È un itinerario inconsueto quello che qui proponiamo, a "caccia" dei toponimi che contraddistinguono le varie località di Porto Tolle, il principale comune del Delta padano.
Il fascino di alcuni luoghi, il mistero di certe zone, è non solo legato ma spesso anche evocato dal loro nome. Si pensi, viaggiando tra mito, filosofia e fantasia, all'Atlantide, ad Utopia ed all'isola che non c'è: subito, in uno spazio aperto all' immaginazione, salteranno agli occhi le similitudini con il Delta del Po.
Già, il Delta del Po ha rischiato di scomparire in mare come l'Atlantide ma, come afferma Gian Antonio Cibotto introducendo il racconto "Scano Boa", "il Delta Padano non esiste".
Dunque l'isola che non c'è?
Beh, più che un'isola è più corretto parlare di un paese che non c'è: Porto Tolle è il cuore del Delta del Po ma, a provare a cercarlo, si potrebbero perdere ore su ore in ricerche senza esito.
Eppure, su documenti e registri polverosi, è ben impressa una data di nascita: 23 aprile 1867. Seguendo le direttive del Ministero degli Interni, che suggeriva di fissare per il comune un nome "non confondibile" con altri comuni del Regno, il Consiglio Comunale di San Nicolò si riunì in tale data per proporre un nome che, conservando l'idea della posizione geografica del Comune, potesse essere facilmente accettato e riconosciuto dal pubblico. La scelta cadde su Porto Tolle, "nome conosciuto da tutti tanto per la navigazione che per la importanza di questo ramo di Po, che è il principale fra tutti i rami, che mettono al mare".
La tradizione orale, che vuole che Porto Tolle derivi da "Porto de tole" (forma dialettale per tavole di legno), trova così fondamento. Generalmente è Ca' Tiepolo, attuale sede comunale, a venir confusa con Porto Tolle, che invece indica tutto il territorio delimitato dal Po di Maistra, dal Po di Gnocca e dal Mare Adriatico. L'esteso comune un tempo era denominato San Nicolò (il Santo protettore dei pescatori e dei naviganti) e si identificava con Ca' Venier, all'epoca il principale centro abitato, che al Santo dedica tuttora la chiesa.
Chiarito che Porto Tolle, come centro abitato, non esiste, abbiamo però diversi altri paesi e località che contribuiscono ad alimentare misteri e leggende del Delta. Immediatamente riconducibili agli ex proprietari, in genere nobili veneziani che qui avevano case, proprietà agricole e riserve di caccia o pesca, sono Ca' Tiepolo, Ca' Venier, Ca' Zuliani, Ca' Dolfin, Ca' Farsetti (ora Donzella), Ca' Mora ma anche Polesine Camerini, Polesine degli Schiavoni e, meno direttamente Santa Giulia. Quest'ultima borgata, un tempo denominata Polesine dei Sospiri (sospiri degli abitanti che dovevano faticare per far tornare abitabile la zona dopo le periodiche alluvioni) potrebbe aver preso l'attuale nome da una tenuta, appunto Santa Giulia dei Locatelli, che successero ai Sullam nella proprietà. Una denominazione attribuita in onore della figlia o della sorella del proprietario.
Sfugge a questa regola Ca' Mello che, non sembra riconducibile alla famiglia Mello realmente esistita, dato che mantiene vivo il ricordo dell'esistenza di un vecchio ramo del Po, Cammello o Camello, così chiamato a causa della sua gibbosità. Avvalora questa ipotesi la tortuosità della strada che conduce alla frazione, la quale segna la linea arginale del vecchio ramo interratosi progressivamente sul finire del secolo scorso.
Se, come vuole la tradizione, Donzella ricorda la figlia nubile di Farsetti, il Po di Gnocca o della Donzella si presta a scherzosi equivoci. Per i turisti, soprattutto bolognesi, gli operatori sono soliti mettere in relazione le due denominazioni inventando (ma chi dice che non sia vero?) la storia della donzella, che la tradizione orale vuole sia stata anche una bella … ragazza, che si sarebbe uccisa gettandosi tra le acque di questo ramo del Po.
Al di là delle leggende confezionate a volte su misura, è probabile che, in corrispondenza di Gnocca, paese ormai spopolato ma un tempo tra i principali del comune, il fiume presentasse un'ampia ansa o che ci fosse un rialzo, una duna fossile particolarmente evidente (gnocca in dialetto significa bernoccolo o rigonfiamento) tale da connotare il luogo. Si tenga presente che tra Ivica e Santa Giulia c'è anche Gnocchetta, quindi un'ansa od un rialzo più piccolo, che richiama la denominazione della località posta solo qualche chilometro più a monte dello stesso ramo del Po.
Un nome derivante da una caratteristica geografica o di lavoro non è un fatto insolito. È il caso di Pila che non deve il suo nome alla presenza del faro (opera che è sorta molto più recentemente) quanto alla pilatura del riso.
Boccasette o Maistra, è la borgata posta sulla settima bocca del Po, il ramo di Maistra che deriva da maestro e cioè principale: nei secoli scorsi questo era il ramo del Po con maggior portata, e solo le opere di ingegneria idraulica di Veneziani ed Austriaci hanno fatto sì che il corso principale del fiume mutasse direzione depauperando d'acqua il ramo di Maistra.
Scardovari è il paese della scardova, il pesce d'acqua dolce che sosteneva l'economia e la dieta dei primi abitanti.
Le località di Giarette e Garetto non derivano, come sembrerebbe, da ghiaia ma da sabbia: "ingiararse" è infatti un modo di dire per insabbiarsi. Le due località potrebbero così indicare una piccola ed una grande spiaggia che, precedentemente, erano secche da evitare per le imbarcazioni.
Bonelli (Levante e Ponente) deriva da bonello, l'insieme di barene (isolotti fangosi) che, convogliando i flussi di marea all' interno delle lagune, consentono il ricambio acqua dolce-acqua salata.
Molti toponimi sono descrittivi o didascalici: Forti era un rialzo sabbioso utilizzato dagli austriaci per presidiare la bocca a mare del Po di Tolle.
Dalla parte terminale del Po di Pila, la Busa Dritta, si staccano la Busa di Scirocco e la Busa di Tramontana, rami navigabili che sfociano in mare in direzione dei due venti. La Busa del Bastimento indica probabilmente una nave affondata nei pressi della bocca ed un affondamento ci deve pure essere stato nella Laguna del Burcio e nello Scano del Canon da cui doveva emergere, se non proprio il cannone di una motovedetta dell'ultimo conflitto, almeno un albero od una ciminiera.
L'isola della Batteria prende il nome dalla postazione militare che, sempre nel corso dell'ultima guerra, presidiava cielo e mare, mentre la Barricata era una vera e propria difesa posta dall'uomo per tutelarsi dall'irruenza del fiume e del mare.
L'Isola dei Gabbiani o Bacucco, nonostante la contesa tra il comune di Porto Tolle e Taglio di Po per la linea di confine, non ha bisogno di spiegazioni perché in essa si trova l'habitat congeniale per i gabbiani, vero paradiso per la nidificazione. Sembrano di facile identificazione (ma l'apparente facilità può ingannare) altri toponimi come quelli che contraddistinguono lo Scano del Galo, del Palo e la "mitica" Scano Boa.
Più complessa la spiegazione della denominazione attribuita alla laguna del Barbamarco: barba in dialetto veneto significa zio mentre Marco può essere un nome proprio. Si può sostenere che la laguna dello zio (barba) Marco derivi dalla presenza dell'abitazione, un casone di canna, di un personaggio che ha consentito nel passato di riconoscere, identificare, questa laguna; si tratta però di supposizioni, plausibili ma senza alcuna prova.
L'apparente semplicità nel ricostruire l'origine dei nomi, la descrizione fino al didascalismo non vuol dire però mancanza di fantasia e non è neppure appannaggio esclusivo delle popolazioni del Delta. In fondo l'origine di molti toponimi affonda in un fatto o in una caratteristica del luogo che può a volte essere nobilitata da una radice latina: è una prassi normale.
Zone d'ombra, di mistero, restano in ogni caso. Solo la fantasia e l'immaginazione, più che la storia ed i documenti, ci potranno chiarire l'origine di Maestrazza, Cassella, Ivica, Ocaro, Pellestrina, Sacca del Canarin, del Basson, di Bottonera, di Vallesella e Vallesina e di chissà quanti altri luoghi che l'uomo del Delta del Po ha chiamato in modi forse oggi non spiegabili ma che, originariamente, avevano un preciso senso.
I nomi in fondo non sono che convenzioni che servono ad identificare persone, cose e luoghi: è questa la loro funzione.
Da parte nostra, indagando su alcuni toponimi della zona più orientale del Polesine, contiamo di aver suscitato un interesse in più verso il Delta. Anche dalla conoscenza dell' etimologia dei nomi di alcune località basso polesane può nascere infatti lo stimolo per una visita al suggestivo ambiente in cui il fiume con i suoi bracci si protende nel mare.
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Come citare questo articolo
Enrico Garbin. “Nei Delta a caccia di… toponimi”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/nei-delta-a-caccia-di-toponimi/