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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Chiesa di S. Giorgio a Trecenta

Celebrato solennemente il 400° Anniversario della Consacrazione

di Rita Bazzi

Ventaglio Novanta n. 14 1997 pp. 26–29

La celebrazione del 400° anniversario della parrocchiale di San Giorgio di Trecenta, avvenuta il 23 giugno scorso, ha richiamato l'attenzione sul sacro edificio che sorge nel comune altopolesano consacrato esattamente il 23 giugno 1596, come è scritto in una lapide sull'atrio di sinistra.

I dati ci sono confermati anche dalla relazione della visita di Mons. Andrea Bertoni (a. 1693), come ricorda A. Gabrielli nel volume "Comunità e chiesa della diocesi di Adria-Rovigo". Altre interessanti notizie sono contenute nel libro: "Notizie storiche di Trecenta" di Cristino Sartorelli.

La vecchia chiesa di Trecenta, dedicata a S. Giorgio ed eretta nella località ancora oggi chiamata Pieve, ebbe il nome di Pieve per concessione di Papa Celestino II (26-9-1143 / 8-13-1144) come risulta da un suo privilegio dato in Laterano in sul finire dell'anno 1143¹.

"Questa chiesa, come dice il Guarini, divenuta dopo quattro secoli, indecente ed incapace al molto popolo, venne in altra parte del paese più ampia e bella riedificata, con la facciata volta all'accesso". È interessante osservare come le antiche chiese fra il VII e il X secolo venissero costruite con la facciata a Ponente per permettere al celebrante all'Altar Maggiore di avere gli occhi rivolti ad Oriente², (usanza che si protrae anche nel periodo romanico-gotico, come testimoniano le più grandi cattedrali).

La costruzione del nuovo tempio, fu avviata nel 1591 e, come narra il Guarini presente alla cerimonia, venne consacrato e aperto al culto la Domenica 23 giugno 1596 dal vescovo di Ferrara Mons. Giovanni Fontana, il quale nello stesso giorno (e in presenza del cronista) benedisse anche il Camposanto che si trova nella immediata vicinanza della chiesa sul lato di mezzodì e che si protendeva al limite del sagrato.

Il prospetto della chiesa è in stile prevalentemente rinascimentale con influssi barocchi più evidenti nei particolari, quali le sculture del portale centrale, le conchiglie, le mensole e cornici interrotte dalle quattro nicchie, le modanature dei riquadri, il coronamento di pinnacoli del frontone e il motivo a stella al centro del timpano dentellato. La facciata fu rifatta in gran parte nel 1760 a seguito dei danni recati dal ciclone del 1729.

Le statue collocate nelle nicchie rappresentano quattro santi, in alto: S. Rocco e S. Sebastiano; in basso: S. Giovanni Evangelista e S. Carlo. L'affresco nella parte superiore (che io ricordo in buono stato di conservazione all'inizio degli anni sessanta, ma oggi quasi del tutto scomparso) rappresenta S. Giorgio col drago, opera del pittore Baldissera di Sermide del 1935.

La chiesa, a pianta a croce latina, è divisa al suo interno in tre navate da pilastri quadrangolari archivoltati. La copertura è a volta a botte, interrotta in corrispondenza delle finestre sulle pareti della navata centrale. All'incrocio del transetto si alza una piccola cupola. Tutto l'interno si presenta intonacato di bianco, con pochi motivi rococò alle finestre e nella cornice di impostazione della cupola; ne scaturisce un effetto di ariosa e semplice spazialità.

Non si conosce l'autore del tempio, le cui dimensioni sono: larghezza m. 25,25 e lunghezza m. 52,30, per complessivi 1320 mq.

La chiesa è fornita di 11 altari: il primo della navata laterale destra è dedicato a S. Carlo, il secondo a S. Gregorio Magno, il terzo è dedicato al Sacro Cuore, il quarto all'Epifania.

I marmi di quest'ultimo altare furono collocati nel 1770 a cura dell'arciprete di quel tempo. La tela rappresenta l'adorazione dei Magi ed è opera pregevole del pittore ferrarese Carlo Bonone³.

Il primo altare a sinistra è dedicato a S. Eurosia, il secondo a S. Gaetano, il terzo alla B.V. di Loreto, il quarto a S. Antonio.

Una tela di grandi dimensioni sovrasta il coro e rappresenta la lotta di S. Giorgio col drago, l'atteggiamento del Santo a cavallo ricorda quello di S. Giorgio di Raffaello conservato al Louvre.

Nel coro a sinistra si trova un altro pregevole dipinto del tardo Cinquecento, realizzato dal Bastirolo con riflessi veneziani e specialmente tizianeschi, che rappresenta un Crocefisso ed un Vescovo che indica un paese situato sullo sfondo.

Il pavimento della chiesa era originariamente in cotto, ma nel 1882, date le cattive condizioni, fu sostituito con lastre di cemento a due colori.

Il campanile, alto m. 55, fu costruito qualche anno dopo l'apertura al culto della Chiesa, come narra il Guarini, nel 1618.

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Come citare questo articolo

Rita Bazzi. “La Chiesa di S. Giorgio a Trecenta”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-chiesa-di-s-giorgio-a-trecenta/

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