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STORIA - TRADIZIONI

Il Polesine in età romana

I confini del territorio e l’esplosione demografica del I sec. d.C.

di Riccardo Celeghin

Ventaglio Novanta n. 21 2000 pp. 48–51

Dalle tre testimonianze antiche a noi pervenute riguardanti il delta del Po e la fascia costiera ad esso pertinente, la più ampia è quella svolta da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia. Questa, oltre a descrivere il territorio dal punto di vista strettamente ambientale basandosi sugli elementi fisiografici, con la descrizione peculiare delle foci e dei rami deltizi del fiume, illustra le opere di bonifica e di sistemazione idraulica realizzate dai romani.

Il primo rilevante intervento fu effettuato in età augustea, con la costruzione della fossa Augusta nel settore meridionale del delta; seguì in età claudia la costruzione della fossa Clodia e portus Aedro nel settore meridionale (corrispondente agli odierni territori di Chioggia e Cavarzere); e in età flavia fu realizzata la fossa Flavia nel settore mediano del delta dove già erano intervenuti gli Etruschi.

Queste opere, finalizzate a collegare i vari rami fluviali e gli specchi d'acqua del delta, così da permettere una comoda navigazione per le acque interne ed il facile accesso ai vari centri, rientravano nel complesso sistema di adattamento dell'ambiente e pianificazione del territorio in ambito agrario, idrico e viario ideato dai Romani in conseguenza del processo di espansione politico e militare avviato nel Veneto fin dagli inizi del secondo secolo a.C.

Probabilmente le popolazioni deltizie erano già entrate in contatto con i Romani fin dall'inizio del III secolo a.C., legate da vincoli di amicizia come ipotizzato per la città di Ravenna; questo in base al fatto che Adria, centro di antica tradizione urbana e commerciale il cui sito era abitato fin dal VI secolo a.C., era situata in una posizione strategicamente importantissima per il controllo dell'Adriatico e collegata con l'entroterra dal corso della Philistina ed altri rami del Po.

Nel II secolo a.C., la città si legò a Roma con un patto federativo o con una forma di prettorato dalla quale si passò, all'inizio del I secolo a.C., all'acquisizione del diritto latino, dopo la Legge Pompeia sui Transpadani.

Il diretto interessamento romano al territorio della città di Adria è documentato dalle costruzioni delle due strade che interessavano direttamente la città: la via Popilia nel 132 a.C., che doveva collegare Adria con Rimini tramite Ravenna, e la via Annia nel 131 a.C., che la doveva collegare con Padova, Altino ed Aquileia. La più antica testimonianza romana è, appunto, il miliario ritrovato nel 1844 vicino alla "Chiesa della Tomba" presso i resti di una strada romana, posto dal console Publius Popilius Lenas per indicare l'arrivo in città della Via Popilia (132 a.C.).

Il processo di romanizzazione si completò definitivamente nella seconda parte del I secolo a.C., quando, dopo l'estensione del pieno diritto romano a tutta la regione padana, ci fu la creazione tra il 49 ed il 42 a.C., del municipium Atriae, iscritto, con quello di Ravenna, al distretto elettorale della tribus Camilia.

Si può proporre proprio nel periodo immediatamente successivo alla creazione del municipio la cronologia dell'opera più sorprendente effettuata dai romani in territorio padano: la grande centuriazione, visibile dalle foto aeree, che si estende tra Rovigo ed Adria, a nord del corso del Canalbianco, per circa duecento km², delimitata dai due paleoalvei legati alle diramazioni più settentrionali del sistema deltizio padano.

L'orientamento del decumano massimo dell'area presa in esame segue l'andamento del bacino interfluviale dei due paleoalvei padani, identificandosi nel tracciato stradale che, con direzione Sud-Ovest-Nord Est, partendo dai pressi di Rovigo, raggiunge la località di Monsole (a Nord di Cavarzere), dopo un percorso di circa ventidue chilometri.

All'interno di ogni singola centuria, la cui misura è di 27 actus per lato, si sono notate, grazie alla fotografia aerea, altre lineazioni: fossi e scoline che si riconnettono alla sistemazione idraulica dei fondi, allo scopo di facilitare il drenaggio dell'acqua e garantire lo sfruttamento agricolo del suolo.

In base all'orientamento di queste lineazioni, si sono individuate tre aree distinte di bonifica che, rispettivamente a Nord, ad Est e a Sud-Ovest di Adria, interessavano altrettante vie di epoca romana, la Popillia, l'Annia e la "via per Gavello" che era in relazione con percorsi verso il Veronese e l'area Emiliana. Le opere di bonifica, quindi, erano finalizzate anche alla buona tenuta dei percorsi stradali ed alla sicurezza idraulica della sede municipale con il relativo porto.

Per quanto riguarda l'estensione dell'agro di Adria romana, ipoteticamente si può individuare il limite settentrionale nel corso iniziale dell'Adigetto e quello attuale dell'Adige che delimitavano il confine con gli agri di Padova ed Este, escludendo la zona di Lendinara e Badia, dove sono state rinvenute rispettivamente le lapidi funerarie di Sextus Aponius e di Caius Baebius, nelle quali è attestata chiaramente l'appartenenza alla Tribus Romilia della circoscrizione municipale di Este. Non si può escludere, comunque l'ipotesi che il confine fosse spostato più a Sud, delimitato dall'asse idrografico Tartaro-Fossa Filistina (vedi il percorso del fiume fossile, il cosiddetto Po di Adria, da Trecenta a Rovigo e l'alveo dell'attuale Canalbianco) così da includere anche la zona di Trecenta.

Per quanto concerne quest'ultima, infatti, le ricerche sull'idrografia antica e la rilevazione dei paleoalvei hanno dimostrato come in tempi diversi ci fossero stati dei corsi d'acqua che avevano percorso la pianura intorno a Rovigo per sfociare poi a Nord di Adria, rendendo così più ampio il delta del Po. Potrebbe essere proprio uno di questi corsi d'acqua che, passando per Trecenta, Fratta Polesine, Arquà Polesine, Rovigo e proseguendo quindi fino a sfociare nell'Adige, fungeva da confine con l'agro di Este. A questo, inoltre, va aggiunto il recente rinvenimento a Trecenta della stele di un soldato della V legione, Lucius Elvius Fronto, iscritto alla stessa tribus Romilia che, come gli altri militi dello stesso corpo, doveva appartenere al municipio Atestino.

Il limite orientale era delimitato dal mare mentre il confine meridionale con il territorio di Ravenna potrebbe essere stato il corso del Po di Ariano, corrispondente in parte all'odierno Po di Goro, lasciando ad Adria la zona di Ariano, il cui nome richiamerebbe quello di vicus Hadrianus, collocato nel punto di accesso al territorio per chi proveniva dall'agro di Ravenna. Questa tesi è suffragata dal ritrovamento, a San Basilio di Ariano, di una stele funeraria a disco (caratteristica peculiare delle stele di Adria) databile tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C., che ricorda M(arcus) Aelius L(uci) f(ilius) (C)am(ilia) Severus.

Per il confine occidentale, possiamo produrre l'affermazione di Tacito, che chiama Hostilia, sul Po, vicus Veronensium, per cui potremmo supporre che l'estremo lembo occidentale del Polesine, oltre Trecenta e Ficarolo, fosse inserito nella giurisdizione amministrativa di Verona.

I lavori di adattamento degli elementi ambientali alle necessità dell'uomo, intrapresi dai Romani con la bonifica del Polesine, permisero una vera e propria esplosione demografica senza precedenti; ne è testimonianza il rinvenimento nella provincia di Rovigo di migliaia di siti relativi, per la maggior parte dei casi, a modeste ville rustiche. Interessanti anche le epigrafi rinvenute, un gruppo delle quali, per la loro particolarità, merita un approfondimento che rinviamo ad un prossimo intervento.

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Come citare questo articolo

Riccardo Celeghin. “Il Polesine in età romana”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-polesine-in-eta-romana/

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