PENSIERO
Tiepido nel cuore mio
un semplice pensiero
come una foglia
baciata dalla rugiada
pizzica la mente.
E mi fermo per un attimo
a cullare,
con un sorriso,
una fotografia.
Ti cerco in un sogno
che sfugge
con le ali veloci di un gabbiano
per posarsi di tanto in tanto
in un momento.
Aspetto ogni tuo apparire
guardo…
e vedo dentro di me
che ci sei tu
ci sei tu piccolo pensiero,
caldo nel mio cuore rimani.
RACCONTAMI
Mille oggetti in silenzio
mi parlano di te
mi raccontano…
e mi sento zingara
che legge una mano.
Vedo i castelli
e la sabbia,
che tu mi racconti,
sotto i piedi che scotta.
Scendo con te
e mi sveglio
in un tempo che si era fermato…
Raccontami,
e ancora raccontami,
tutto quello che mi sono persa,
perché è come
averti sempre conosciuto.
“CHE” NEL SILENZIO
Ho rincorso la notte
rubandole delle ore
con la fretta che nel cielo
l’ultimo dei suoi colori
cominciasse a schiarirsi.
Volevo ascoltare: “che” nel silenzio
un rumore coraggioso
prendesse suono
e il mio respiro cercava di cullarmi
e di calmare il mio cuore.
…
Ho rincorso la notte
cantando insieme alle stelle.
Le trovavo ovunque
belle,
antiche,
lucenti.
Il rumore lontano
del treno che passava…
il soffio leggero e caldo
che ondeggiava sopra
il grano già maturo.
La gola impegnata dei grilli
a richiamare al tetto la civetta…
volevo ascoltare: “che” nel silenzio
il respiro di mio figlio,
il più dolce dei suoni notturni,
allargasse il mio cuore…
che prendeva sonno nel cuscino.
DENTRO LA GOCCIA
Mi sento come l’acqua
che scorre
nel tempo.
Mi sento come l’acqua
che passa
adesso.
Una forte pioggia, oggi
che bagna e risciacqua
gli spazi,
partita da cumuli nembi
è destinata alla terra.
In un pianto,
in una liberazione rimango,
stretta a vedere
i cunicoli riempirsi e le raccolte
che ne approfittano
di questo oggi.
E domani?
Guarderò, come in uno specchio,
nell’acqua riflessa.
IL PO… VECCHIO FIUME!
Ti ho osservato
in un tramonto di fine inverno:
gli alberi che spiccavano
dalle tue acque
facevano aleggiare
i loro rami secchi
testimoni del tuo fluire.
In quel momento non facevi paura,
ho visto sopra di te,
nel riflesso del sole rosso,
i binari del treno
che poco dopo è passato.
Ho guardato in alto
fin dove erano arrivate le tue sponde
allora, i treni non passavano più.
C’erano centinaia di occhi
impauriti
che ti guardavano
con la speranza che il tuo abbondare
non ritornasse a distruggere il paese
e di più….
Ora raccolgo un po’ di sabbia,
giocherello con i rami spezzati
infilandoli nel fango adiacente.
Più in là c’è molta erba
ci sono sparsi fiori prataioli
deboli, accarezzati dal vento
che li ha fatti nascere lì.
Il sole è molto forte
e il suo riflesso entra verticalmente
sul tuo dorso,
grande specchio;
e si ferma in un’immagine
quasi precisa.
Vecchio fiume che passi
vecchio fiume che arrivi
vecchio fiume che
attingi i richiami della natura.
ANGELO CHE ACCOGLI LE ANIME
Volo argenteo di fine stagione…
ecco che arriva.
È tutto finito, ombrosa sofferenza,
tutto è rinchiuso nell’immenso mistero.
Ora schiariscimi gli occhi,
angelo mio,
e ricordami le dottrine
che mi hai insegnato
e che la notte ripetevo e mi chiedevo
fin dove arrivava la luce.
Eccomi qua tra i salti del corpo
e i vestiti che ho perso.
Ricoprimi ora
in ciò che ho creduto.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Lucilla Bertarelli. “Raccontami…”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/raccontami/