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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Verso la foce

Un itinerario cicloturistico dal Po di Levante all’Adige

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 21 2000 pp. 10–17

Ad est del ponte della Strada Romea, presso il Po di Levante, sorge Corte Ca’ Cappello, nell’omonima frazione del comune di Porto Viro, che individuiamo come opportuno punto di partenza per un itinerario cicloturistico nel Delta settentrionale. Si tratta di un percorso di circa 25 chilometri, destinato a snodarsi lungo vie fluviali per concludersi alla foce dell'Adige in località Casoni. Un itinerario quindi che può essere realizzato anche in barca, ma che in bicicletta permette forse un contatto più puntuale con il territorio. E perché non pensare al cavallo? È un'ipotesi anche questa che – come si avrà modo di notare nel corso dell'escursione – va presa in considerazione.

Ca' Cappello ci accoglie con il suo grande complesso architettonico risalente al XVI secolo, che disegna un grande rettangolo attorno ad una ampia aia, manifestando tuttora, nonostante crolli e rifacimenti succedutisi nel tempo, la sua determinante consistenza. Un tempo la grande struttura, dominata da una torretta colombaia ormai scomparsa, doveva rappresentare un insediamento davvero strabiliante, emergendo saldamente su un territorio ancora instabile, caratterizzato da ampi specchi palustri, su cui sorgevano soltanto fragili casette fatte di canne. E forse proprio per la sua imponenza, ed anche per il fatto di essere stata voluta da un conte-abate, nonché per le arcate che la caratterizzano, per tutto questo la poliedrica costruzione fu per secoli denominata dal popolo “il Vaticano”. (Vedasi a tal proposito nel n. 16 del Ventaglio Il Vaticano del Delta di Paolo Ballarin).

Sono proprio le scenografiche arcate, fiancheggiate da tipiche lesene, che attraggono la nostra attenzione: era questo l'accesso alle stalle, oggi del tutto inagibili a causa di vistosi crolli del tetto. Non sorprenda l'imponenza architettonica riservata a questo edificio di servizio: nei secoli scorsi, proprio alle stalle e alle scuderie, concreta testimonianza del valore economico del fondo rurale, veniva assegnato un rilevante ruolo di rappresentanza, e pertanto lo stabile spesso veniva curato, almeno esteriormente, più della stessa abitazione dominicale.

Si coglie il senso del passato nei crolli dell'edificio, che fa pensare alla suggestione di certi quadri romantici con paesaggi dominati da resti architettonici di altre epoche. Una sensazione fuggevole, che lascia ben presto spazio alla riflessione sulla necessità di un'azione di consolidamento prima che ulteriori cedimenti cancellino completamente l'immobile.

Da questo punto di vista con piacere siamo in grado di apprezzare in loco un riuscito recente intervento di recupero, realizzato dal comune di Porto Viro con un fondo europeo: il ripristino ha interessato due casette addossate al muro di cinta della corte, al cui interno, a cura del Ce.Di., è stato allestito il Museo della Corte, con arredo ed oggettistica della civiltà contadina, che abbiamo modo di gustare durante la nostra visita.

Fatta un'ulteriore sosta presso la chiesetta che sorge a fianco del lato settentrionale del complesso di Ca' Cappello, ci avviamo verso il vicino fiume, il Po di Levante, che scorre lento verso il mare distante una decina di chilometri.

Ci muoviamo in senso opposto alla corrente, incontrando quasi subito un ampio insediamento industriale: si tratta dei Cantieri Navali Visentini, importante ed attrezzato punto di riferimento dell'imprenditoria bassopolesana, ove si costruiscono motonavi di consistente tonnellaggio. Percorriamo frattanto la Strada Romea per circa trecento metri, per seguire poi la direzione Adria e raggiungere la località Villaggio Norge nel Comune di Rosolina.

Una stele qui ricorda la tragica alluvione del Novembre 1951 che, originatasi da una falla dell'argine sinistro del Po nel comune di Occhiobello, giunse a colpire anche questo lembo del basso Polesine. Il quale poté risorgere anche grazie ad un piano di assistenza, provvidenzialmente giunto dalla lontana Norvegia, il cui nome da allora contraddistingue la borgata di Rosolina in cui ci troviamo.

Proprio in questa zona, dal Po di Levante prende vita il Po di Brondolo, un rettilineo canale che collega il ramo più settentrionale del Po con l'Adige, proseguendo poi ulterirmente verso il Brenta, che viene raggiunto in località Brondolo nelle vicinanze di Chioggia.

Ci portiamo sull'argine del fiumecanale, sulle cui acque sta transitando una chiatta e dove alcuni pescatori godono del clima agreste e tranquillo che caratterizza il luogo. La strada arginale ben presto si presenta però alquanto impervia, per cui decidiamo di scendere dall'argine per seguire il tragitto parallelo di via Bassafonda, lungo la quale improvvisamente, sulla nostra destra, si apre un'azienda equituristica che decidiamo di visitare.

Si tratta del Circolo Ippico West Horse Club di Rosolina, ove veniamo accolti con molta cortesia dal titolare Stefano Zanellato, che ci illustra le caratteristiche dell'iniziativa, qualificato punto di riferimento per passeggiate a cavallo nel Delta del Po. Dopo aver colto l'invito a salire su una docile cavalla per un breve saggio di cavalcata, ringraziando per l'ospitalità, riprendiamo il nostro itinerario per via Bassafonda, strada che, seguendo l'antico cordone delle dune, corre tra orti ben curati e, dopo circa tre chilometri, raggiunge la località Volto.

Ritorniamo frattanto sulla strada arginale, rifattasi praticabile, percorrendo l'ultimo tratto del Po di Brondolo per raggiungere la conca con porte vinciane che permette ai natanti di passare all'Adige: si tratta di Conca Cavanella destra di fronte alla quale, dalla parte opposta del fiume si apre l'omologa conca sinistra, presso la quale sorge il paese di Cavanella d'Adige, in provincia di Venezia. Il nome della località, ultimo paese sull'Adige prima della foce, deriva da cavana, termine veneziano utilizzato per indicare il ricovero delle barche, testimonianza dell'importanza che dall'antichità ha qui avuto il transito fluvio-marittimo.

Ed infatti in zona fin dal tempo dell'imperatore Augusto sorgeva una darsena: nella vicina borgata di Corte Cavanella, in comune di Loreo, scavi archeologici effettuati negli anni '80 hanno portato alla luce un grande complesso romano, più volte rimaneggiato in un arco temporale che va dall'età augustea fino agli inizi del V secolo d.C .. La struttura, nonostante abbia cambiato più volte nel corso dei secoli la propria fisionomia, ha mantenuto sempre un rapporto prioritario con le acque. L'ultima destinazione fu prevalentemente portuale, caratterizzata da un'ampia darsena con le sponde arginate da consistenti palizzate. Tra i vari reperti provenienti da Corte Cavanella, conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Adria, particolarmente suggestivo è un oscillum, ovvero una maschera di terracotta che si soleva appendere ad un ramo di un albero o alla porta d'entrata della casa per allontanare il malaugurio. Gli scavi archeologici hanno inoltre portato alla luce due imbarcazioni con oggetti da cucina, vetri e anfore di produzione africana e spagnola, dimostrando l'importanza della località, attivo emporio di scambio fluvio-marittimo dell'antichità. Va detto infine che, sulla famosa Tabula Peutingeriana del IV sec. d.C., è possibile identificare Corte Cavanella come la Mansio Fossis, una località nota pertanto non solo come porto, ma anche come attiva stazione di sosta terrestre, posta lungo il prolungamento costiero della via Popillia dopo San Basilio, ovvero Mansio Radriani, e dopo la Mansio Septem Maria presso l'attuale Contarina.

Corte Cavanella, denominata Mansio Fossis, era dunque uno snodo importante per i commerci, terrestri, marittimi e fluviali. Quasi sicuramente non era però l'Adige il fiume che scorreva nella zona, ma un antico ramo del Po, o una fossa con questo comunicante. Il ricordo della Fossis romana non si è mai del tutto cancellato, lasciando una traccia nella toponomastica locale: avremo modo di sottolinearlo nella fase conclusiva del nostro itinerario, transitando davanti a Porto Fossone.

Riprendiamo frattanto il nostro tragitto lungo la strada arginale nel senso della corrente fluviale, e superiamo in rapida successione la linea ferroviaria Rovigo-Chioggia e la strada Romea, fino a raggiungere il Ristorante Mediterraneo che sorge presso alcuni laghetti: si tratta di gorghi, certamente alimentati da acque sotterranee provenienti dal vicino Adige.

Una piccola oasi verde si stende attorno alle acque sorgive, lentamente solcate da alcune anatre che sembrano godere dell’ombra offerta da fronzuti salici piangenti. Sotto l’argine dell’Adige si snoda la strada che porta a Rosolina Mare, che imbocchiamo per fare ben presto una tappa lungo il fiume ove l’associazione motoscafistica Terramare di Rosolina sta compiendo prove con veloci scafi.

Il tempo di scattare una foto, poi, dopo qualche centinaio di metri, un’altra brevissima sosta per osservare da vicino una casetta tipica del delta, purtroppo in stato di abbandono, dominata da due camini simmetrici culminanti con grandi comignoli a dado, caratteristici dell’architettura rurale basso polesana. Ci troviamo in località Portesine: nome che ricorda come qui si aprissero un tempo delle piccole “porte” che lasciavano passare l’acqua del fiume verso le vicine valli di Rosolina. E proprio da qui inizia infatti la famosa Strada delle Valli (descritta nel n. 17 del Ventaglio, a cui si rimanda per eventuali delucidazioni).

Riprendiamo frattanto il nostro itinerario pedalando per un paio di chilometri, finché la strada si biforca: a destra si prosegue per Rosolina Mare, mentre noi restiamo sulla sinistra, salendo nuovamente sull’argine. L’Adige, ormai vicinissimo alla foce, contrastato nel raggiungere il mare dal cuneo dell’alta marea, nel corso degli anni ha qui depositato del limo, dando vita ad un isolotto denominato Isola Bosco di Mezzo. Proprio di fronte sorge Porto Fossone, a cui abbiamo accennato nella tappa di Cavanella, oggigiorno importante punto di riferimento per diportisti nautici.

L’ultima parte del nostro tragitto si sviluppa per due chilometri all’interno di un’ombrosa selva di pini e lecci. La frescura ed il profumo del bosco mettono ali al nostro pedalare, per cui in un baleno raggiungiamo la conclusione del nostro itinerario in località Casoni. Qui l’Adige, il secondo fiume d’Italia, dopo un lungo corso di 410 chilometri iniziato al Passo di Resia, raggiunge il mare che si apre con la sua suggestione di smisurata grandezza.

È d’obbligo una sosta sulla bianca spiaggia ove non possiamo sottrarci all’impulso ancestrale di raccattare qualche conchiglia. Verifichiamo frattanto che è l’ora del pranzo, per cui decidiamo di chiedere accesso all’attiguo Campeggio “La Margherita”, per utilizzarne il punto di ristoro.

Veniamo accolti con estrema cortesia da uno dei titolari, Andrea Cappellino che, dopo averci fatto visitare la struttura ricettiva (da poco arricchita dalla presenza di confortevoli casette mobili aperte tutto l’anno) ci accompagna al nuovo ristorante, presso cui si trova uno spazio attrezzato ove, nel corso della giornata, si sviluppa l’animazione, vanto del campeggio. L’aria del mare, le cui onde si frangono oltre la duna, entra frizzantina nel ristorante, ove ci accingiamo a gustare un menù a base di pesce. Un’ottima conclusione per una bella pedalata, che ci ha portati a scoprire angoli inconsueti del basso Polesine, terra che offre potenzialità turistiche di tutto rispetto, per la cui valorizzazione finalmente si stanno compiendo dei passi che auspichiamo decisivi.

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Lino Segantin. “Verso la foce”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/verso-la-foce/

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