Canaro, piccolo paese a 20 Km. da Rovigo sulla statale per Ferrara, si è fatto grande fino ad essere proclamato “Capitale della poesia cosmica” dal prof. Ugo Stefanutti, medico, poeta, pittore, scrittore veneziano, e ciò grazie alla straordinaria personalità di uno dei suoi figli, Arrigo Vanzelli, maestro di scuola elementare, ora purtroppo scomparso, elevata espressione dell’anima polesana ed instancabile testimone di forza appassionata e trascinatrice “a siderei voli”.
Sostenuto e coadiuvato incessantemente da Claudio Garbellini, pure canarese, storico e collaboratore de “Il Gazzettino”, il Mᵒ Vanzelli aveva vagheggiato, fino al suo compimento, l’idea originale che in tempi moderni, aperti ai voli cosmici e alla ricerca scientifica e avveniristica, si dovesse esprimere pensieri, sensazioni ed emozioni mediante l’espressione più alta del comunicare, che è la poesia.
Ecco la nascita del Premio nazionale di Poesia “Cosmo d’oro” che, dal 1984 ad oggi, superati anche i confini nazionali, nel corso di otto edizioni ha visto la partecipazione di migliaia di concorrenti.
Non è facile esprimere l’essenza di tale contenuto poetico per la tentazione di eccessivo distacco dalla realtà vissuta, dimenticando la vera condizione umana.
Ma molti poeti di arte cosmica ci sono riusciti innalzando sentimenti, pensieri a riflessioni sui misteri dell’Universo, perché è vera poesia cosmica solo quando si ha sintesi tra natura e cosmo, tra Cosmo ed Anima. Le poesie, per stile sempre rinnovato, per musicalità e lirismo, muovono a profonde emozioni e spiegano le ali alla fantasia ed a sogni perenni.
Poesia
Il concorso “Cosmo d’oro”, che onorevolmente si inserisce nel panorama letterario e artistico nazionale, ha fin dall’inizio goduto di prestigio grazie alla commissione giudicatrice altamente qualificata formata, oltre che dal Mᵒ Vanzelli e Claudio Garbellini, segretario, (ora il solo organizzatore dell’appassionante iniziativa dopo la scomparsa dell’illustre Maestro), dal prof. Ugo Stefanutti, presidente degli scrittori veneti e presidente della giuria, dal prof. Casimiro Penzo, promotore del gruppo “Autori Polesani” e presidente della Associazione “Dante Alighieri” di Rovigo, dal prof. Giovanni De Pascalis, famoso latinista, dal prof. Ercole Chiari, preside dell’Istituto Magistrale “C. Roccati” di Rovigo, dal prof. Sergio Garbato, critico e giornalista. Per la loro encomiabile opera, meritano inoltre menzione il gruppo della Biblioteca Comunale di Canaro e la compagnia teatrale canarese “Le briciole d’arte”.
Il Premio “Cosmo d’oro” si suddivide in varie sezioni: Tre Premi “Cosmo d’oro”, un Premio “Dante Alighieri”, un Premio “Arrigo Vanzelli”, un Premio dei Lettori (una commissione di giovani canaresi). Seguono le poesie segnalate e quelle meritevoli di lettura. Gli Enti patrocinatori sono l’Amministrazione Comunale di Canaro, l’Amministrazione Provinciale di Rovigo, la Galleria d’Arte “Alexandra” di Rovigo, la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Da otto anni la prima domenica di Ottobre è grande festa culturale a Canaro, dove convengono i poeti partecipanti da ogni regione d’Italia per assistere alla cerimonia di premiazione presso il ristorante “Da Tonino”. È piacevole tradizione che, ai saluti e auguri del sindaco di Canaro, e agli interventi della giuria, segua la lettura delle liriche premiate, a cura degli “Amici del Teatro” di Codigoro diretti da Angelo Callegarini.
Data l’enorme quantità di poesie in gran parte meritevoli di essere presentate, come i pregevoli componimenti di nostri poeti polesani (tra cui Angioletta Masiero, Gino Cappello, Gianni Sparapan, per citarne alcuni), ci limitiamo nelle pagine seguenti a pubblicare le liriche vincitrici del premio “Cosmo d’oro” di ogni edizione fino qui avvenuta.
HOMO SAPIENS
Epitaffio
Voi spiriti curiosi, qui venuti da un altro mondo, certo vi chiedete chi io sia stato e perché dal grembo del pianeta nato alla luce e poi spento – quale senso questa scomparsa nel grande ordine rivesta.
Non so: ma perché sia più fitto il vostro buio pensate che io qui in terra fui vivo – proprio io, nato a morire, nato a scomparire – e che io (benché confusamente e a tratti e tranne quel motivo che voi anche tuttora stupefatti cercate), io capivo – capivo…
Carlo Gazzelli (Genova) (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1984)
CONTINUITÀ
Furori di una massa incandescente, materia in fusione, metalli sublimati, Terra molle e fluida al suo principio e tuttavia senza acqua.
Mondo opaco, carico di vapori solforosi, grigio e talvolta infuocato dallo splendore della fornace.
Luce! infine, al declino della tempesta, quando l’atmosfera purificata lasciò filtrare i suoi raggi …
II
Oggi, conosco, in più, la sabbia, la pietra e i cristalli, gli angoli e le forme solide…
Ma da quale parte proviene questo istinto che, continuamente, mi sospinge a combattere la gravità con il movimento? Questa aspirazione ancestrale a sollevarmi nello spazio non è forse nostalgia dell’informe e dell’imponderabile? Questa voluttà a volteggiare nell’acqua, duttilità e morbidezza, del fluire primordiale, non è reminescenza di una condizione antica e paradisiaca?
III
Lunga è la mia memoria: essa sa quanto non avrebbe mai potuto rivelarmi un’esistenza unica ed effimera.
Questi primi elementi, a lungo ribelli all’attrazione terrestre, formano oggi il mio essere e costituiscono la natura tutta intera. Giacché una forza, di volta in volta, li disperde e li riunisce.
Così, grazie a questa continuità, essendo me stessa e ogni cosa, ogni essere e ogni stato, io mi arricchisco ad ogni nascita, ad ogni disintegrazione mi rigenero…
IV
Sostanza e forza originali! Come in un sogno affiorano alla mia coscienza i miei stati passati e ricordo ciò che credo di scoprire e apprendere allorché raccolgo le orme – di tempo, di spazio – che, ogni volta, mi hanno fatto trasformare ed evolvere. Sapere intimo, conoscenza… Questa è la missione degli elementi che costituiscono il pianeta in ebollizione e formano oggi il nostro mondo tiepido e nostalgico.
V
Sento ancora i primi echi del lungo dramma cosmico ed i riflessi di una luce iniziale rischiarano la mia anima.
Vita che oscilla tra l’esistenza e la morte… Universo incompleto se è amputato del mio essere infimo.
Anne-Laure Cartier (Parigi) (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1986)
COSMOS
Sillabare di nebbie e incrostazioni di eventi nel mistero d’insolvibili spazi a ricomporre semi millenari tra impronte di passato. La Storia si riavvolge nella spelonca rugiadosa delle stelle, e nell’universo si distribuisce il ricordo di antichi presagi. Crepuscoli e assonanze s’espandono in realtà più vaste e dal cielo si dipartono messaggi d’aria a musicare la melodia delle stagioni. Lento fila il tempo richiami d’altre vite, tremori d’albe e distanze azzurre su tele di madrepore, mentre illusioni e asprezze continuano a cadere in sfere di cristallo. Mulinelli di coralli trattengono silenzi remoti e ombre di sogni tornano a confondersi nel pullulare di costellazioni mutevoli tra voragini d’infiniti echi. Confida la pietra i segreti dei cieli, delle ere nell’irraggiungibile solitudine e insieme agli astri rotea la radice oscura d’ogni origine. E ricomincia ogni volta la luce.
Angioletta Masiero (Rovigo) (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1987 ex equo)
DISPERAZIONE COSMICA
Un tempo sconosciuto aveva fiorito astri e galassie che affondavano tentacoli d’anni luce negli oceani incolori del nulla. Fiumi stellari straripavano e la cosmica febbre contagiava la terra L’uomo, ultimo neonato, alzò gli occhi alle stelle e fu solo sul mare primordiale dell’angoscia. Allora cercò le sue radici nelle solitarie cupe svolte dell’Es. E fu solo, sospeso fra due abissi Precipitando nella lunga vertigine dei secoli… Disperato… disperato. Disperato, s’aggrappò alla mano sinistra di Dio.
Dario Bentivoglio (Verona) (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1987, ex equo)
ULISSIDI DELLO SPAZIO
E nel silenzio udire cosmogonie di stelle rifondere il mito e l’oro.
E nel silenzio – Talismano di Dio – andare circumnavigando il Cosmo,
Ulissidi dello Spazio.
Toccare i confini del Tempo, dell’Ignoto tetragoni Uomini rimanendo.
Inoltrarsi nell’occhio di Polifemo Vedere, sapere! Essere Nessuno e fuggire il buco nero e le piogge di meteore E le maghe dell’amore, esasperate visioni in tensioni d’Eroe.
Impadronirsi del cantico delle Pleiadi, superare scille e cariddi di stelle, resistere a effetti smembranti di marea legati al palo del volere.
Tornare a Penelopi ore,
avendo conquistato spazi eletti, conquistato lo spirito libero, violato cosmi interiori lacerato la coscienza dei limiti,
infaticabili uomini nell’odisseide Vita, inconsciamente in cerca di eterna nausicaa.
Paola Commissati Bellotti (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1988)
DELLA VITA
Proprio della vita, voglio dire: quest’aureola, che muove il pendolo assonnato, questo slargarsi ad albero, fare ombra, giocare con la polvere e restare con le mani limpide, deterse. Di questo allungarsi, voglio dire, come risacca di qua, di là del mare e averne musica, averne scintillio. Questa matassa tiepida del tempo ci costruisce volto e labbra e un’infinita saggezza di procellaria che non tocca l’acqua, di tessera a mosaico che ci stampa sullo sfondo d’oro.
Ma all’improvviso passa il pifferaio, suona di Hammelin e ci stana tutti. Così andiamo lasciando aperto l’uscio senza smorzare lampade e sonnecchia la soglia quasi le sue radici credano nell’attesa. Non torneremo. Nella mappa corsara dello spazio spalanchiamo cancelli, porte sbarrate e ci cadranno le chiavi dalle mani dentro abissi che non hanno fine.
Noi andremo avanti nel lento sfrangiarsi dei richiami dove dissolvono le rapide del tempo dietro le carovane dei sognatori pallidi, nel rubino di fuoco di altri soli.
Che altro dire ancora della vita? Un intervallo, una soglia, un ritmo tra due stop; è partita la barca per lo spazio e noi vivi, splendenti nella scia, ci misuriamo col tempo.
Nel fiottare ci si fanno solari le mani, trine bionde i capelli e c’è un mare che spuma sull’arpa delle vertebre, una cascata di note che perfora l’aria.
Ali senz’ali si va, noi, plasma incorruttibile trasmutando le forme all’infinito senza lembi-memoria senza fragilità consci finalmente che siamo la fenice che c’è mutazione nel vivere, non fine, e nei silenzi intatti della luce siamo i coevi dell’eternità.
Adriana Scarpa (Treviso) (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1989)
PASSERÀ ANCORA IL VENTO
Ancora soffia tra gli alberi il tempo, mentre il mare dai moli trabocca sotto i raggi lunari.
S’ode il ritmo della natura che dorme sotto le stelle di un altro tempo, sotto i soli di un altro mondo, sotto il presente che è già passato.
Ancora il mondo gira in convulse orbite, dove il tempo è movimento e la vita è ombra della morte.
Passeranno i giorni, i mesi, gli anni… Passerà ancora il vento tra le foglie degli alberi.
Elena Sardo (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1990 ex equo)
FORSE UN SEGNO
Non torneremo a quel mistero che della vita ha svelato solo angosciosi silenzi; alle domande inquiete sempre risposte mute. A volte il fango lacerava le nostre mani abbandonate nel continuo vuoto o tese verso approdi da scoprire. Sul periodare incerto il Dio dell’inquietudine che vagava senza meta nell’eterno gioco a far della polvere l’immagine di sè.
Forse un segno imprevedibile racconterà della limpidezza smarrita un giorno di follia mentre da questa terra piombata nel deserto si alzerà la vela per navigare nell’immenso dove il pensiero come volo trasmigrato dagli abissi raccoglierà l’aurora lontana dalle vicissitudini dei tramonti.
Volpato Elena (Veggiano – PD) (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1990, ex equo)
UN NUOVO AZZURRO
Noi chi eravamo?
Non eravamo eroi, non cavalieri scelti in armatura. L’avventura ci spinse: l’ora nuova e un sogno antico da ricominciare.
E ci aspettava l’aquila nel sole e il gabbiano che plana lo scirocco, ed un fiocco di nuvole leggere. Così strappammo le maglie della notte per penetrare col vento oltre la luce dentro l’ascolto dell’infinito viaggio.
Un nuovo azzurro ci scoppiò nel volto.
Sandra Cirani (Genova) (Primo Premio “Cosmo d’oro” 1991)
CANTO ALLA LUNA
(Coro a tre voci)
(PRIMA VOCE) Si inargenta il silenzio. Stanotte la luna ha l’antico lucore. Lo cede alla terra, tardivo conforto.
(SECONDA VOCE) Tardivo dolore. Fanciulla violata, lo versa nel mare il suo pianto, lo versa alle nevi, lo stende sulle foreste morenti, sugli spenti dispersi vulcani, sugli occhi degli ultimi amanti.
(TERZA VOCE) Lontani, lontani nel tempo gli inganni! La luna, che gelido globo. Il suo non è pianto. È soltanto una pioggia di luce che scende da un punto sperduto dal freddo universo a svelare i nascosti segreti del nostro piccolo mondo, a illuminare il silenzio profondo dell’uomo.
Amelia Perilli (Parma) (Primo Premio “Cosmo d’Oro” 1992)
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “II “Cosmo d’Oro””. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/ii-cosmo-doro/