Un interessante relitto di palude sopravvive nell’isola di Ariano. Lo evidenzia uno studio che la Giunta regionale del Veneto ha pubblicato, a cura del dipartimento per l’informazione; si tratta di un pregevole volume per la collana “Scienze naturali”. Titolo: Le zone umide del Veneto. Sottotitolo: Guida alle aree di interesse naturalistico ed ambientale, F. Muzzio editore, Padova, 1988.
L’opera, ricca di fotografie a colori, disegni e dettagli nitidissimi di cartine topografiche, è frutto di ricerche e studi compiuti da un gruppo di esperti per incarico della regione Veneto, in attuazione del piano regionale di risanamento delle acque.
Le zone umide del Veneto appaiono puntualmente descritte, molteplici per forme e consistenza: lagune, spiagge, litorali marini, sponde lacustri, acquitrini, canneti, fiumi, laghi, risorgive… Insieme costituiscono uno straordinario patrimonio ambientale, una fonte di sensazioni gradevoli, armoniose e raffinate per chi riesce a compiere una lettura approfondita del paesaggio utilizzando appropriati filtri culturali.
A ciascuna delle zone umide individuate, raggruppate per tipologia, provincia di appartenenza e contraddistinte da un toponimo, è dedicata un’agile scheda di lettura. Essa contiene un sintetico inquadramento geografico, un itinerario di visita, le componenti flora-fauna, le disposizioni a salvaguardia e a tutela del paesaggio.
Tra le quaranta schede dedicate alle zone umide della provincia di Rovigo, una ci interessa in modo particolare. Descrive un sito, pressoché sconosciuto anche ai residenti, denominato “Rotta di Martino”: si tratta di uno stagno posto nelle immediate vicinanze delle paleo-dune di Ariano nel Polesine, notevole per la sua collocazione e la sua unicità. È un ulteriore elemento da apprezzare nel contesto di una microzona ad alta vocazione turistica, San Basilio, nota per la millenaria chiesetta del X secolo, i reperti archeologici rinvenuti in recenti campagne di scavo, la quercia secolare, l’idrovora di Ca’ Verzola.
La “Rotta di Martino” appartiene, assieme al “Bacino acque di scarico dell’idrovora di Ca’ Mello” e al “Relitto di valle Bonello” (comune di Porto Tolle) ad una particolare tipologia di zona umida, denominata relitto palustre d’acqua dolce.
Le piante acquatiche vi crescono rigogliose. Abbonda la cannuccia palustre. Nel terreno circostante svettano i pioppi. D’estate possiamo soprendere, nelle vicinanze, un lento istrice o una lesta donnola. Il canneto si anima di cinguettii e trilli d’uccelli. E all’improvviso “sguscia una biscia d’acqua – tra erbe e ninfee…”.
Un tempo le paludi, luoghi inospitali per l’uomo ma di incomparabile bellezza, raccoglievano i più grandi ecosistemi di piante e di animali che si potessero ammirare. Oggi, a seguito delle vaste opere di bonifica, sono del tutto scomparsi o ridotto a pochi esempi di limitate estensioni (es. biotopo palustre nel Veronese).
Nell’isola di Ariano questa bassura di aspetto lacustre, a forma di stagno, sopravvive dunque quale relitto di una più estesa area impaludata, ove terre, acque ed uomini si contendevano gli spazi.
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Come citare questo articolo
Aldo Tumiatti. “La “Rotta di Martino””. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-rotta-di-martino/