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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Showman e filosofo dell’arte magica

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 159–162

Riccardo Romagnoli, giovane mago di talento

Un personaggio che di diritto merita uno spazio in questa rivista polesana è lo showman Riccardo Romagnoli, uno tra i più giovani maghi professionisti d’Europa.

Nato a Rovigo e prossimo al diploma di geometra, a soli 18 anni ha già conseguito ampi consensi meritando l’interessamento della stampa locale e nazionale.

In un’ampia intervista riportata sul mensile “Il Quadrivio Rovigo”, la scrittrice Angioletta Masiero ha delineato la personalità di Magic Richard, suo nome d’arte, come un giovane sensibile, intelligente, spiritoso, intuitivo, di immediata simpatia, semplice, spontaneo e di una maturità decisamente superiore alla sua età, qualità che possono essere pienamente riscontrate in un incontro con questo ragazzo di straordinario talento.

Sono stata piacevolmente sorpresa dalla dialettica e dalla facile comunicativa di Riccardo Romagnoli, ma soprattutto dalla sua saggia filosofia di vita che espone spesso in metafore.

Seppur giovane, ha una notevole esperienza teatrale alle spalle, accumulata sin da bambino e ha potuto vivere parecchie emozioni calcando i palcoscenici d’Italia e di mezza Europa.

Ora, come un veterano di tante battaglie, ha voglia di fermarsi e riflettere. È così che egli intende mantenere il suo successo, procedendo per tappe, e solo in tal modo del resto ha evitato di bruciarsi come è capitato a molti artisti principianti travolti dal successo e dal guadagno.

Strettamente legato alla famiglia (la madre cura per lui le pubbliche relazioni e il fratello Raul è il suo collaboratore indispensabile dietro le quinte), Riccardo ha i piedi per terra; ama la sua professione e cura la sua immagine ormai consolidata con lo studio continuo di tecniche sempre più sorprendenti. È addentro all’arte magica e sente prorompente il desiderio. di insegnarla, iniziando i ragazzi al fantastico mondo dell’illusionismo. A tale scopo ha scritto un libro “Magia di un’illusione”, con la collaborazione del prof. Aurelio Sangiorgio, edito dalla tipografia Medici di Adria; mediante tale pubblicazione ha inteso spiegare in sintesi in che cosa consista la magia, offrendo consigli pratici per la riuscita dei giochi di prestigio, sul modo di presentarli (un aspetto fondamentale), ma soprattutto insistendo sulla capacità dell’attore-mago a dialogare e a coinvolgere il pubblico negli spettacoli, la qual cosa per Riccardo rappresenta l’essenza stessa del suo successo.

Nella seconda parte del libro sono presentati alcuni giochi di prestigio a diversi livelli di difficoltà con spiegazioni dettagliate e fotografie che illustrano i vari passaggi tecnici e manipolatori. Il titolo del libro è ripreso dal nome dello spettacolo itinerante “Magia di un’illusione” con il quale Riccardo solitamente si presenta al pubblico.

– Perché un titolo così enigmatico? – gli chiedo.

Perché è la fusione di due termini che sintetizzano quanto Orson Wells affermò un giorno che “la magia senza mistero è come la musica senza suono”.

Parlando con il simpatico artista si scopre una umanità, direi, “pascoliana”: è amante delle piccole cose e serba in sè la genuina curiosità per la scoperta delle cose semplici, quotidiane. Il suo scopo è divertire il pubblico, trasmettergli emozioni e distrarlo per un po’ dalle incertezze e dai problemi del giorno. Con la magia, che definisce l’arte del dolce inganno, egli propone una sorta di servizio sociale, svolto con passione e amore per l’uomo. A tal proposito è giusto ricordare un commovente episodio accaduto quando ad Albarella un ragazzo distrofico è riuscito a muovere le dita di una mano atrofizzata nel tentativo di nascondere una pallina durante un gioco di prestigio. C’è del prodigioso, ma questi sono i momenti che appagano immensamente Riccardo.

Il pubblico che egli ama è quello che stabilisce con lui un feeling magico, lasciando la veste di spettatore passivo per “salire” sul palcoscenico.

È consapevole delle difficoltà che l’arte magica comporta, (la concorrenza è diffusa); nella sua strada ci potranno essere forti pendenze, ma si risale sempre: sulle panchine, com’egli definisce gli inevitabili momenti di crisi, si incontrano talvolta persone (poche, ma ci sono) pronte a dare consigli utili, che egli accetta con l’umiltà del discepolo nei confronti del maestro.

Riccardo va già considerato un grande artista proprio per questo. Ha compreso che lo scopo della vita non è il conseguimento di un bene ma il modo in cui si agisce; quindi non il successo o il denaro come fine; questi falsi valori fanno scaturire i peggiori sentimenti di arrivismo, di bramosia, di insensibilità.

Anche l’eccessivo attaccamento all’arte può essere nocivo perché potrebbe far perdere la dimensione autentica del personaggio, mentre il vero artista è colui che non smentisce mai la sua umanità.

Quindi, è indispensabile che egli sia un perfezionista, si affini nella sua arte ed esprima appieno le sue doti innate; ma per essere amato e stimato dal suo pubbico deve mantenere curiosità gioiosa e stupore per le sue creazioni. Così facèndo si diverte e trasmette divertimento.

Va inoltre detto che a confermare il nostro giovane nella sua predestinazione all’arte magica fu un mago rodigino, Mario Sarti, che affascinò il giovanissimo Riccardo al punto da fargli sentire che solo quella sarebbe stata la strada della sua vita, la magia appunto. Ricevette da Mario Sarti una preziosa eredità morale e tutti i suoi libri.

Un’altra curiosità: pare che Rovigo sia stata famosa nel passato per la presenza di personaggi iniziati alle arti magiche. In un antico testo del XVI secolo, infatti, viene citata una certa Jacoba di Rovigo come grande ventriloqua; lo stesso Riccardo, da ricerche fatte, sembra discendere da un famoso mago emiliano, Angelo Romagnoli. Si sa, del resto, che l’arte magica è antica quanto il mondo, ne sono testimonianza lontanissime civiltà quali, ad esempio, i Medi (da cui medium), i Babilonesi, gli Egizi, o la misteriosa filosofia maya. E poi da sempre l’uomo si è dilettato a sentirsi in preda al fascino del sogno, a giocare con la mutevolezza della realtà con l’illusione di eludere la dura esistenza.

Ma la magia non fu sempre divertimento: nel Medioevo, ad esempio, era condannato a torture e persino al rogo chi era “diverso” e usciva dagli schemi della cultura ecclesiastica dominante. Ciò che non si comprende spesso fa paura, può essere diabolico. Ma il mago Riccardo, che non crede nel demonio, teme però le azioni perverse, e perciò si protegge da certi influssi negativi con curiosi amuleti.

Attualmente il suo campo di ricerca sono la magia esoterica, lo spiritismo e i fenomeni metapsichici e paranormali.

In questo periodo, oltre alle esibizioni di calendario, intrattiene i bambini dai tre agli unidici anni su invito del Comune di Rovigo.

«Questa attività, dice, è un’occasione bellissima per provare la gioia che solo il sorriso di un bimbo può dare, ma anche per poter iniziare i più grandicelli all’arte».

Il suo sogno è di poter realizzare una scuola di magia con il sostegno dell’Assessorato ai Servizi Sociali di Rovigo. Resterà solo un’illusione? In ogni caso non si perderà d’animo e, con la sua saggezza di pensiero e l’impegno a migliorarsi, continuerà a cogliere meritati successi, facendo onore a sè nonché alla città di Rovigo e al Polesine che lo ama e lo stima.

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “Showman e filosofo dell’arte magica”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/showman-e-filosofo-dellarte-magica/

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