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STORIA - TRADIZIONI

Mattia Bortoloni (1696-1750)

Trecento anni fa a Canda nacque il grande maestro del colore

di Antonio Romagnolo

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 54–57

Mattia Bortoloni nasce a Canda, in provincia di Rovigo, nel 1696 lo stesso anno di Giambattista Tiepolo. La sua formazione avviene nella bottega di Antonio Balestra, secondo quanto riferisce la letteratura artistica, ma saranno importanti per la maturazione del suo stile, ormai inconfondibile, altre lezioni di importanti maestri veneti del primo Settecento.

Bortoloni rivela notevolissime capacità fin dalla decorazione giovanile della villa Cornaro di Piombino Dese, opera straordinaria nella quale riprende elementi manieristici e sviluppa una ricchezza di modi pittorici nuovi che anticipano il rococò e Tiepolo. Dello stesso periodo è anche la pala di San Bovo della parrocchiale di Castelguglielmo.

Verso il 1720 il Bortoloni comincia a consolidare il suo stile lasciando i modi capricciosi e vivaci per una maggiore compostezza: di questo periodo è la decorazione ad affresco dello scalone del palazzo Contarini Sceriman a Venezia. In seguito esegue diversi affreschi nella chiesa veneziana dei Tolentini che dimostrano il suo particolare interesse per il Bencovich, il Piazzetta e il Pittoni, ma anche per Sebastiano Ricci e per gli esiti briosi del Tiepolo.

L'artista ottiene combinazioni di elementi modulati con grande abilità, ricercando vistosi effetti scenografici. I suoi modi sono ormai robusti e aperti alla grande decorazione. A questo periodo appartengono le tele della parrocchiale di Fratta Polesine con l' "Adorazione dei magi" e "L'Adorazione dei pastori", e la pala con "L'Elemosina di San Tommaso da Villanova" della pinacoteca dell'Accademia dei Concordi di Rovigo.

Importanti per i successivi straordinari sviluppi della pittura del Bortoloni sono i contatti con pittori bolognesi come il Bigari e il Graziani, che risultano evidenti nella pala con la "Vergine e i Santi Cosma e Damiano" del Palazzo Arcivescovile di Ferrara e nella tela con il "Miracolo di San Tommaso d'Aquino" della cattedrale di Ferrara.

A partire dal 1740 il Bortoloni riesce ad inserirsi nell'ambiente pittorico milanese, contribuendo allo sviluppo di una stagione artistica lombarda significativa. Dipinge ad affresco due sale del palazzo Clerici a Milano, rivelando uno stile imprevedibile e complesso.

In stretta connessione con gli affreschi di palazzo Clerici è la decorazione del castello di Brignano e inoltre quella di quattro sale del palazzo Brentano di Corbetta. Sono lavori che si staccano dai precedenti, mostrando una forte personalità e riconfermando un grande gusto per il colore purissimo.

Appartengono all'ultima attività del Bortoloni due grandi imprese decorative realizzate a Bergamo e a Vicoforte (Mondovì). Nel presbiterio e nel coro della chiesa di San Bartolomeo di Bergamo dipinge la "Gloria dello Spirito Santo", un capolavoro di mirabile levità compositiva: in un cielo meravigliosamente sfavillante le stupende figure hanno una grazia vaporosa e sembrano sollevarsi più in alto. Nella cupola del santuario di Vicoforte dipinge la "Glorificazione di Maria Santissima", altro capolavoro straordinario per la sapiente collocazione scenografica delle figure e la fresca narrazione di grande efficacia e suggestione.

Mentre stava per riprendere la decorazione nella chiesa di San Bartolomeo a Bergamo, il Bortoloni moriva prematuramente: era il 10 giugno 1750.

* Il dott. Antonio Romagnolo è direttore della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

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Come citare questo articolo

Antonio Romagnolo. “Mattia Bortoloni (1696-1750)”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/mattia-bortoloni-1696-1750-2/

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