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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Riscoprire il passato attraverso la ceramica

A Villadose, nel laboratorio di Paola e Patrizia, si recupera la storia lavorando l’argilla

di Elisabetta Baesso

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 148–149

Esistono mestieri e manufatti che richiamano costantemente antichi gesti e ritmi del passato. Così, ad esempio, il Polesine è ancora caratterizzato dalla presenza delle alte ciminiere delle fornaci che, solitarie linee verticali in un paesaggio orizzontale, sorgono ora abbandonate lungo le rive del Po. Esse sono l’evidente testimonianza di una produzione di oggetti in ceramica legata alla natura stessa del territorio e alle esigenze quotidiane delle popolazioni che lo hanno abitato.

Si tratta di una lavorazione che in Polesine ha radici antiche. Se ciò in principio ha probabilmente svolto un ruolo di semplice compensazione del fabbisogno dei villaggi che andavano via via insediandosi lungo le rive di antichi rami del Po, più tardi la lavorazione della ceramica, con produzione di lucerne, mattoni, vasi e coppe, dovette assumere dimensioni più vaste, soprattutto in età romana. Tale tradizione si è poi protratta per giungere, in alcuni casi, sino ai giorni nostri. In Polesine del resto non è mai mancata né la materia prima né la presenza di popoli quali il greco, l’etrusco e il romano che hanno sempre stimolato il carattere prevalentemente imitativo dei manufatti locali.

Proprio in questo rapporto con un passato più o meno vicino va collocata la produzione di ceramiche artigianali realizzate da due ragazze di Villadose, Paola Marinello e Patrizia Marzolla. Chi le conosce non riesce quasi a pensarle separate l’una dall’altra: sempre insieme, formano un insolito e quanto mai affiatato duo.

Il carattere essenziale della loro opera è quello di riprodurre oggetti che in qualche modo abbiano attinenza con l’ambiente che le circonda, il loro interesse è soprattutto quello di far conoscere ad un numero sempre più grande di persone gli antichi gesti e l’intima gioia che la lavorazione dell’argilla può dare.

Sembra che con questo vogliano ripercorrere le orme della loro insegnante, Masa Havlova, una cecoslovacca che dall’inizio degli anni Ottanta gestisce ad Arezzo un laboratorio artigiano con annessa scuola di ceramica. Qui Paola e Patrizia hanno imparato i segreti della ceramica, ma hanno appreso soprattutto un sereno, aperto rapporto con il mondo e con gli oggetti del vivere quotidiano. Ogni particolare è fonte di interesse, ogni avvenimento sembra potersi ricondurre ad un mondo ove tutto può essere rimodellato, ridefinito, rivissuto.

In quest’ottica Paola e Patrizia già da parecchi anni lavorano nel campo dell’animazione proponendo un progetto didattico, realizzato in collaborazione con la cooperativa Turismo & Cultura, che va al di là della semplice conoscenza del manufatto antico e che permette, ai ragazzi e non, di penetrare l’essenza della storia. Il principio è quello di non proporre un modello ormai perduto conservato in una polverosa e spesso triste vetrina museale, ma un oggetto realmente e fisicamente comprensibile e raggiungibile.

Con il loro intervento rivive la storia dei popoli che lasciano un’impronta nel territorio polesano, attraverso le tappe dell’evoluzione della tecnica della ceramica. In questo modo raccontano della fortuita scoperta della ceramica, dei primi oggetti realizzati per contenere i prodotti agricoli e le sostanze liquide, delle decorazioni e delle tecniche che hanno preceduto l’uso del tornio.

Dopo aver mostrato una serie di riproduzioni di oggetti in ceramica conservati al Museo Nazionale Archeologico di Adria, si passa alla fase attiva dell’intervento didattico: la lavorazione dell’argilla.

Questo forse è il momento più emozionante: il contatto con l’argilla suscita sempre nuovi entusiasmi, soprattutto nei ragazzi, più giovani e spontanei.

Paola e Patrizia spesso raccontano questo momento e annotano commenti ed emozioni delle persone che per la prima volta cominciano a lavorare l’argilla. Così alcuni ragazzi notano stupiti che l’argilla non è pongo e che la sua lavorazione assomiglia piuttosto a quella del pane. Altri osservano meravigliati le potenzialità creative della materia perché, di primo acchito, non sembra altro che semplice ed inutile fango. Queste annotazioni, dicono, permettono di conoscere un po’ di più l’essenza della materia che loro tanto amano e rispettano. I ragazzi, del resto, sprigionano liberamente la loro fantasia e vogliono provare tutte le tecniche che solo poco prima Paola e Patrizia hanno loro spiegato. Si parte normalmente dalla semplice modellazione a mano dell’oggetto per poi arrivare alla tecnica della lavorazione a stampo e a “colombino” che prevede una progressiva sovrapposizione di rotolini di argilla fino alla realizzazione della forma voluta.

A questo punto la ceramica non è più un mistero, l’oggetto antico è finalmente diventato parte del mondo quotidiano uscendo definitivamente dall’anonimato della storia. L’antico gesto è rinato, rinnovato dalla vigoria e dalla curiosità di colui che ha manipolato l’argilla.

Dopo questa esperienza, una visita ai Musei archeologici locali diventa assai più sentita e vissuta, lo studio della storia un piacevole gioco basato sulla scoperta e la manipolazione degli oggetti che costituiscono le vere documentazioni del nostro passato.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Baesso. “Riscoprire il passato attraverso la ceramica”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/riscoprire-il-passato-attraverso-la-ceramica/

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