazione litoranea” fino a tempi abbastanza recenti, quando cave e lucrosi profitti, autorizzati e non, hanno dato inizio ad un’erosione inarrestabile.

Sparuti cumuli di sabbia per la verità sopravvivono ancora, ma non per l’intervento solerte di qualche Amministrazione pubblica, quanto per l’ostacolo che un traliccio, una casa colonica o addirittura una chiesa situati in cima alla duna costituiscono alla loro rimozione.

Alla base del relitto solitamente è ben visibile lo scasso verticale inferto dalla ruspa; tutt’attorno stentate piantagioni di mais, di soja o regolari piantate di pioppi ignorano e insultano la storia del nostro passato.

***

L’amore per questa terra sfruttata e misconosciuta non ci tratterrà tuttavia da una ricerca paziente e minuziosa in grado di ritrovare ancora frammenti originari di natura.

Fra San Basilio e Rivà di Ariano Polesine, privato e inacessibile, sopravvive miracolosamente il più esteso relitto del III cordone.

La rada pineta da pinoli fu decimata dai rigori invernali del 1985, e ora pioppi, olmi e biancospini spontanei sono gli elementi principali di un bosco che, in verità, ha perso gran parte la sua componente termofila.

Il nostro interesse si sposta allora sui prati che ricoprono le schiarite, perché sono proprio queste le comunità vegetali ereditate dai secoli.

Il suolo è decisamente arido e le specie vegetali debbono adottare accorgimenti diversi ma comunque destinati ad assicurare lo svolgimento del proprio ciclo vegetativo.

La Poa bulbosa, che è l’elemento dominante del prato, anticipa la fioritura fin dall’aprile; sul far dell’estate è ormai secca e determina il caratteristico paesaggio steppico delle dune.

Cuscini di Teucrium chamaedrys e di T. polium fioriscono invece nei mesi più caldi, ma mentre il primo preferisce il margine del bosco, l’altro si protegge dal sole con una fitta lanugine bianca.

L’Helianthemum nummularium e la Fumana procumbens, hanno foglioline strette e revolute ma sbocciano luminose come piccoli ranuncoli.

L’asparago selvatico (Asparagus acutifolius) e il pungitopo (Ruscus aculeatus), rappresentanti di una flora mediterranea un tempo certo più diffusa, per ridurre la traspirazione, hanno addirittura eliminato le foglie.

Il bosco di San Basilio offre però emozioni anche maggiori.

A primavera, le radure e le “garighe” nascondono orchidee spettacolari, come Orchis morio, O. simia e Ophrys sphecodes subsp. sphecodes, quasi del tutto scomparse dal restante territorio.

Quest’ultima, che fortunatamente riesce a mimetizzarsi fra l’erba, trova particolarmente qui la sua più importante stazione in Polesine.

L’Alyssum alyssoides, piccola modesta crucifera dalle foglioline grige e minute, ormai assente in tutto il rimanente territorio polesano, è stata recentemente rinvenuta su questi prati inariditi.

La Centaurea aspera, dai bei capolini color ciclamino, era nota solo per le coste che vanno dalla Liguria al Lazio. Il suo ritrovamento sulle dune, sulle scarpate attorno a San Basilio e sui resti dunosi di Rivà, ha permesso di segnalarla come specie nuova per il Veneto (Benetti, 1990).

La presenza in questi luoghi di entità botaniche tanto peculiari non è peraltro casuale, ma dipende strettamente dall’esistenza di questi pochi lembi di prato arido sinora sottratti alle ruspe, ai rifiuti, al transito di mezzi motorizzati e che, esternamente al Delta, le pratiche agrarie hanno invece del tutto eliminato. Benché sia ambiente di diversa origine e caratteristiche, la Rotta di Martino che si apre all’estremo sud del cordone relitto di San Basilio, ci ricorda lo stretto contatto anticamente esistente fra l’acqua e le terre emerse.

Aggredito da ogni lato dalle cave, è oggi una rara testimonianza di ambiente umido d’acqua dolce esistente nella parte veneta del Delta padano.

Stimolati da tante consolanti scoperte, la nostra ricerca di natura prova a spingersi sui cigli delle strade che uniscono Grillara, San Basilio e Rivà, raggiungendo altri frammenti di duna scampati al massacro.

Il degrado è presto leggibile dalla minore ricchezza di specie tipiche. A San Basilio però compaiono la quercia (Quercus robur) e la fusaggine (Euonimus europaeus) sopra un frammento del II cordone, testimonianze isolate dell’originaria foresta di pianura.

Dovunque d’estate fiorisce la Scabiosa argentea, la stessa che troviamo sulle dune arretrate delle spiagge attuali.

E qua e là, da Grillara a Rivà, anche sui terreni spianati ricompare gialla e luminosa Ononis natrix subsp. ramosissima, una leguminosa peculiare delle stazioni aride presso le coste.

Questi suoli sabbiosi certo non sono diversi per origine e composizione da quelli di Rosolina e Donada, tuttavia solo qui, negli incolti e sui cigli della vecchia strada Romea e delle vie che collegano le piccole borgate, cresce l’ispida Anchusa officinalis dalle vistose fioriture viola e porpora. E infine, il poco diffuso Muscari atlanticum, fa timidamente capolino ad aprile lungo le scarpate più aride.

Mentre lasciamo questo angolo di Delta inatteso, l’animo si è fatto più sereno; c’è ancora molto da conoscere e da salvare.

Ma, sulla strada del ritorno, lo sguardo coglie un nuovo pioppeto sui terreni di duna che scendono da Palazzo Nichetti.

Intanto un polveroso camion carico di sabbia ci sorpassa e rompe il silenzio.

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Come citare questo articolo

Gianni Benetti. “Tra Grillara e San Basilio”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/tra-grillara-e-san-basilio/

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