La collezione di ceramiche del Museo Civico delle Civiltà in Polesine, nata da un primo importante nucleo costituito dalle raccolte del C.P.S.S.A.E., ha avuto negli ultimi tempi un sostanziale incremento. Infatti durante i lavori per la ristrutturazione del Monastero di S. Bartolomeo, sede del museo stesso, sono stati rinvenuti numerosi piatti, boccali, bacili, scodelle databili tra il XIV e il XVIII secolo.
È da considerare circostanza particolarmente fortunata il poter disporre di reperti legati al complesso nel quale sono ospitati. Questa memoria storica, questo recupero di stoviglie appartenenti alle vicende del luogo dal quale sono emerse, consente di ricostruire, anche se in modo solo parziale e frammentario, i momenti della quotidianità, la storia comune di un mondo che ci appare ancora misterioso. Nello stesso tempo documenta i contatti e l'intrecciarsi di rapporti della comunità monastica con altre realtà, fornendo importanti informazioni sul tipo di vita, sulle tecnologie, sul gusto estetico, sulle vie di comunicazione e i commerci dell'intera area.
Dopo la mostra “La meraviglia del consueto”, curata dal dott. Raffaele Peretto, direttore del Museo, e allestita a Rovigo nel 1995 presso la Pescheria Nuova, ulteriori ritrovamenti nell'ex Abbazia Olivetana hanno portato alla luce una consistente quantità di materiale ceramico, gran parte del quale era servito come riempitivo per alzare il livello del pavimento di alcuni locali al piano terra.
Attualmente la pulitura e la classificazione dei cocci non sono ancora completate, sono stati però individuati gruppi omogenei di frammenti che hanno reso possibile la parziale ricostruzione di numerosi manufatti. Tra questi dei piatti e dei bacili del XVIII secolo di origine vicentina e un grande catino monocromo verde, che supera i 60 cm. di diametro e i 50 di altezza, dimensioni particolarmente ragguardevoli e mai riscontrate in Polesine.
Proviene invece dall'ex orto botanico il bellissimo piatto rinascimentale graffito, decorato con leone marciano, che è oggetto di studio da parte del prof. Michelangelo Munarini.
In seguito a questi recenti recuperi, a cui si aggiungono nuovi reperti provenienti dal cortile di palazzo Roverella, sono state avviate collaborazioni, sia con singole persone, sia con Enti e Istituzioni, e sono stati attivati dei laboratori didattici, come gli stages sul restauro della ceramica denominati “Vacanze al museo”, che negli ultimi due anni hanno visto impegnati studenti e insegnanti dell'Istituto Statale d'Arte di Castelmassa, insieme ad alcuni studenti del Corso Sperimentale Artistico dell'Istituto Magistrale “Roccati”.
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Come citare questo articolo
Mauro Cesaretto, Luciano Scarpante. “Le stoviglie degli Olivetani”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-stoviglie-degli-olivetani/