Percorrere la strada Romea, oggi è un' impresa talvolta difficile: automobili, autocarri, camper, roulotte, ecc. che corrono, sorpassano, suonano, si agitano … in un ritmo sempre più frenetico, quasi una spirale ogni giorno più vorticosa.
Quando, finalmente, il viaggiatore raggiunge la destinazione prefissata, tira un sospiro di sollievo per lo "scampato pericolo".
Ma com'era la Romea nei tempi antichi e come si chiamava? Era in sostanza la via Popillia, costruita un secolo dopo la Flaminia, nel 622 di Roma, cioè nel 132 a.C., dal Console Publio Popillio dal quale prese nome. Essa prolungava la Flaminia da Rimini fino ad Aquileia.
Probabilmente Popillio non è riuscito a portare a termine il lavoro fino ad Aquileia, ma giunse soltanto a Concordia di Venezia.
Da tale località sembra che la strada sia stata ultimata e stratificata da uno degli Annii, da Tito Annio Rufo, console di Roma nell'anno 626. Tale ipotesi è suffragata dalla denominazione Annia, attribuita a questo tratto di strada, come risulta da un cippo rinvenuto presso Concordia.
Lo storico Mommsen riconosce, nella sua carta della decima regione italica "Venetia et historia", che il nome di Popillio fu conservato dalla pietra miliare di Adria, illustrata dal ferrarese Filippo Borgatti.
Proprio a testimonianza della presenza del percorso della Popillia attraverso Adria è il rinvenimento della pietra miliare presso la chiesa di S.M. Assunta della Tomba, che costituisce uno dei dati più antichi. Su di essa è indicata la distanza di 81 miglia, circa 120 km. che separava Adria da Rimini.
Sotto Traiano, la Popillia era una grande via consolare, una delle vie principali, dirette alla capitale, sulla quale correva un servizio postale riservato all'Impero, "cursus-publicus" con stazioni di pernottamento, le "mansiones" ogni 50 miglia e stazioni per il cambio degli equipaggi, le "mutationes" ogni 5-10 miglia.
Si pensa che il tracciato della strada Popillia – in riferimento agli antichi documenti e facendo il confronto fra essi e la tavola Peutingeriana – corrisponda, fra Ravenna e Chioggia, al tracciato della strada antica. Lo stesso Mommsen ammette che la località di Eurione, segnata nella Peutingeriana, corrispondesse a Chioggia e al suo porto.
A Chioggia la strada si arrestava, e l'indicazione del suo tracciato veniva data dallo studio delle distanze e delle mutazioni segnate dalla Peutingeriana fra Chioggia e Altino.
La larghezza media della via doveva essere di dodici piedi romani, cioè di tre metri e sessanta; tuttavia con i marciapiedi laterali di circa 60 cm. ciascuno, raggiungeva complessivamente i cinque metri.
La legione romana la stratificò attraverso il Delta del Po. Qui, ad oriente, la strada si gettava lungo i lidi marini, le lingue di terra fra il mare e la laguna di Comacchio; quasi in linea retta saliva ad Adria e da Adria a Chioggia, per aggirare secondo alcuni, la grande laguna veneta fino ad Altino per raggiungere Aquileia.
Lungo il percorso, essa era affiancata dalla romana Fossa Augusta, un canale navigabile che congiungeva Ravenna attraverso la Padusa e le valli di Comacchio con Adria ed Altino, per mezzo di barche leggere dette "cursorie".
La Popillia risaliva così da Rimini al Veneto, passando per Ravenna e per il ramo Primario (l’odierno Reno), per le città etrusche del Delta ferrarese Sacis e Nerona, le attuali Cella e Codigoro, per Cornicula, l’attuale Mezzogoro, detta anticamente così perché collocata presso uno dei “corni” del fiume, per Adriani o Ariano che risente del nome di Adria e infine per Fossis, l’attuale Cavanella d’Adige.
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e con l’invasione dei Barbari, iniziò un periodo di stasi e di regresso; in questi secoli e durante il Medioevo, il tracciato peggiorò sensibilmente.
La Popillia diventò la strada Romea, strada di Roma cristiana. I pellegrini la frequentavano, e “romeo” era detto chi, mosso da motivazioni spirituali, andasse e venisse da Roma.
Mancando la manutenzione, l’importante arteria progressivamente si depauperò: scomparso a poco a poco il selciato, rimase una traccia lieve nell’erba da un canale all’altro, dall’uno all’altro ramo del grande fiume.
Durante il Medioevo le opere agricole furono abbandonate, gli argini dei fiumi e dei torrenti trascurati, distrutti i canali e lasciata via libera alle inondazioni e alle paludi. La Popillia, diventata Romea, si ridusse a un sentiero fra zone semidesertiche e malariche, tra valli stagnanti e traghetti fluviali.
Così, col tempo, la strada si spezzò e affondò in territorio ferrarese e adriese tra le inondazioni del Po. Da Rimini si toccava Ficocle, attuale Cervia, poi Ravenna, Pomposa per raggiungere Mesola, Ariano, Adria, Chioggia.
Nel Delta i rami si attraversavano con barche piatte, protette ai lati da un tavolato.
Gli stessi Veneziani percorrevano tale via, passando per i quattro posti delle bocche del Po, sostando a Primario, Volano, Goro, Fornaci, piuttosto che attraversare da Venezia a Ravenna il mare.
La fine della Repubblica Veneta segnò la fine della via Romea. L’Austria cancellò gli ultimi resti della strada.
Ma, nel settembre 1929, l'Amministrazione provinciale di Venezia ebbe l'idea di ripristinare l'antica strada Romea. Fu allora costituito un Consorzio interprovinciale fra le province interessate: Venezia, Rovigo, Ferrara, Ravenna.
Sorse così la nuova Romea, che abbreviava di oltre cento chilometri il percorso da Venezia a Roma, e costituiva un'importante via di transito e collegamento fra i porti di Ravenna, di Chioggia, di Venezia. Il percorso era in gran parte quello tracciato dai legionari e seguito dai pellegrini.
Così da Ravenna a Venezia si estende, oggi, la nuova via Romea per circa 145 km.
Personaggi illustri hanno transitato per questa strada, come Dante Alighieri che, invitato da Guido Novello da Polenta, nipote di Francesco da Rimini, andava da Ravenna a Venezia per definire il problema della cattura di certe navi da parte dei Ravennati. Al ritorno, verso Comacchio fu colto da febbri malariche e giunse a Ravenna febbricitante, per morire nella notte tra il 13-14 settembre 1321.
Per la Romea passò Garibaldi, dopo la caduta della Repubblica Romana, con i resti della sua legione. Inseguito e cannoneggiato alla punta di Goro, disperse i suoi uomini tra le valli di Comacchio e la pineta. Anita fu portata agonizzante nel capanno della fattoria Guiccioli e alle Mandriole morì.
Ancor oggi, percorrendo questa via, se per un attimo chiudessimo gli occhi, potremmo forse "vedere" nobili cavalieri e gentili dame in viaggio verso l'antica Roma, tra pinete e boschi, su possenti cavalli e, quasi quasi, ci verrebbe la voglia di fermarci un attimo, sotto l'ombra di un pino, per parlare per un po' con Dante Alighieri dei problemi della sua e nostra Italia.
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Come citare questo articolo
Roberta Fava. “La via Romea”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-via-romea/