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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

A Badia in “piazza grande”

Nel cuore del centro altopolesano sorgono i principali edifici di carattere civile e religioso

di Grazia Giordani

Ventaglio Novanta n. 10 1995 pp. 22–27

Fin dai tempi dell'“agorà” e del “forum”, di greca e latina memoria, il cuore della città pulsava in piazza, luogo destinato agli scambi commerciali e culturali. Il Polesine non fa eccezione alla regola, con piazze ampie come quelle di Rovigo e Lendinara – solo per citare due esempi – o anomale nella forma, come piazza Vittorio Emanuele di Badia.

Anche se contraria ai canoni urbanistici classici, sotto il profilo morfologico – più simile ad una via ampia che ad un vero e proprio foro – la piazza badiese ha le caratteristiche di area libera in cui convergono importanti strade, limitata per buona parte da edifici forniti di portici e di considerevole dignità monumentale, creando un impatto visivo armonioso che prende più lato respiro confluendo nello slargo della piazzetta Grani, in cui è situato l'antico Monte di Pietà, ora Museo Baruffaldi (vedi Ventaglio Novanta n. 9).

Quattro passi in “piazza grande” si possono fare sostando dapprima davanti al Palazzo Municipale, distrutto da un incendio nel ’500 e rifatto nel secolo seguente. Sulla facciata alcune lapidi ricordano i Podestà veneti che furono a capo della città. Sull’angolo di via S. Alberto si può notare una formella in pietra a contorni dentellati, raffigurante S. Giovanni, proveniente forse, dalla vicina Arcipretale. Sullo stesso lato si trova una statua in pietra della Madonna, opera del ’700, a testimoniare l’uso della Serenissima di porre una scultura della Vergine sulla facciata municipale nelle città più importanti. Sotto l’aerea loggia sono murati stemmi, lapidi e busti celebrativi.

Tra il 1984 e il 1989 il palazzo è stato completamente ristrutturato. Degno di riievo il restauro delle tempere murali della sala consiliare, opera del pittore Amedeo Bianchi, che hanno ritrovato l’antico smalto, per mano del badiese Ivan Tardivello.

Anche la torre civica ha tratto beneficio dal recente “maquillage” che le ha restituito anche un vecchio orologio in pietra, forse proveniente dall’Abbazia della Vangadizza. Costruita verso la fine del ’500, la torre ha portato in cima – fino agli anni ’30 – una torretta metallica con la campana del consiglio, ora custodita al “Baruffaldi”. Sono murati sulla torre una lapide del ’600 dedicata a un podestà veneto e il monumento ai Caduti in guerra, opera dello scultore rodigino Virgilio Milani.

La sosta seguente – per chi vuol meglio conoscere la piazza principale di Badia – è d’obbligo nella chiesa Arcipretale, le cui prime vestigia risalgono al secolo XII. Dapprima Cappella Monachorum, dipendente dall’Abbazia della Vangadizza, poi chiesa plebana, nel corso dei secoli subì restauri ed ampliamenti. L’aspetto attuale risale ai lavori del ’700, durante i quali venne ampliata con il transetto e l’abside e venne rifatta la facciata a due ordini architettonici. Il grande medaglione del soffitto è opera ottocentesca del veneto Pio Piati, che ha dipinto a fresco l’ascesa in cielo di San Giovanni Battista. Nel primo altare, sul lato sinistro, si trova una pala di San Giacomo Apostolo e Santi della fine del XVII sec., sul secondo altare un paliotto marmoreo barocco, proveniente dalla Vangadizza, ai lati le statue di San Filippo Neri e S. Ignazio di Lojola.

Nell’ultimo altare si trova la statua lignea della Madonna della Vangadizza, già nell’abbazia fin dal ’400. Particolarmente pregevole l’altare seicentesco a colonne tortili, nella seconda cappella di destra, dove trovano dimora le reliquie dei santi Primo e Feliciano. Segue l’altare di San Teobaldo la cui immagine appare anche in una parete di fondo, ove l’ottocentista Sebastiano Santi (dotato di un cognome più che mai in carattere!) ha affrescato l’ascesa di san Teobaldo sostenuto dagli angeli.

La reliquia della mano del Santo, che si portava in processione ogni anno alla Bova, per la benedizione delle acque dell’Adige, è stata oggetto di un furto che ha particolarmente indignato la città.

Notevole per elegante fattura – alla destra dell’altar maggiore – un bassorilievo quattrocentesco raffigurante un “Ecce Homo”, attribuito alla scuola dei grandi fratelli Lombardo. La scultura proviene dall’oratorio della confraternita del S.S. Sacramento, divenuto atrio del nuovo ingresso laterale sinistro della chiesa, durante i lavori del 1923-1924. Di pregevole esecuzione la cantoria e l’organo dell’intagliatore veneziano Antonio Flaibani e il pulpito di Lorenzo Urbani, eseguiti nell”800. Il campanile è del ’600.

Chi sta visitando la piazza non dovrebbe perdere l’occasione di dare un’occhiata all’interno del Teatro Sociale – di cui abbiamo diffusamente parlato nel Ventaglio n. 7 – un monumento di rara fattura, miniaturizzazione della veneziana Fenice.

Al di là dell’eleganza dei palazzi, dell’armonioso porticato, la piazza badiese attrae il visitatore per i negozi ed i bar accoglienti, dove si può sostare in comodi divani, come in quello adiacente al teatro, da cui trae nome, oppure bere un drink alla staffa come in quello del “Portico”; botteghe del caffè in cui si alternano signore eleganti o appassionati della conversazione sugli ultimi fatti del giorno.

Dunque la piazza vale soprattutto per la vita che vi pulsa dentro, per la gente che la anima, la rende viva, immenso salotto all’aperto, nella buona stagione. Il sabato, quando la gioventù si raduna in piccoli crocchi, la piazza diventa “complice” di incontri, amicizie, inizi di flirt, regalando una nota di piacevole freschezza a luoghi datati, muti testimoni della vita che si rinnova.

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Come citare questo articolo

Grazia Giordani. “A Badia in “piazza grande””. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-badia-in-piazza-grande/

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