L’Accademia dei Concordi di Rovigo, l’Università degli Studi di Padova e il Consorzio di Bonifica Delta Po Adige, con il sostegno della Regione Veneto e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, hanno recentemente promosso il convegno di studi intitolato 400 anni dopo il taglio di Porto Viro. Storia, idraulica, ambiente.
La manifestazione, che si è tenuta nella suggestiva cornice dell’idrovora di Ca’ Vendramin il 23 giugno scorso, era articolata in due sessioni, l’una storiografica ed economica, l’altra strettamente idraulica dedicata in particolare agli attuali problemi di difesa e tutela delle terre del Delta.
Erano presenti per i saluti e gli interventi preliminari il presidente e il direttore del Consorzio di Bonifica Delta Po Adige, il presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, il vice sindaco di Taglio di Po, il presidente dell’Amministrazione provinciale di Rovigo e il pro Rettore dell’Università degli Studi di Padova.
Il prof. Giuseppe Gullino, docente di Storia Moderna presso l’Ateneo patavino, ha aperto i lavori con una particolareggiata ricostruzione delle vicende che sono state all’origine del taglio di Porto Viro (Il taglio di Porto Viro: storia dell’impresa e delle sue implicazioni politiche). Il relatore ha ricordato che, dopo i lavori di diversione del Reno, eseguiti per volontà di Alfonso I nel 1522, più di un funzionario aveva denunciato al Senato della Serenissima il pericolo d’interramento della laguna di Chioggia. Infatti gli apporti di ghiaia e di sabbia del Reno, fiume piuttosto impetuoso, non solo rendevano difficile la navigazione ma rischiavano di trasformare in breve tempo lo specchio d’acqua del porto clodiense in una secca impraticabile. Solo una deviazione del Po di Venezia (o Po delle Fornaci, come è indicato in alcune carte) verso sud, nella Sacca di Goro, avrebbe scongiurato l’interramento. Così nella seconda metà del secolo si pronunciarono a favore del Taglio anche esponenti della nobiltà di Terraferma come il rodigino Marino Silvestri proprietario di terre nella zona di Loreo e l’erudito adriese Luigi Groto, noto soprattutto per i testi teatrali e per essere stato esponente di quella Accademia degli Addormentati che l’Inquisizione nel 1561 fece chiudere per sospetto di eresia.
Il relatore, dopo aver ipotizzato una collaborazione fra i due personaggi (Luigi Groto, il Cieco d’Adria, con il prestigio conseguito nelle lettere, avrebbe dato forza e solennità alle istanze del nobile rodigino), spiega per quale motivo il Senato di Venezia deliberò la messa in opera del Taglio più di cinquant’anni dopo le prime allarmanti relazioni (quella del podestà di Chioggia Giovanni Renier è infatti del 1545). Nel 1600 Ferrara non è più dei duchi d’Este ma dello Stato della Chiesa assai più autorevole e potente. Questa nuova situazione politica è però solo apparentemente svantaggiosa. Gli ottimi rapporti di papa Clemente VIII Aldobrandini con alcuni esponenti della nobiltà veneziana e le rendite ecclesistiche godute dagli Aldobrandini nei territori della Repubblica di Venezia rendono possibile il Taglio che viene realizzato in soli quattro anni (1600-1604). Dopo le iniziali ed inevitabili tensioni, lo Stato Pontificio finì dunque per trascurare l’iniziativa veneziana, pur essendo evidente che la possente opera idraulica avrebbe provocato l’interramento della Sacca dell’Abate e dell’omonimo porto fatto costruire pochi anni prima da Alfonso II nei pressi della tenuta della Mesola.
Antonio Lazzarini, docente alla Facoltà di Scienze politiche dello Studio di Padova, ha trattato delle trasformazioni economiche del territorio bassopolesano (Economia e territorio nel Delta tra Otto e Novecento). Già a partire dalla seconda metà del Settecento (1770-1780) nelle zone del Delta gli esponenti della borghesia e della nobiltà più recente si sostituiscono nell’acquisto delle terre al patriziato di più antica data; nel contempo la vendita di fondi, subordinata, per volontà della Repubblica di Venezia, all’adozione di determinate colture, determina la diffusione della produzione di riso allora particolarmente redditizia. Per l’irrigazione delle risaie ci si affida al solo meccanismo delle maree (con l’alta marea i canali si riempiono, essendo difficile lo scolo a mare delle acque, e portano abbondante acqua alle campagne; con la bassa marea i canali si svuotano e le aree destinate alle coltivazioni restano all’asciutto) ma la distribuzione idrica risulta necessariamente irregolare perché determinata in gran parte dalle situazioni climatiche.
Con la caduta della Repubblica e l’affermazione napoleonica emerge una forza nuova, quella dei mercanti ebrei che, dopo aver accumulato grandi fortune con il commercio, investono i loro capitali nell’acquisto di terre (è il caso dei Sullam). La produzione di riso aumenta sino alla metà dell’Ottocento; poi sarà velocemente abbandonata per la forte concorrenza dei paesi asiatici, l’esaurimento dei terreni, le frequenti e disastrose rotte del Po e la crescente instabilità idrogeologica. Intorno al 1850-60 l’introduzione della macchina a vapore consentirà di migliorare l’opera di bonifica e di effettuare irrigazioni più sicure e razionali mentre la concimazione chimica o artificiale dei terreni e la trebbiatura a vapore faciliteranno il passaggio a colture cerealicole diverse dal riso.
L’ingegnere Luigi D’Alpaos (professore ordinario di idrodinamica all’Università di Padova) ha concluso la giornata di studio con una relazione dedicata al tema della sicurezza idraulica (La difesa dalle piene del Po nel Polesine tra passato e futuro). Pur sottolineando che in idraulica la sicurezza assoluta non esiste e che sono sempre possibili eventi capaci di mettere in crisi le strutture difensive approntate dall’uomo, il relatore ha trattato a lungo dell’importanza dei modelli matematici. Per elaborare modelli efficaci (cioè modelli che permettano di capire quali interventi possono darci garanzie di tutela) occorre recuperare la cultura dell’osservazione costante dei fatti idrologici, delle portate, dei livelli idrometrici, degli eventi climatici, degli ostacoli che i rilevati (strade, argini, ferrovie, etc.) oppongono alla propagazione delle acque. L’andamento dell’acqua va seguito e studiato non solo nel reticolo idrografico ma anche durante le esondazioni.
Non è mancata una riflessione sulla "ventilata possibilità" di riprendere le estrazioni metanifere. Gli studiosi si combattono su fronti opposti: da una parte si sostiene che l’operazione è possibile sostituendo alla miscela d’acqua e gas metano prelevata dal sottosuolo una uguale quantità d’acqua; dall’altra si ritiene che proprio tale sostituzione, poiché non tiene conto della capillarità con cui le miscele di liquidi e gas sono distribuite nel sottosuolo potrebbe dare risultati ancora più disastrosi della già sperimentata subsidenza. La subsidenza – fenomeno di abbassamento del suolo che si verifica a distanza di 15-20 anni dalle estrazioni – ha già reso problematico lo scolo delle acque a mare nella zona che dal Delta arriva al porto di Ravenna e – se aggravata da nuove estrazioni di gas metano – potrebbe rendere intollerabile la frequenza del fenomeno dell’acqua alta a Venezia.
Il convegno* ha messo in evidenza le conseguenze del taglio di Porto Viro: nell’arco di 400 anni si è determinata una radicale modifica del territorio, tanto da dar vita alla formazione di un nuovo Delta ben più ampio ed articolato, condizionando tutti i successivi interventi progettati dall’uomo a tutela di un ambiente giovane, in continua, rapida e talvolta drammatica evoluzione, dove acqua e terra disegnano blandi e fragilissimi confini.
A margine al Convegno sono state allestite le prime due mostre inserite nel progetto “Delta Cultura”: l’una, itinerante, è la nota rassegna Il Po dall’archivio al computer predisposta dall’Accademia dei Concordi e realizzata per la prima volta nel 1993; l’altra, curata dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Rovigo è una bella raccolta di immagini realizzate per illustrare la tutela ambientale, le tradizioni, l’economia, le memorie, l’arte, la cultura, l’architettura e il paesaggio del Polesine. Ha fatto seguito nello scorso mese di settembre, l’inaugurazione della rassegna di pittura “Cinque artisti per il Delta” organizzata dalla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi. Nell’occasione sono state presentate le opere di Girolamo Caramori, Marisa Occari, Luciano Scarpante, Annamaria Rossi Zen e Luigi Zampieri.
Sia il Convegno che le esposizioni avevano lo scopo di far conoscere e valorizzare l’idrovora di Ca’ Vendramin recentemente restaurata con un progetto finanziato dalla Regione Veneto e destinata a diventare Museo Regionale della Bonifica.
L’idrovora cambia dunque destinazione ma continua a vivere. Costruita fra il 1900 ed il 1904 per la bonifica dell’isola di Ariano, funzionò sino al 1921 esclusivamente a carbone: appositi condotti realizzati nel sottosuolo e ancora esistenti, convogliavano i fumi prodotti dalla combustione del carbone dalla zona caldaie alla ciminiera per la loro dispersione in aria. Nel 1921 l’impianto divenne parzialmente elettrico. Le alluvioni dovute al vicino Po di Goro nel 1957 e nel 1960 determinarono la chiusura dell’idrovora: l’abbassamento del terreno (tre metri nella zona di Ca’ Vendramin) provocato dalle estrazioni metanifere aveva annientato la capacità di scolo e di bonifica del manufatto. Ancora oggi lo sportello ligneo di un armadio ormai in disuso mostra, per mano degli ultimi operai alluvionati, la data di chiusura dell’impianto idrovoro: 2 novembre 1960, ore 9.15**.
*Il convegno appartiene ad un insieme di progetti raccolti sotto il logo di Delta Cultura. Si tratta di un percorso culturale della durata di almeno 4 anni (dal 2000 al 2004) cui partecipano il Consorzio di Bonifica Delta Po Adige, l’Accademia dei Concordi, l’Università di Padova, la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Regione Veneto, l’Amministrazione provinciale di Rovigo, le Amministrazioni comunali e le Biblioteche di Adria, Ariano Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, Taglio di Po e l’Ente Parco Delta. Per il 2000/2001 sono previste molte altre manifestazioni (presentazione di materiale cartografico, di tesi di laurea e studi recenti sul Delta; iniziative in collaborazione con le scuole, esposizioni, etc.).
Il ciclo di attività del 2001 culminerà con un convegno dedicato in gran parte all’alluvione del 1951. L’immagine simbolo di tutte le iniziative poste sotto il nome di Delta Cultura è un ibrido formato da un nautilus e da un CD Rom: se "la conchiglia fossile è memoria vivente del passato", il CD Rom è lo strumento che ci permetterà di immagazzinare e affidare al domani la cultura delle genti del Delta.
** I sunti delle relazioni che costituiscono parte integrante del presente articolo sono stati ricavati da registrazioni e appunti realizzati anche per il numero di ottobre dei Concordi. Mensile dell’Accademia dei Concordi di Rovigo: a tal proposito ringrazio il direttore dell’Accademia dott. A. Mazzetti che mi ha dato la possibilità di ascoltare e visionare il materiale.
Per la storia dell’idrovora di Ca’ Vendramin ho usato il pieghevole Museo Regionale della Bonifica: Ca’ Vendramin – Taglio di Po (RO) realizzato dal Consorzio di bonifica Delta Po Adige e B. RIGOBELLO, L’idrovora di Ca’ Vendramin a Taglio di Po (Rovigo), in Archeologia industriale nel Veneto, Venezia, Giunta regionale del Veneto, Silvana editoriale, 1990, p. 109. Altre notizie mi sono state gentilmente fornite durante le esposizioni presso l’idrovora da Luigi Girardello.
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Come citare questo articolo
Michela Marangoni. “400 anni dopo il taglio del Po”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/400-anni-dopo-il-taglio-del-po/