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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il Delta di Gulliver

Presso il castello di Mesola allestita una mostra multimediale sull’ambiente della foce del Po

di Daniela Gambaro

Ventaglio Novanta n. 14 1997 pp. 160–163

"Graditi ospiti buongiorno e benvenuti al Delta di Gulliver, la mostra che il castello di Mesola dedica al Delta del Po e alle sue rappresentazioni". Se vi è capitato di entrare alla mostra di Roberto Roda sarete stati accolti con queste parole dalla vostra guida.

La sorpresa è rappresentata da Tanit, l'accompagnatrice turistica, un'inedita eroina dei fumetti creata dall'estro di Giancarlo Alessandrini, Germano Bonazzi, Nicola Mari, Massimo Rotundo, Loredano Ugolini, Roberto Zaghi.

Tanit accompagna il turista in un Delta avventuroso, ricco di miti e leggende: il visitatore, intento nella lettura del fumetto, viene catapultato in un territorio che, divenendo scenario di misteriosi accadimenti, svela il significato dell'insolito titolo "Delta di Gulliver".

Tanit racconta la leggenda secondo cui Dante, smarritosi nella zona durante un viaggio per Ravenna e incapace di orientarsi, si arrampicò sulla quercia di S. Basilio da cui scorse la "retta via". Esempio questo di come il territorio, "essere multiplo", per essere compreso nella sua vastità, per essere visto e osservato nei suoi multiformi caratteri, debba essere "capovolto", debba subire un processo di miniaturizzazione che gli faccia assumere dimensioni umane e quindi intelliggibili.

La gulliverizzazione, cioè il modo di Gulliver di rapportarsi al mondo miniaturizzato di Lilliput, implica un punto di vista eletto e privilegiato. Lo stesso dominio sullo spazio fisico è attuabile sul territorio del Delta tramite una rilettura "tascabile dell'ambiente".

"Si tratta di addomesticarlo, capovolgerlo attraverso un processo di miniaturizzazione, in un gioco di incastri e manipolazioni dove il territorio diventa al tempo stesso contenente e contenuto" ha affermato Roda alla presentazione della mostra.

Introdotto da Tanit in questo viaggio multimediale, continuiamo il percorso e troviamo un varco entro il tronco della secolare quercia di San Basilio, riprodotta a grandezza naturale, che permette di entrare in un “bosco fotografico”. Leggere ed ermetiche strutture architettoniche, abbinate a giochi di luce, riproducono il fusto di altri alberi, entro ai quali ci attendono foto del territorio, eseguite con una particolare tecnica fotografica che permette una visione a 140 gradi simile a quella umana.

Ormai l’atmosfera è creata ed ogni visitatore si è tramutato in un eroe Switiano in grado di dominare la Lilliput deltizia. I mezzi che lo permettono vanno da quelli tradizionali della fotografia, della storia, della leggenda, della cartografia, della musica, della narrativa popolare a quelli futuristi delle immagini satellitari e del computer, che permette di ipotizzare l’evoluzione del Delta sino al 2015.

Alla mostra, conclusasi a fine ottobre, hanno collaborato molti personaggi noti in questo campo: oltre a Dario Voltolini, laureato in filosofia del linguaggio, che è curatore della sezione “Il territorio fra segno e parola – impressioni sul Delta” spiccano Franco Cardini (prof. di storia medievale, università di Firenze), Gian Paolo Caprettini (prof. di semiotica, università di Torino), Alfredo Castelli (fumettista di Martin Mistère), Luciano Bonocini (fotografo), Mario Cresci (designer e fotografo), Angelo Schwarz (prof. di fotografia all’accademia delle belle arti di Venezia), Oscar Kogoj (disegnatore sloveno).

Nell’ambito delle rappresentazioni del territorio rientrano anche i fotoromanzi e, proprio nell’ambito dell’iniziativa, la casa editrice “Lancio” ha ambientato tra Ferrara, Mesola e Adria un fotoromanzo sulla rivista “Sogno”.

Altra simpatica trovata è quella di Roda, che, ispirandosi al “curtlen”, il coltello arcuato che i pescatori di anguille utilizzavano per curare il pesce, ha ricreato, quale simbolo della mostra, un coltellino simile, che può essere acquistato dai visitatori.

Roberto Roda definisce il “Delta di Gulliver” una “mostra-laboratorio dal carattere fortemente divulgativo, caratterizzata da aspetti innovativi, che si pone come nuova riflessione del Delta del Po, come punto di riferimento per tutti gli studi futuri sul territorio.

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Come citare questo articolo

Daniela Gambaro. “Il Delta di Gulliver”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-delta-di-gulliver/

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