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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Grassi-Baroni

Un complesso architettonico costruito seguendo i canoni della tradizione veneta.

di Marta Duoccio

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 30–33

“Vicolo: una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno ch’è la paura
di restare sole al buio”.

Certe volte penso che Quasimodo, scrivendo tali versi, avesse impresso nella mente l’immagine di un rurale paesino quale è il mio: Baricetta, formata da poche case tutte raggruppate lungo la via principale. Ma Baricetta, bagnata dal Canal Bianco, possiede qualcosa di molto particolare che Quasimodo non immaginava: Villa Grassi.

Dirigendosi verso Adria e percorrendo la strada che costeggia il Canal Bianco, tra estesi campi, alcuni appena arati e altri già seminati, non si può non essere colpiti dal caratteristico complesso risalente ai primissimi anni del Seicento, che sovrasta la zona circostante.

La struttura architettonica, secondo la più genuina tradizione veneta, comprende al centro la casa padronale con le barchesse disposte simmetricamente ai lati, altre adiacenze destinate ad usi rustici, ed un ampio parco.

Tutto ciò è circondato da un lunghissimo muro di cinta in laterizi da cui emergono alcuni episodi interessanti come le graziose torrette angolari semicilindriche o la grande Colombara sul retro, con piano terra aperto in un passaggio tra archi a tutto sesto, considerata una sicura testimonianza del fatto che la villa sia sorta sul luogo di un precedente edificio, forse un "cason di valle", per cui viene confermata la presenza sul posto dei conti Grassi già dal primo Cinquecento.

L'edificio centrale è concepito con sobrietà, presentando una facciata di nitida ed austera eleganza: apprezzabile in quest'ultima, in particolare, il breve aggetto, con portale bugnato e poggiolo in pietra.

Sul fronte posteriore ricorre invece la tripartizione, mediante camini a sbalzo, consueta nell’architettura della pianura veneta.

Gli interni conservano sostanzialmente l’assetto originario con altissimi saloni soffittati a travatura, uno scalone in marmo ed alcuni interessanti camini.

Secondo alcune ricerche storiche i conti Grassi di San Samuele avevano possessi nella zona fin dall’inizio del ’500 ed eressero la villa attuale probabilmente tra la fine di quel secolo e gli inizi del successivo.

A quel tempo il patriziato della Serenissima era attratto dalla grande disponibilità di terre polesane da acquistare e bonificare. Ottenute le terre, i ricchi veneziani vi costruivano le ville, dove trascorrrevano lunghi soggiorni estivi segno di ricchezza e di potere.

Nella villa erano accentrati i servizi, le foresterie, le scuderie, i magazzini, i granai. Vi era inoltre l’abitazione del fattore che sostituiva il proprietario nelle lunghe assenze, controllava l’andamento delle lavorazioni, teneva i rapporti con i contadini; costui diventava una vera e propria figura d’intermediario tra il proprietario veneziano e i lavoratori, talvolta con ampie facoltà di trattare e decidere quando il patrizio, per necessità politiche o rappresentative, doveva tornare a Venezia.

Villa Grassi per eredità passò nel 1842 ai conti Tornielli, per finire successivamente nelle mani del loro amministratore dott. Ermenegildo Baroni.

Nel 1978 fu acquistata dal sig. Duoccio Romeo, mentre la cappella di San Clemente, originariamente oratorio privato dei conti Granssi, con le sepolture dei fondatori, venne in epoca recente ceduta all’ente parrocchiale di Adria.

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Come citare questo articolo

Marta Duoccio. “Villa Grassi-Baroni”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-grassi-baroni/

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