L'elegante complesso architettonico conosciuto come Villa Cornoldi¹ (palazzetto, barchessa, parco – un tempo brolo -) insiste su un ampio fondo individuato dal corso dei canali Scortico e Valdentro nell'abitato di Fratta Polesine.
Il corpo di fabbrica principale a pianta rettangolare, disposto parallelamente alla via d'acqua (Scortico), è caratterizzato nella facciata principale da una serliana con balcone sormontata da un timpano ricurvo ed è arricchito da graziosi pinnacoli che si articolano con il ritmo dei camini². Il muro di cinta verso la strada si apre in due brevi ali curvilinee ai lati della facciata e ripropone il motivo Palladiano già utilizzato per le barchesse di Villa Badoer.
Nel giardino si trova la barchessa tardosettecentesca adibita un tempo a funzioni di servizio.
Il palazzetto presenta caratteristiche architettoniche tipiche della metà del XVIII secolo ma, come ha documentato la ricerca archivistica, è il risultato di complessi interventi di sistemazione che portano a conglobare edifici preesistenti di impianto molto più antico.
Da un contratto vitalizio che risale al 1685³, la famiglia Villa risulta proprietaria della casa delimitata dai confini: " … da un capo l'arzere pubblico, dall'altro le ragioni del signor Giacomo Lachini, da un lato la signora Giuliana Ferrari e dall'altro la commissaria eccellentissima Badoara … ". In questo atto, il più antico che lo riguarda, l'immobile era definito casa murata, cuppata, con giardinetto davanti.
Un fabbricato di dimensioni dunque ancora modeste, simile alle case rurali della zona documentate, pur con una certa approssimazione, nella nota mappa delle Valli di San Biagio e Valdentro (a. 1557) di N. Cortivo e G. Gastaldo⁴. Tali case si elevavano in uno o due piani volgendo la facciata principale, l'unica dotata di finestre, a mezzogiorno.
Da un documento del 1722 si apprende che in seguito Francesco Villa concesse, a garanzia di un debito contratto con Giovanni Dolfin, la casa sua domminicale⁵. Il termine dominicale, utilizzato all'epoca per definire residenze padronali di una certa importanza, fa supporre che l'edificio, agli inizi del secolo, venne sottoposto a rilevanti interventi di ampliamento e miglioria.
La famiglia Villa, presente a Fratta già alla metà del XVII secolo, diede vita ad una dinastia di notai, a cominciare da Francesco, che presumibilmente fece eseguire il primo grande intervento sull'edificio. Di lui e del nipote omonimo rimane una vivissima traccia nella decorazione del salone del piano nobile che presenta due sopraporta con il simbolo del loro tabellionato: una torresella merlata ornata di vessillo.
Altre ristrutturazioni importanti vennero eseguite in seguito e portarono alla soprelevazione dell'edificio.
La data cui risalgono, il 1774, è ancora incisa sull'intonaco della chiave del primo arco del granaio dell'ala nord.
L'aspetto assunto dal palazzetto emerge chiaramente dalla mappa dell'estimo del 1775⁶ che fornisce un'immagine assonometrica dell'edificio. Dal medesimo documento risulta che il brolo non è ancora di proprietà dei Villa, che lo acquisteranno solo nel 1791⁷ da Andrea Guazzo, erede dei Lacchini, confinanti di vecchia data. Questi, per provvedere alla dote della figlia Teresa, si trovò costretto ad alienarlo per trecento ducati, comprese le mura di recinto e la dotazione dei fruttari, come risulta dalla perizia di stima redatta da Nicolò Dorigo⁸.
Le ultime notizie sulla famiglia Villa sono legate alla figura di Antonio, che partecipò al famoso banchetto tenutosi a Fratta l’11 novembre 1818, nella casa di Cecilia Monti d'Arnaud (villa Grimani-Molin ora Avezzù) durante il quale si brindò all'indipendenza d'Italia e che diede l'avvio alla repressione austriaca in Polesine.
Antonio Villa venne arrestato il 16 dicembre con altri esponenti della carboneria di Fratta. I lunghi interrogatori cui fu sottoposto e la speranza forse di una sentenza più clemente lo spinsero a fare importanti rivelazioni che compromisero i compagni⁹. Del resto gli accusati non riuscirono a concordare una versione dei fatti che li scagionasse dall’accusa di alto tradimento.
Il processo, che si svolse a Venezia, si concluse per Villa con la condanna a morte commutata poi in 20 anni di carcere duro da scontarsi allo “Spielberg”. Ma nella fortezza morava sopravvisse solo pochi anni e si spense nel giugno del 1827.
Nel libro I Carbonari del Polesine nel 1897, Carlo Bullo, riferendosi a “Villa Cornoldi”, scrive: “Le riunioni de carbonari si tenevano in una stanza del primo piano sopra il tinello, prospicente il cortile. Era chiusa da una porta ferrata, le corrispondenze si tenevano in alcuni buchi che si veggono ancora tra le travi del letto, in quella parte del granaio che risponde precisamente alla camera delle adunanze¹⁰”.
Nel 1837 gli eredi di Antonio Villa alienarono l’intero complesso definito nell’atto di vendita palazzo con corte ed orto e molte adiacenze¹¹. Tra queste figurava certamente anche la barchessa che risulterà censita in seguito nel Catasto Austriaco istituito attorno al 1845¹².
All’interno del portico si trova lo stemma di un ramo della famiglia Cornoldi di Venezia, a cui apparteneva Giovanni Cornoldi che nei primi anni del novecento era diventato proprietario dell’immobile. Il blasone presenta nel partito superiore a sinistra sul fondo bianco un liocorno rampante blu, simbolo di generosità, fortezza e generosa vittoria e a destra su fondo blu una figura femminile bianca, in quello inferiore quattro bande trasversali rosse.
Attualmente il palazzetto¹³, divenuto proprietà Fanan, è oggetto di un intervento di restauro conservativo.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
1990 – Aa.Vv., Uomini terra e acque, politica e cultura idraulica nel Polesine tra '400 e '600, a cura di F. Cazzola e A. Olivieri, Atti del XVI Convegno di studi storici, 19-20 novembre 1988, Rovigo.
NOTE
1 Il palazzetto è stato oggetto di una ricerca storico-archivistica condotta dalla dr. Ida Maria Fuggetta e dalla scrivente, in collaborazione con l'architetto Andreina Milan, per il progetto di restauro filologico dell'immobile del 1995.
3 Archivio di Stato di Rovigo, d'ora in poi A.S.Ro., Notarile, not. Alvise Veronese, 30 agosto 1685, B. 1421.
4 Cfr. B. Rigobello, Acque e bonifiche, in "Fratta Polesine. La storia", Rovigo, 1990, pp. 71, 72 e R. Murmura, L. Traniello, Palladio e Fratta: la villa Badoer e l'organizzazione del paese, in "Palladio e palladianesimo in Polesine", Rovigo, 1984, p. 58.
5 A.S.Ro., Notarile, not. Giovanni Battista Antonio Gennari, 3 luglio 1722, B. 650.
6 C.A. Baldo, Catastico della Campagna Vecchia fatto da me Carl'Antonio Baldo, Pubblico Perito d'ordine e commissione del Magistrato Eccellentissimo all'Adige, Accademia dei Concordi di Rovigo, Estimo anno 1775, Campagna Vecchia, c. 6.
7 A.S.Ro., Notarile, not. Pietro Antonio Grotto, 30 agosto 1791, B. 670.
8 La perizia con disegno, 11 agosto 1791, è allegata al documento 30 agosto 1791.
12 A.S.Ro., Catasto "Austriaco", Fratta Polesine.
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Come citare questo articolo
Luisa Servadei. “Palazzetto Cornoldi ora Fanan a Fratta Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/palazzetto-cornoldi-ora-fanan-a-fratta-polesine/