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RECENSIONI

Libri in redazione

di Autori Vari

Ventaglio Novanta n. 22 2001 pp. 122–127

Ivo Biagianti (a cura di)
LA "NUOVA ITALIA" NELLE CORRISPONDENZE AMERICANE DI JESSIE WHITE MARIO (1866-1906)
Centro Editoriale Toscano, Firenze, 1999.

Tra le figure più interessanti del Risorgimento italiano spicca certamente quella di Jessie White, intrepida inglese approdata nel Piemonte sabaudo nel 1857 all’età di 25 anni con un incarico giornalistico e divenuta in breve attivissima sostenitrice della causa patriottica che condivise con il marito Alberto Mario. Una vita quella dei coniugi Mario animata da un forte impegno civile e sociale, votata all’ideale della nuova Italia e contrassegnata dalla partecipazione in prima persona alle più importanti campagne garibaldine per l’unità d’Italia.

Le ricche personalità dei due coniugi – che dopo la terza guerra d’indipendenza vissero a lungo in Polesine, terra natìa di Alberto Mario – da sempre hanno suscitato l’interesse dei cultori di memorie del passato, e di tanto in tanto un nuovo tassello apporta nuova linfa per una più approfondita conoscenza della loro vita. E' il caso dell’ultimo studio, curato da Ivo Biagianti, che fa luce su un’attività poco conosciuta di Jessie White: quella di "inviata speciale in Italia”, quale collaboratrice di testate statunitensi.

Il volume, di oltre 400 pagine, edito con il sostegno della Provincia di Rovigo e del Comune di Lendinara, dopo una nota introduttiva, presenta una selezione degli articoli di Jessie White Mario, pubblicati sul settimanale "The Nation" e tradotti per la prima volta in italiano dall’inglese, lingua utilizzata direttamente dall’autrice nelle sue corrispondenze per i lettori americani.

Le corrispondenze della White abbracciano esattamente 40 anni, dal 1866 al 1906, anno della sua morte, e vertono su problematiche politiche e sociali, lumeggiando anche aspetti di costume e delle tradizioni italiane.

Fu quello di Jessie White un giornalismo "schierato", dalla parte della sinistra radicale e mazziniana, attento in particolare ai problemi sociali (analfabetismo, pauperismo, malattie endemiche, la questione meridionale, la condizione delle donne), su un ampio arco di tempo della vita della "nuova Italia". Quell’Italia per la quale l’autrice aveva in età giovanile dedicato le sue migliori energie con un’attività instancabile al fianco di Garibaldi, Mazzini e degli atri grandi che fecero epica la storia del Risorgimento, e della quale negli ultimi anni della vita diviene con i suoi articoli una testimone spesso critica del corso politico.

(Lino Segantin)

Gianfranco Martini, Stefano Ferro, Mario Cavriani (a cura di)
MARIO V. ROSSI
Minelliana, 2000, Rovigo

Il volume contiene gli atti dell’importante convegno svoltosi a Rovigo e Costa di Rovigo nei giorni 13 e 14 Marzo 1999, promosso dall’Amministrazione comuale di Costa di Rovigo, dedicato ad approfondire la conoscenza di un concittadino illustre, il cui ruolo fu di rilievo non solo in ambito provinciale ma anche nazionale.

La pubblicazione degli atti dà la possibilità di conoscere la realtà umana di Mario Rossi, di comprendere più in profondità la sua testimonianza di fede, il suo impegno-sociale, i valori morali e spirituali ai quali egli si è sempre ispirato. Il volume lumeggia in ampio arco della vita di Mario Rossi: dagli anni della sua giovinezza in Polesine, all’epoca dei suoi studi all’Università di Padova, dalle sue responsabilità di dirigente diocesano della Gioventù italiana di Azione Cattolica, a quelle ben più pesanti di Presidente Nazionale, dall’amara vicenda delle sue dimissioni (impostegli nel 1954 per divergenze con una parte dei vertici della Chiesa del tempo), alle sue esperienze a Lussemburgo come dirigente dell’ufficio di Medicina del Lavoro nelle Comunità Europee.

Al suo ritorno con tutta la famiglia a Roma, Mario Rossi si affermò professionalmente come psicanalista e come attento osservatore della società italiana ed internazionale, specie alla luce del Concilio Vaticano II e delle prospettive da esso aperte. Solo la sua improvvisa morte, all’età di 51 anni mentre partecipava come relatore ad un importante convegno, poneva fine, nel 1976, ad una vita ricca di impegno e speranze.

In un momento come l’attuale, in cui nel mondo cattolico, ma anche in quello laico, su riviste ed in iniziative varie, più o meno legate all’anno giubilare, si parla e si scrive parecchio sul significato della fede per i singoli, per la comunità, sui valori religiosi e laici, sulle aperture conciliari, ma anche su perduranti chiusure a chi la pensa diversamente, la riflessione su Mario Rossi e sulla Gioventù cattolica del tempo apre importanti problematiche.

Vengono stimolati fondamentali interrogativi su come essere credenti adulti, sulla capacità di essere portatori di una fede impegnata, libera, ancorata solidamente alla storia e alla società in cui viviamo, sul tipo di Chiesa che noi auspichiamo, affinchè essa sia popolo di Dio in cammino, ben oltre il carattere di una complessa istituzione; non solo garanzia di ceretezze, ma amorevole sostegno ai nostri inevitabili dubbi e alla nostra permanente ricerca.

(Gianfranco Martini)

Ida Parioli Fossati (a cura di)
PERCHÉ FORTE COME LA MORTE È L’AMORE
Edizioni Parva, Melara, 2000

Le edizioni Parva di Melara si sono recentemente costituite ed iniziano la loro opera di divulgazione con un libro a cura di Ida Parioli Fossati, affrontando volutamente tematiche religiose e di approfondimento spirituale: la volontà di voler fare qualcosa “in più” nell’anno giubilare è stata infatti la molla con cui i coniugi Fausto e Mariadele Soffiatti hanno dato vita a questo nuovo mezzo di comunicazione religiosa per dare voce ad esperienze positive ed edificanti.

Edizione ben curata nella grafica e nel testo, lo scritto propone un vero epistolario tra due persone che diverranno marito e moglie ed è ambientato nel Novecento, con tutte le sue problematiche.

La curatrice ha voluto proporre queste lettere dei genitori solo dopo lunga riflessione e solo dopo la conoscenza dei coniugi Soffiatti, anch’essi affascinati dagli scritti, tanto da decidersi anch’essi a fondare le edizioni Parva.

La prefazione è stata affidata a don Waldemar José Longo, Superiore generale dell’opera don Calabria che definisce il libro “un diario di un affetto che si è sviluppato, cresciuto e realizzato, sempre però alla presenza di un testimone”. In ogni lettera, con rare eccezioni, viene citato Dio il Signore, visto come sicuro affidamento, profonda fiducia ed abbandono in colui che tutto conosce e comprende.

Nell’introduzione Fausto analizza bene il contesto odierno del vivere e conclude con le motivazioni della scelta editoriale con belle parole che adoperiamo in integro: “Poiché credo che un mondo spiritualmente così povero e sempre più materialista abbia bisogno urgente di esempi trainanti, accolgo la proposta di pubblicare queste lettere per dimostrare che seguire Cristo non solo è possibile, ma è anche l’unico modo per dare un senso e un valore alla propria esistenza. Ho deciso dunque di aprire questa piccola nuova casa Editrice con una toccante testimonianza che vede intrecciarsi la vita di una figlia con quella dei suoi genitori nello spazio sacro della fede, oltre i confini del tempo, nella luce del Cantico dei Cantici e nello spirito di questo Grande Giubileo”.

Un libro consigliato a tutti, per le famiglie ed i figli, per i credenti un po’ incerti e per quelli che hanno dimenticato l’ideale cristiano.

Il libro, di 496 pagine, costa L. 40.000 e, per motivi facilmente comprensibili di contenimento costi è disponibile presso gli autori e prenotabile unicamente scrivendo via internet all’indirizzo:

parva@sigmasrl.it.

(Raffaele Ridolfi)

M. Teresa Mancini
QUELLA CASA IN VIA RETRATTO
L’Autore Libri, Firenze, 1999

Una folla di personaggi, tracciati con limpido senso poetico, popola l’ultima fatica letteraria della scrittrice adriese: una serie di racconti che ruota attorno ad una casa situata in via Retratto ad Adria. Amicizia, amori, drammi s’inseguono nella narrazione compatta e sensibile di eventi talora sfumati nel tempo, talora circostanziati storicamente. Lo stile è fermo ed i personaggi sono delineati con pochi tratti efficaci. Il linguaggio è solo apparentemente semplice: in realtà, si colora di nuove e sottili espressioni poetiche e rinnova, ad ogni racconto, le tematiche.

Fulcro del libro non è solo la casa, in cui si svolgono varie vicende, ma l’avventura umana di Mietta, che nella abitazione di via Retratto ha trascorso l’infanzia. Ella continuerà a ricordarla, da adulta, nei suoi colori, nei suoi odori, nel suo aspetto. Mietta non smetterà mai di considerare “quella casa” il punto di partenza di una vita che, dall’involucro ludico dell’infanzia, si evolve verso il disincanto dell’età adulta.

Il passato non è dunque, per l’autrice, la semplice e implacabile avanzata del tempo, ma l’occasione di confronto, di crescita: la casa è infatti “il luogo della memoria” per far “convivere il passato e il futuro senza che debbano opporsi mai”.

In quest’ottica, l’adattamento positivo di ciò che è negativo, a prima vista, rientra nei due episodi, l’uno legato allo zio Nino, filo-fascista deluso e Gigi, l’innamorato di Mietta. Il primo si spegne lentamente, da tempo abituato, col pensiero, alla morte; l’altro, così come è entrato in scena, se ne va di soppiatto, collassato sulla sua malattia, irraggiungibile. Il male, quindi, c’è e viene accettato, soprattutto superato.

Altri racconti seguono, ben più allegri e scanzonati, ma forte resta l’impressione di una delusione che, pare sottintendere la Mancini, tocca a tutti: la disillusione sull’eternità della materia, del corpo, dei sentimenti.

Tutto passa e va, sembra dunque dire l’autrice, ma non i ricordi o i luoghi della memoria, temporalmente e spazialmente ideali, in cui passato e futuro s’innestano, seppur per pochissimo, in un complicatissimo ingranaggio chiamato vita.

(Erica Tiozzo)

Claudio Modena (a cura di)
NICOLA BADALONI.
Interventi parlamentari, scritti politici e scientifici, corrispondenze
Minelliana, 2000

A cinquantacinque anni dalla morte di Nicola Badaloni, la Minelliana ha pubblicato un grosso volume di oltre 800 pagine, a cura di Claudio Modena, che ha il merito di aver raccolto, e fatto uscire dagli archivi, un altissimo numero di documenti inediti, rappresentati, come dice il titolo, dagli atti parlamentari e dagli scritti politici, oltre che da scritti scientifici, lettere, corrispondenze e scritti d’occasione, presentati in ordine cronologico.

Un lavoro che rende giustizia al medico socialista polesano, troppo spesso trascurato dalla storiografia ufficiale nonostante sia stato una delle figure più significative, sul piano politico e sociale, del periodo a cavallo tra l’800 e il ’900.

Definito l’“apostolo” del socialismo, era nato a Recanati il 2 dicembre del 1854. Nel 1878 si trasferì a Trecenta, dove il Consiglio comunale lo nominò medico condotto.

Erano per il Polesine anni di indigenza, di pellagra e di malaria. Il contatto con la miseria dei contadini lo portò da posizioni di borghese riformista ad aderire al socialismo e, nel 1882, cominciò a raccogliere dati sulla pellagra subendo gli attacchi dei conservatori perché la sua indagine suonava come una denuncia della classe padronale, in quanto attribuiva alle condizioni alimentari ed igieniche nelle quali vivevano i braccianti la causa della malattia.

Consigliere della Deputazione provinciale di Rovigo per vent’anni e più volte parlamentare, studiò le cause dell’emigrazione polesana e presentò progetti di legge sulla malaria e sulla pellagra, promuovendo quelle riforme che hanno mutato le condizioni dei ceti più poveri ed emarginati.

Nel dopoguerra fu colpito dalla progressiva perdita della vista, fino a diventare completamente cieco.

Il libro (che prima ancora della sua presentazione ufficiale ha ricevuto a Roma il premio internazionale “Frontiere letterarie” e, successivamente, diversi altri riconoscimenti), attraverso gli scritti dello stesso protagonista, consente di ripercorrere in modo molto approfondito la vicenda personale di Badaloni, uomo politico e di scienza, che aveva scelto di vivere con i poveri per garantire loro dignità di vita.

Il volume, suddiviso in quattro parti, è impreziosito dalle introduzioni di Franco Foschi, di Rita Levi Montalcini, di Massimo Cacciari e dalla postfazione del presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan.

La prima parte raccoglie gli interventi alla Camera dei deputati e al Senato del Regno, dal 1886 al 1922; la seconda riporta i corsivi che Badaloni ha pubblicato su “La Lotta”, il settimanale socialista da lui fondato insieme con Dante Coletti e Gino Piva; nella terza parte è pubblicata una selezione degli scritti d’occasione e corrispondenze. Un volume di rilievo dunque, che rappresenta un contributo fondamentale per la rivisitazione della figura di Badaloni e della sua opera, facendosi così perdonare la presenza di alcuni errori tipografici.

(Luciano Scarpante)

Antonella Bertoli
BIANCA, UNA STORIA QUASI VERA
Greco&Greco Editori, Milano

I riflettori si sono accesi su Antonella Bertoli al Circolo della Stampa di Milano, lo scorso 16 ottobre per la presentazione della sua prima fatica letteraria Bianca, Una storia quasi vera.

Alla presenza di un pubblico raffinato e colto, nonché di familiari ed amici che hanno voluto condividere con l’autrice la gioia e l’emozione di una “prima” tanto importante, si sono alternati momenti di musica e di lettura di brani del libro. Al pianoforte Franca Marzola, nota musicista milanese, che ha accompagnato Milla Sannoner ed Enrico Baroni che hanno interpretato rispettivamente Bianca e il narratore. Ha introdotto i lavori Elisabetta Viviani che, con graziosa vivacità, ha dato la parola al dott. Gianni Magnan per la presentazione del libro. Si tratta, ha detto Magnan, di un romanzo civile, dopo i tanti saggi, trattati e autobiografie che hanno parlato degli anni di tangentopoli: una storia che racconta sentimenti e trasforma fatti in eventi narrati. L’autrice è da tempo impegnata politicamente ed ha ricoperto diverse cariche istituzionali, ha continuato il dott. Magnan, per cui ha saputo fondere nel romanzo, questioni apparentemente diverse come l’impegno civile e la conoscenza amministrativa con la fiction e la fantasia.

Antonella Bertoli ha invece chiarito che il libro deriva dall’esigenza di trasportare in letteratura le ansie, le vendette, i timori, le paure e le emozioni che hanno animato le storie di molte persone, spesso innocenti, rimaste coinvolte nella grande caccia alle streghe di tangentopoli e che non hanno avuto la ribalta dei politici più famosi ma hanno subito le stesse conseguenze. Ha parlato dello scontro dei poteri e del clima di quegli anni descrivendo come nel libro prendano vita figure-simbolo: dal delatore, al calunniatore, a colui che chiude gli occhi di fronte alla dubbia provenienza dei fondi per le campagne elettorali, a colui o colei, infine, che aizza l’opinione pubblica e fa del sospetto l’anticamera della verità.

Bianca è vittima di un sistema giudiziario che ha sparato nel mucchio senza distinguere il falso dal vero, il colpevole dall’innocente. A lei e a tutte le vittime che hanno avuto la vita distrutta da indagini fasulle, questo libro vuole cercare di rendere giustizia.

Per informazioni: tel. 0425-21642 – Fax 0425-422051 – E-mail: solune@iol.it

Elio Trombini
ACQUE SORGIVE
Poesie, 2000

Elegante veste tipografica per l’opera prima di Elio Trombini “Acque Sorgive”; raccolta che si compone di 102 liriche in versi liberi evocanti suggestive immagini.

Il lettore scopre ben presto che la musa ispiratrice è una donna vicina e inafferrabile che fa nascere nel poeta quasi una follia amorosa, una allucinazione: come in un tormentato sogno, l’amata scivola via, si mostra e sfugge vanitosa e crudele.

Nelle prime pagine della raccolta attrae la vecchia fotografia – anni trenta – di una fanciulla dai colori rosei e sfumati, dal viso vezzoso e sognante, dolce, ma lontana, indifferente, paga di sé, che più che amare vuole essere amata; felice scelta poiché questa immagine bene rappresenta l’eroina del canzoniere di Trombini. La vera identità della donna viene celata da un nome celebre, Cathy. Il pensiero va alla protagonista, Chaterine Earsnshaw, del romanzo più poetico della letteratura inglese “Cime tempestose” di Emily Bronte, vicenda simbolo dell’amore intenso, inappagato, drammatico.

I versi del poeta scorrono irruenti, grondanti passione, bruciante desiderio, incantata contemplazione “Ogni sera arabeschi di luce / accendono fra i rami / il silenzio ancora caldo / del tuo viso”, un delirio d’amore che sgorga dalle sorgenti più profonde del cuore, dello spirito, di tutto il suo essere.

Elio Trombini, “caparbio” autore autodidatta di Lendinara, sa trascinare il lettore nel mondo ricco, trasognato, della sua foga poetica. Piacevolmente impressionati attendiamo le prossime pubblicazioni come egli stesso ci promette a chiusura del libro, “dopo questa opera prima / ne seguiranno altre / di contenuto vario / perché dello spirito è linfa / e dell’anima sprone / quel cercare oltre le pene…”.

(Aurora Gardin)

Manuela Zorzi
ABITARE IN POLESINE
Trevisanastampa, 2000, Venezia

Il volume, realizzato dall’Ater (Azienda Territoriale Edilizia Residenziale) di Rovigo con il sostegno della Provincia e della Cariverona, passa in rassegna le caratteristiche architettoniche ed urbanistiche dei sistemi insediativi della provincia rodigina.

Come sottolinea nella prefazione l’ing. Carlo Alberto Azzi, presidente dell’Ater, con la pubblicazione si è inteso fotografare la situazione dell’edilizia polesana per offrire la base per futuri interventi di riqualificazione.

L’autrice dedica la prima parte del libro alla conoscenza del passato, ricercando i modelli insediativi più caratterizzanti, la cui tematica viene sviluppata in quattro capitoli: la città murata (Rovigo e Lendinara), la città e il fiume (Adria, Castelmassa e Badia), la città e la strada (Costa, Villamarzana, Pezzoli), la città di bonifica (Villaregia, Ca’ Cappello, Ca’ Mello). Segue un’analisi dello sviluppo urbano, con l’identificazione delle caratteristiche dei palazzi cittadini, delle ville suburbane, delle corti rurali e delle ville venete.

La seconda parte del volume è dedicata alla conoscenza del presente, ovvero alle caratteristiche più salienti dell’edilizia residenziale pubblica e privata dal dopoguerra ai nostri giorni, evidenziandone i limiti soprattutto nella scarsa attenzione dei progettisti nei confronti delle tradizioni locali. Troppo spesso si sono infatti adottate tipologie estranee al contesto polesano.

Il corposo volume, ricco di immagini fotografiche, costituisce un’importante fonte di documentazione, utile non solo per gli addetti ai lavori (che dall’indagine abitativa debbono trarre ispirazione per futuri interventi sul territorio), ma anche per tutti quanti hanno a cuore la conoscenza dell’area polesana, originale lingua di terra stretta tra i due grandi fiumi italiani.

(L.S.)

Renata Bacchiega Girardi
IL SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DELLA COMUNA
Editoriale Sometti, Mantova, 1999

L’orizzonte bibliografico delle guide ai santuari delle nostre zone viene ad arricchirsi in quest’anno giubilare di un nuovo libro. Giunge ad hoc in un momento di richiesta diffusa di nuova spiritualità e di conseguente conoscenza storica, artistica e devozionale. I santuari per le loro peculiarità (luoghi isolati e tranquilli) sono spesso al centro di visite di pellegrini “da fuori”. Nulla di strano quindi se molti altopolesani da Melara a Castelmassa si siano recati e facciano tuttora visita, ad un santuario nel mantovano appena oltre il confine del Polesine: trattasi della Beata Vergine della Comuna in località Comuna Bellis in Ostiglia.

Il santuario della “Comuna”, è stato dichiarato giubilare dal Vescovo di Mantova Egidio Caporello. L’edificio è già stato in passato al centro di ricerche e studi, ma recentemente si è arricchito di una pregevole pubblicazione ad opera di Renata Bacchiega Girardi che ne analizza la sua storia nelle forme, nell’arte e soprattutto nella devozione.

La Bacchiega, melarase di nascita, è un’insegnante da tempo in pensione ed ora ha 80 anni molto ben portati, con freschezza intellettuale da invidiarsi. La scrittrice non è nuova a studi e pubblicazioni, perlopiù locali, ed ha messo in passato la sua penna anche al servizio del bollettino edito dai frati francescani della “Comuna”. Proprio da quest’ultimi è venuto l’invito alla stesura di una storia del santuario.

Il libro, edito da Sometti di Mantova, si legge molto bene, corredato di molte illustrazioni a colori e ben documentato.

L’introduzione è di fra Luigi Da Romprezzagno, rettore del Santuario. Segue la preghiera alla Madonna e le dovute indicazioni per acquistare l’indulgenza. È stato suddiviso in tre capitoli più un’integrazione finale di Roberto Oliani.

Perché leggere e sfogliare questo libretto di 84 pagine? Per vari motivi.

Per lo sforzo compiuto a compendiare gli scritti e le fonti precedenti, per la loro integrazione significativa. Perché è bello ritrovarsi e calarsi in periodi più ricchi di umanità e devozione di oggi. Perché la storia pluricentenaria è stata corredata di molte belle illustrazioni, alcune edite, con soggetti ai quali difficilmente si farebbe caso, come per esempio i quasi 150 ex voto (il più antico rimasto risale al 1784).

L’integrazione fatta infine da Roberto Oliani serve a fornire un adeguato quadro storico. Egli, iniziando dall’epoca napoleonica, ci parla delle testimonianze della fede nei secoli, come essa si manifestava con processioni, gli addobbi e le usanze di questo lasso di tempo. Si giunge ai giorni nostri, passando per l’anno 1951, quando la statua venne portata in processione sull’argine del Po, sino a giungere al 1993, in cui avvenne l’insediamento dei frati di San Francesco.

Salvare dall’oblio questi ricordi senza scendere in leggende o passando attraverso dotte alchimie letterarie o storiche, ma attenendosi rigorosamente alle fonti è stata una scelta azzeccata che andava fatta giusto nell’anno giubilare.

(Raffaele Ridolfi)

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Autori Vari. “Libri in redazione”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/libri-in-redazione-16/

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