Il Canal Grande, con le sue svolte serpentine, non la cede in bellezza ad alcuna strada del mondo, né vi è spazio che regga il confronto con quello antistante piazza S. Marco: alludo al grande specchio acqueo che è quasi abbracciato in forma di mezzaluna dalla città vera e propria. Sul filo dell'acqua si scorge a sinistra l'isola di S. Giorgio Maggiore, un po' più lontano a destra la Giudecca col suo canale, ancora più a destra la Dogana e l'imbocco del Canal Grande, dove subito, di fronte a noi rifulgono alcuni giganteschi templi marmorei. Questi sono, descritti in pochi tratti, gli oggetti principali che colpiscono i nostri sguardi allorché passiamo fra le due colonne della piazza.
Così si esprimeva J.W. Goete ricordando il suo "Viaggio in Italia" ¹.
Nell'ambito del programma espositivo "Pittura dell'Ottocento nei musei veneti", realizzato dalla Regione Veneto in collaborazione con i musei civici di Bassano del Grappa, Padova, Belluno, Treviso, Vicenza e Rovigo, l'Accademia dei Concordi ha esposto dal 28 gennaio al 23 marzo 2000 una 'spettacolare' veduta di Venezia realizzata da Giovanni Biasin (1835-1912).
L'aggettivo 'spettacolare' è quanto mai appropriato: basti pensare alle dimensioni del dipinto (23 metri di lunghezza per 1 metro e settanta centimetri di altezza) realizzato su carta in un unico pezzo, e alla vastità della veduta capace di abbracciare una grande varietà di oggetti sia naturali che artificiali.
Normalmente l'opera è conservata arrotolata nei depositi della Pinacoteca per la mancanza di ambienti adatti ad una esposizione permanente e per la fragilità del materiale di supporto: non a caso di recente il dipinto è stato affidato alle cure della dottoressa Maria Beatrice Girotto di Padova per alcuni importanti ed urgenti interventi di restauro (fissaggio dei colori, cucitura di strappi, risarcimento di sfrangiature) finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara.
La parte centrale della 'spettacolare veduta' raffigura gli edifici della Zecca e della Libreria, iniziati entrambi in età Rinascimentale su progetto di Jacopo Sansovino, il campanile di San Marco e la Loggetta; sul fondo con leggero e delicatissimo tocco appaiono le Procuratie Vecchie, la bella Torre dell'Orologio e la Basilica di San Marco. Lo spettatore alla destra della Piazzetta può contemplare Palazzo Ducale, il Ponte della Paglia, il Ponte dei Sospiri appena abbozzato e le costruzioni che si affacciano lungo le Rive degli Schiavoni e dei Sette Martiri. Degli edifici interni sono tracciate le strutture essenziali ma non è difficile scorgere la cupola della chiesa di San Zaccaria protesa quasi incolore sopra le coperture di coppi rossi dei palazzi. A sinistra di San Marco emerge l'isola della Salute con l'omonima chiesa realizzata da Baldassarre Longhena e la punta della "Dogana da mar"; lo sbocco del canal Grande è visibile solo ad un osservatore attento, mentre assai più agevole è individuare la foce del canale della Giudecca: in corrispondenza di entrambi il pittore ha 'collocato' – con strategica astuzia – alcune imbarcazioni riuscendo così a risolvere agevolmente e brillantemente il problema della prospettiva. Poco oltre la punta della Dogana appare l'isola di San Giorgio con la chiesa, il faro e il piccolo porto e in lontananza spunta un'altra isoletta, forse da identificare con San Servolo.
Biasin lavorò di certo sul posto servendosi di una barca che gli consentiva di spostarsi e di modificare in continuazione il punto di vista; per la stesura dei colori utilizzava dei supporti cilindrici girevoli in grado di sostenere il cartone e permetterne le operazioni di avvolgimento e svolgimento (una specie di 'rotolo' simile a quelli realizzati anticamente per la scrittura ma decisamente insolito per dimensioni). Le operazioni dovevano essere condotte con celerità e sicurezza perché le tempere hanno la caratteristica di asciugare subito e per questo richiedono una stesura rapida, precisa, libera da indecisioni e ripensamenti.
Sullo specchio d'acqua le imbarcazioni sono numerose e tutte diverse per foggia e destinazione: gondole, barche per il trasporto delle merci, eleganti bastimenti con le vele ammainate, piroscafi agili e veloci. Il veliero posto quasi di fronte alla Zecca mostra ben visibile a poppa la firma di Biasin, firma che l'artista si è divertito poi a dissimulare su di una vela spiegata al vento in prossimità del margine destro del dipinto.
In primo piano uomini e donne raccolgono la paglia, preparano le reti, siedono, per un breve riposo, accanto alle barche trascinate fuori dall'acqua, oppure scrutano la sponda opposta con la curiosità dei viaggiatori. È una Venezia pacificata: la stagione dei moti carbonari, della Repubblica di Daniele Manin, dell'egida austriaca è passata e la Grande Guerra è ancora lontana; sulla prua dei battelli il vento agita il tricolore con lo stemma sabaudo. Biasin dovrebbe aver realizzato il dipinto dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, cioè dopo il 1866, e prima del 1895, anno in cui sorge l'Esposizione Internazionale d'Arte: tra gli alberi non vi è traccia, infatti, dei padiglioni della Biennale, costruiti, in tempi diversi, dopo il 1895 all'interno del giardino che appare ad una delle estremità del cartone.
Questa insolita veduta della città lagunare ha dato notorietà ad un artista di cui allo stato attuale delle ricerche si sa molto poco. Nato a Venezia nel 1835, Biasin frequentò l'Accademia di Belle Arti nella città natale ma trascorse gran parte della vita a Rovigo dove si spense nel 1912. Nel capoluogo polesano si dedicò all'insegnamento presso le scuole tecniche e alla politica attiva sino a conseguire la carica di consigliere comunale. Decorò il soffitto della sala del Consiglio municipale e ottenne dall'Accademia dei Concordi l'incarico di esaminare e valutare i quadri lasciati in legato alla Pinacoteca dal commendatore Albano Gobbetti.
Oltre alla 'spettacolare veduta' della città lagunare, del pittore veneziano restano altre quattro opere raffiguranti Il ritorno a Venezia del Morosini (cioè di Francesco Morosini impegnato, dopo la perdita di Candia, nelle campagne contro i Turchi di Morea e di Dalmazia combattute tra il 1685 ed il 1687) di proprietà della Pinacoteca dell’Accademia (olio su tela, 97 x 127 cm), il Ponte della Roda (olio su tela, 26 x 53 cm), la Manifestazione in Piazza Maggiore per l’annessione del Polesine all’Italia (1867, olio su tela, 57,5 x 75, 5 cm) e Porta San Francesco (olio su cartone, 30 x 41 cm) di proprietà del Comune di Rovigo.
Epigono della grande scuola del vedutismo veneziano dei Canaletto e dei Guardi, Biasin non eccelle per qualità ma sicuramente si fa ricordare per l’inventiva e – nel caso della veduta di Venezia – per i colori dell’acqua, del cielo, delle costruzioni e dei giardini lontani, lievi, leggeri, sfumati, contrapposti alla isolata vivacità delle vele e delle vesti.
Per le strutture espositive l’Accademia si è affidata al Laboratorio di scenografia del Teatro Sociale di Rovigo che ha proposto una soluzione davvero felice: il dipinto è stato accuratamente fissato ad un emiciclo di legno e opportunamente illuminato lungo tutto il percorso con lampade nascoste dietro i supporti: la semicircolarità del sostegno ha ricreato così quell’abbraccio dello specchio d’acqua in forma di mezzaluna che più di cinquant’anni prima il noto viaggiatore d’oltralpe aveva descritto con tanto sincero entusiasmo in una delle più belle e ispirate pagine del suo Viaggio in Italia².
* Poco prima di mandare l’articolo in stampa abbiamo saputo che Ferrara ospiterà il dipinto durante la primavera e che – probabilmente – l’opera tornerà per un breve periodo in mostra a Venezia, sua patria d’origine.
1 J.W. Goethe, Viaggio in Italia (Goethe fu in Italia fra il 1786 ed il 1788; pubblicò il primo volume dei Viaggi solo nell’ottobre del 1816).
2 Per le notizie raccolte in questo articolo ringrazio il dott. Antonio Romagnolo conservatore della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.
Per la documentazione a stampa v. A. ROMAGNOLO, Artisti a Rovigo tra Ottocento e Novecento, in Un giornale, un’epoca, un territorio: Corriere del Polesine, 1890-1927, Rovigo, Accademia dei Concordi, 1997, pp. 47-62 (p. 48) e gli articoli apparsi sulle pagine dedicate alla provincia di Rovigo delle seguenti pubblicazioni periodiche: "La Settimana", 30 gennaio e 6 febbraio 2000 (firmato da Roberto Giannese); "Polesani nel mondo. Mensile dell’Associazione Polesani nel Mondo", anno 30, n. 1, gen.-feb. 2000, p. 18 (firmato da Enrico Tonin); "Il Gazzettino", 28 gennaio (firmato da Toni Romagnolo) e 1 febbraio 2000 (firmato da Rita Culati); infine v. P.L. FANTELLI e M. LUCCO (a cura di), Catalogo della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, Vicenza, Neri Pozza, 1985, p. 156; A. ROMAGNOLO (a cura di), L’immagine necessaria. Rovigo dipinta, Rovigo, Minelliana, 1989, pp. 5-6, 33.
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Come citare questo articolo
Michela Marangoni. “Una spettacolare veduta di Venezia”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-spettacolare-veduta-di-venezia/