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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Piazza Risorgimento a Lendinara

È una delle più grandi del Polesine e attesta varie fasi storiche, ad iniziare dal XIV secolo

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 14 1997 pp. 16–21

È piazza Risorgimento di Lendinara una delle più ampie piazze del Polesine, originale testimonianza architettonica di un passato che ha radici ben più remote del XIX secolo da cui trae spunto l'attuale denominazione. A ben guardare la piazza è anzi priva di riferimenti espliciti al Risorgimento. Questi sono rintracciabili soltanto all'interno del palazzo municipale, nella sala che ospita alcuni cimeli di Alberto Mario, relativi all'epopea garibaldina; ricordi tangibili della Spedizione dei Mille, allorché l'intrepido lendinarese, "uomo di penna e di spada", raggiunse, con la moglie Jessie White, il Generale già approdato in Sicilia con le mille camicie rosse.

Parlano di tempi ben più antichi le pietre di Piazza Risorgimento, un tempo chiamata soltanto Piazza Maggiore. Su tutto sovrasta la mole della torre maestra del Palazzo Pretorio, eretto alla fine del '300 dal marchese Alberto d'Este. L'edificio, tuttora identificato dai lendinaresi come "le preson", indica chiaramente che a lungo furono qui ubicate le prigioni, a partire dal tempo degli Estensi fino ad una decina di anni fa.

Si trattava di un complesso architettonico di un certo rilievo, che ovviamente non era soltanto destinato alla reclusione dei prigionieri, ma che in origine comprendeva una sala per le adunanze del Consiglio cittadino, un'abitazione per il podestà e il cancelliere, ed altre stanze destinate ad usi pubblici, come quella delle udienze. Non mancava nemmeno una cappella, ubicata al secondo piano, ove è tuttora visibile un riquadro di quello che doveva essere un grande affresco, oggi limitato ad una soave immagine della Madonna con il Bambino databile al '500 ed attribuibile al Boccaccino.

La longevità di questo edificio pubblico, forse il più antico di tutto il Polesine, si deve proprio alla destinazione di parte dell'immobile a carcere, obbligando la pubblica proprietà a periodici lavori di manutenzione. Ora che è venuta meno questa destinazione, è tempo di intervenire in modo radicale per recuperare adeguatamente il Palazzo Pretorio, e attribuirgli un ruolo più dignitoso. È auspicabile la creazione di un importante centro culturale, magari fulcro di un museo del Risorgimento (del tutto mancante in Polesine) in sintonia – finalmente – con la denominazione della piazza.

A proposito di interventi di valorizzazione, va sottolineato il positivo impatto conferito dal recente rifacimento dell’impianto di illuminazione, stilisticamente ispirato all’ottocentesco nome della piazza, la cui ampia superficie è in parte dovuta all’abbattimento di un caseggiato (attuato negli anni ’50) che, sorgendo proprio davanti al palazzo Pretorio, ne inibiva la fruizione estetica. Del tutto discutibile risulta invece la realizzazione dell’edificio della Cassa di Risparmio, la cui facciata, fornita di un moderno duplice porticato sovrapposto, appare come un evidente corpo estraneo nella storica piazza.

Procedendo in senso orario troviamo la settecentesca casa Sabini, recentemente restaurata destinando i locali del piano terra alla Farmacia S. Gaetano. Il pregio architettonico della costruzione, che si ritiene progettata da don Giacomo Baccari, sta in particolare nello studio del corpo centrale, che interrompe la linearità della facciata con tre elaborate aperture sovrapposte. Quella al piano terra è caratterizzata da un’elegante portale con mascherone sull’archivolto, mentre si presenta scenograficamente più elaborata, con stilemi che fanno pensare al barocco, l’apertura più elevata: arricchita da volute laterali e sormontata da tre pinnacoli, sovrasta il cornicione del tetto, contornata da altri due eleganti pinnacoli che, posti simmetricamente ai lati, contribuiscono ad accentuare lo slancio verticale dell’edificio.

La Torre dell’Orologio, che chiude il lato est della piazza, è il risultato di molteplici rimaneggiamenti del massiccio torrione che fin dall’età medioevale costituiva la porta di accesso al cuore della città fortificata. Tutt'intorno correva una fossa quadrangolare alimentata dalle acque dell'Adigetto. La parte più antica della torre è quella inferiore, ove si apre l'ogivale arco della porta, medioevale. I settori più alti, ove sono alloggiati l'orologio e le campane, risalgono al Settecento, così pure i merli a coda di rondine che si innalzano dal cornicione più elevato. Da segnalare una originale caratteristica dell'orologio che, oltre che sulla piazza, è presente anche nella facciata a questa opposta che sovrasta via Cesare Battisti: quest'ultimo è arricchito da un globo giallo e blu indicante le varie fasi della luna.

Il lato meridionale di Piazza Risorgimento è chiuso da edifici con portici, più volte rifatti nel corso dei secoli, interrotti dall'apertura del ponte sull'Adigetto.

Sul lato occidentale si erge il palazzo Municipale, caratterizzato al piano terra da un loggiato quattrocentesco, sopra il quale si aprono le quattro grandi finestre della Sala Consiliare, mentre al centro, in una nicchia, è collocata la statua della Madonna col Bambino, ivi posta – come si legge nella lapide di dedica – nel 1618, in piena epoca veneziana.

I locali al piano terra, tuttora occupati dal Caffè Maggiore, furono resi idonei a tale uso nel primo Ottocento, mentre l'ampia Sala del Consiglio al piano superiore fu completata con decorazioni pittoriche (oggi non più visibili) nella seconda parte del secolo. Nell'attigua sala detta "Canoziana" è posizionata la grande grata monacale, unica opera quattrocentesca dei fratelli Canozi esistente in Lendinara. Nella stessa sala, oltre ai già citati cimeli di Alberto Mario, troviamo la storica pianta della città del Mazzante datata 1690 e una sua riproduzione realizzata dal Cessi nel 1868.

Gli uffici comunali occupano da anni anche l'attiguo palazzo dell'ex Monte di Pietà, la cui facciata principale era su via Garibaldi, sulla cui porta di entrata fu posto un bassorilievo con una dolce Madonnina, tuttora ivi collocato.

Chiudono il lato settentrionale, da cui siamo partiti parlando del Palazzo Pretorio, il Palazzo Francesconi e Casa Bellucco, entrambi risalenti al Settecento. Il primo, attualmente adibito ad ospitare uffici comunali, è stato alquando rimaneggiato e riadattato a varie esigenze. Molto caratteristica era la parte centrale della facciata. Sopra il volto ad arco, si aprivano tre ampie finestre archivoltate, mentre sulla sommità dell’edificio si ergeva un pretenzioso ed elaborato frontone.

Casa Bellucco, già Baschiera, il cui disegno è attribuito, come casa Sabini, al sacerdote-architetto Giacomo Baccari, conserva tuttora integra la facciata dalle pulite linee settecentesche. Le aperture del piano terra, si ripetono al piano superiore impreziosite da balaustre ed esili frontoni, su cui domina quello centrale arricchito di tre pinnacoli. Gli elementi decorativi attribuiscono un’atmosfera di equilibrata eleganza all’edificio che attualmente ospita, al piano terra, un locale pubblico.

Dopo aver dato un ultimo sguardo di insieme alla bella piazza, rilevando la non completa sintonia della moderna colonna con leone di S. Marco ivi posto negli anni ’60, viene spontaneo sottolineare l’opportunità di una sosta in Piazza Risorgimento a Lendinara. È un’occasione da non perdere, quanto mai utile per accostarsi ad un passato ricco di memorie, partendo dagli Estensi di Ferrara, che accordarono a Lendinara l’identità di città.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Piazza Risorgimento a Lendinara”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/piazza-risorgimento-a-lendinara/

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