Del Polesine poco si parla, e, se si parla, spesso è come di un figlio illegittimo che non riesce a farsi riconoscere.
Al contrario, questa terra ha bisogno di essere conosciuta ed amata: è un vento antico che spira dal mare, è una zattera che, superate le storiche rotte del Po, naviga alla ricerca di un futuro.
Il Delta innanzitutto: il suo fascino ti entra nel sangue con l’esile demarcazione tra la terra e il mare, la pace di un tramonto sulle acque del grande fiume, rotta solamente da un volo di gabbiani. Temi paesaggistici da diffondere e promuovere.
Ma nel Delta, oltre ad un itinerario naturalistico, è possibile individuare anche aspetti architettonici di rilievo, dovuti agli importanti ed illustri legami storici che la terra polesana ebbe con la Serenissima.
Bellissime le ville che i nobili veneziani si fecero costruire nel corso del ’700: lussuose residenze estive, adibite a “casini di caccia”, arredate con mobili d’epoca.
Iniziamo il nostro itinerario da Villa Zeno, ora Casalicchi ed Avanzo, a Ca’ Zen nel Comune di Taglio di Po, vera oasi agreste a ridosso dell’argine destro del Po di Venezia.
Il grande edificio risale al secondo settecento: sebbene il prospetto a mezzogiorno sia stato modificato in modo inopportuno, il fronte nord rimane sostanzialmente intatto e rivela un’architettura nobile, concepita da un artista ricco di sensibilità per l’ambiente circostante.
Nel giardino si possono ammirare statue del Bonazza, noto scultore vicentino che ha legato il suo nome alle più famose Ville Palladiane.
Fu proprietà di Teresa Guiccioli, figlia dei Conti Gamba-Ghiselli, sposa del Conte Alessandro Guiccioli, divenuta l’amante di Lord Byron: la nobildonna soleva incontrarsi con il poeta nella Villa, lontana dai pettegolezzi e dalla noia della vita salottiera.
Qui il poeta, si dice, scrisse per lei una poesia “Tramonto sul Po”, dove immaginava la donna passeggiare sulle rive del fiume, avvolta dalla nebbia e dalla solitudine in cui l’aveva lasciata.
Nel comune di Contarina, sulla riva sinistra del Po Grande, più o meno all’altezza di Ca’ Zen, troviamo Villa Contarini, meglio conosciuta come “Villa Carrer”, da anni rinomato hotel e raffinato ristorante. Il complesso, composto da un corpo centrale fiancheggiato da due barchesse, si presenta oggi maestoso, nella rivisitazione neoclassica operata e conclusa nel 1817.
L’edificio risale al XVII sec. e sembra identificarsi con un casino di caccia, o Cason di Valle, che la nobile famiglia dei Veneziani Contarini aveva fatto costruire in vicinanza delle paludi che a quel tempo coprivano gran parte del territorio bassopolesano.
La villa, passata in dote ad una Contarini andata sposa ad un Carrer, all’inizio del secolo ha assunto la denominazione attuale.
Secondo uno schema cinquecentesco riesumato nel secondo ’700, l’edificio presenta un robusto colonnato dorico, al piano terreno, sul quale poggia un piano mobile con loggia ionica centrale.
Due porticati, disposti in modo simmetrico ai lati, completano armonicamente il complesso.
Raggiungiamo quindi la prestigiosa Isola di Albarella, nel comune di Rosolina, ove si trova Ca’ Tiepolo. Il complesso veneziano, con le precedenti ville bassopolesane, ha in comune l’origine: casino di caccia destinato al passatempo dei signori veneziani.
L’edificio ha assunto l’aspetto attuale nella seconda metà del ’700 (la data di compimento 1772 è segnata sulla chiave di volta della piastra centrale) quando venne ingrandito ed adattato a diventare una residenza estiva, non priva di eleganza e raffinatezza.
Di seguito, a causa della depressione del terreno e di frequenti alluvioni, cadde progressivamente in abbandono. Nel 1972 grazie ad un radicale ed accurato restauro, la villa è tornata nel suo originale splendore ed è ora sede dell’esclusivo Club Albarella.
Dal punto di vista architettonico è interessante il prospetto principale, caratterizzato da ampio fastigio con frontone curvilineo e timpano liscio. Gli interni, arredati con altrettanto buon gusto, evidenziano l’origine nobile del complesso; particolarmente notevole è il piano superiore dove la grande sala centrale si apre a loggia, sui lati più lunghi, verso i sottotetti laterali.
Conoscere il Delta significa dunque soffermarsi anche su questi particolari architettonici, che rivelano l’indissolubile rapporto della storia del Polesine con quella della Repubblica di Venezia. E le ville del Delta vanno gustate nel loro ambiente, per scoprire che il Polesine ha il fascino di un viso di donna velata. La devi guardare sotto l’apparenza di un cielo grigio di nebbia, ne devi scoprire i colori, quelli di un giorno di sole, quelli di un mare sferzato dal vento, quelli delle distese dei campi, dove l’intreccio continuo dei canali crea i più suggestivi giochi di luce.
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Come citare questo articolo
Patrizia Ghio. “Le ville del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-ville-del-delta/