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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

I cento anni de “La Settimana”

Un periodico a servizio della comunità cristiana della diocesi di Adria-Rovigo

di Settimio Rigolin

Ventaglio Novanta n. 22 2001 pp. 128–131

Non sono pochi – nel panorama del giornalismo veneto o addirittura italiano – cento anni di informazione giornalistica trascorsi in solerzia vigile ed impegno settimanale; non è poco per un giornale un secolo di dialogo con il lettore, senza dire dell'esperienza via via sempre più maturata come mezzo di informazione all'interno della comunità religiosa e civile con l'intento di contribuire alla crescita di questa terra attraverso sia il dialogo e il confronto come anche il dibattito e, talvolta, la denuncia.

Chi ha maturato questo cammino lungo tutto il '900 della storia polesana, civile ed ecclesiale, è il settimanale della diocesi di Adria-Rovigo, "la Settimana", organo di informazione fondato da mons. Giacomo Sichirollo, grande figura di sacerdote polesano, professore ed educatore di generazioni di giovani; un giornale nato all'alba del secolo XX e che ha iniziato ad uscire fin dai primi giorni nel 1901.

In questo spazio di tempo "la Settimana" ha rappresentato fondamentalmente l'itinerario del cammino di fede e di testimonianza della chiesa di Adria-Rovigo ed inoltre ha raccontato le sofferenze e le fatiche della gente, i drammi e le vicende di due guerre mondiali, degli anni della dittatura, ha parlato delle vane speranze offerte da ideologie che soffocano le aspirazioni più vere e profonde della gente, la tremenda alluvione del 1951 ed altri fatti di vita; questo solo per ricordare alcuni momenti significativi.

Ci sono state anche pagine che hanno raccontato momenti di gioia, hanno descritto l'intensa attività pastorale dei vescovi che negli anni si sono succeduti alla guida della diocesi, l'impegno quotidiano di tanti sacerdoti ed ancora altri aspetti di vita, come le vicende legate alla disoccupazione, alla miseria, in una parola tutto quello che si è vissuto nel "problema" dello sviluppo del Polesine.

A dirigere il giornale è sempre stato un sacerdote; attualmente il Direttore è mons. Bruno Cappato iscritto all'Albo dei giornalisti dal 1979, sacerdote nel 1966, già parroco di Castelnovo Bariano e di Fratta Polesine, insegnante di religione preso il Liceo Scientifico Statale "Paleocapa" di Rovigo; ha assunto l'incarico nel 1977; nello stesso tempo è anche Direttore dell'emittente diocesana "Radio Kolbe". Gli abbiamo rivolto alcune domande.

D – Quale ruolo ha avuto in questi cento anni il settimanale cattolico "La Settimana" nei confronti della popolazione del Polesine?

R – Il nostro giornale nasce prima di tutto come mezzo per informare e per aiutare ad acquisire la più chiara consapevolezza possibile dei fatti che accadono attorno a noi. Si colloca nel vasto campo della comunicazione e si caratterizza soprattutto per l'attenzione alla realtà locale. E' espressione di chiesa e questa ha avuto sempre un interesse vivo per la comunicazione; tutto ciò che può servire per informare e comunicare ha sempre interessato la comunità cristiana perché ha come prima responsabilità proprio il compito di trasmettere la buona notizia del Vangelo. Il settimanale rientra dunque in questo grande filone informativo e possiamo dire che nei suoi cento anni di vita ha sicuramente mantenuto fede a questo suo compito, visto che è ancora sulla breccia.

D – Ci sono aspetti che identificano in modo peculiare la storia e la vita del settimanale diocesano?

R – In linea di massima direi di no, perché il desiderio è fondamentalmente quello di fare del buon giornalismo; vi sono però, come è ovvio, degli aspetti che il giornale sottolinea. Il settimanale si è fatto prima di tutto portatore – nella lettura degli avvenimenti – di una coscienza cristiana che si riconosce in una serie di valori che possono essere riassunti nel riconoscimento della dignità della persona umana. Potremmo dire, che nel diffondersi di ideologie, di mentalità e di culture molto spesso ingannatrici, proprio su questo elemento fondamentale, il settimanale è stato come una sentinella ed una vedetta che ha avvertito e segnalato i pericoli che la popolazione correva nel seguire queste posizioni. L'altra sottolineatura è data dal fatto che il settimanale si è impegnato nella informazione sulla vita della comunità cristiana ma, parallelamente a questo, quasi come avendo di fronte due aspetti della stessa realtà, ha dimostrato grande attenzione ai problemi sociali e dello sviluppo del territorio. Ha seguito passo passo il suo cammino difficile e per molti aspetti ancor oggi tutto in salita.

D – A chi si rivolge oggi – nel 2000 – un settimanale cattolico; qual è il significato della sua presenza?

R – Continua ad essere fedele alla sua linea di organo non ufficiale della comunità cristiana di Adria-Rovigo, assumendo in questo una fisionomia si può dire professionale dell'informazione; si propone nello stesso tempo di dare voce alla gente e di essere espressione precisa e non equivoca per la popolazione polesana.

Vorrei dire che ci riconosciamo in quanto afferma il documento programmatico dei settimanali diocesani italiani al n. 10: "E' compito specifico del settimanale riconoscere i valori presenti nel vissuto quotidiano delle persone, a partire dalla famiglia, dal lavoro e dall'impegno di trasformazione e miglioramento delle condizioni di vita del territorio in cui si opera e che qualifica essenzialmente la sua presenza. Questo esige un coinvolgimento attento nella dimensione sociale, economica, culturale e politica della realtà locale. Si tratta dunque, di un giornalismo che non ha paura di "compromettersi" con la storia".

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Come citare questo articolo

Settimio Rigolin. “I cento anni de “La Settimana””. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-cento-anni-de-la-settimana/

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