Conoscere i simboli che ci circondano: questo l’obiettivo principale della mostra organizzata dalla Scuola Media “Casalini”, dal titolo La forza evocatrice dei simboli. Trenta simboli che narrano la storia e il destino dell’uomo. L’esposizione (cui hanno collaborato l’assessorato alla cultura, la C.n.a., la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo) è stata allestita a Rovigo nel mese di maggio presso l’Auditorium di San Michele.
Gli allievi, che sin dallo scorso anno erano impegnati ad approfondire il tema proposto nella mostra, hanno appreso che la storia dei simboli viene da lontano. Comincia addirittura nella preistoria, prosegue nell’antica Grecia dove è stato coniato il termine symbolon (mettere insieme), culmina nel Medio Evo e continua fino ai nostri giorni. I simboli, infatti, lungi dall’essere una curiosità archeologica, sono presenti ovunque nel mondo moderno. Innumerevoli oggetti della nostra vita sociale ne sono contrassegnati: monete, bandiere, francobolli, gioielli, monumenti e tombe. La politica e la pubblicità se ne servono a piene mani.
Succede però che molti di questi simboli, vecchi a volte di millenni, non siano più compresi o vengano utilizzati con significati diversi da quelli originari. Ne esistono inoltre alcuni che, nelle diverse civiltà, assumono valenze opposte: il drago, che nel mondo occidentale è l’emblema del male, in oriente è espressione di forza, di regalità e di fortuna.
Oggi si ha l’impressione di vivere in una babele di simboli, che spesso usiamo ignorandone l’esatto significato. S’impone quindi la necessità di fare chiarezza, almeno per quanto riguarda quelli che hanno un forte impatto emotivo. Si pensi al valore che Hitler ha attribuito alla svastica, vista come emblema della superiorità razziale, culturale ed etica dei Tedeschi in quanto ariani puri, e alla stella di Davide, imposta dallo stesso dittatore agli Ebrei come distintivo di una razza inferiore, incarnazione della negatività e del male.
Spesso si ignora che questi stessi simboli sono presenti da millenni nella tradizione indo-europea per indicare rispettivamente l’eterno e ciclico movimento del sole e della vita, e l’incontro tra lo spirito e la materia, tra maschile e femminile. È appassionante seguire l’evoluzione di un simbolo dalle origini più arcaiche alle espressioni più recenti. In tale modo ci si rende conto che i mutamenti non ne annullano mai definitivamente il valore profondo; al massimo riescono ad offuscarlo per un certo periodo, come è accaduto con la svastica.
È indubbio che i simboli si adattano alla cultura del tempo ed è questo, ad esempio, il destino che ha avuto il labirinto, uno dei simboli più significativi della mostra e presente nelle culture di tutti i continenti. Esso ha sempre indicato lo sforzo dell’uomo di superare le prove difficili, gli ostacoli che gli impediscono di raggiungere una meta agognata. Nel mondo greco alludeva all’eroica impresa di Teseo, che con l’aiuto di Arianna, personificazione dell’amore, uccise il Minotauro, ovvero il mostro che è dentro e fuori di noi. Nelle chiese medioevali divenne il simbolo del superamento del male attraverso “il cammino a Gerusalemme”. Il fedele che percorreva in preghiera e in ginocchio il labirinto disegnato sul pavimento di molte cattedrali otteneva gli stessi benefici spirituali riservati ai pellegrini che si recavano in Terra Santa. La grazia divina era il il filo di Arianna offerto al penitente per giungere alla salvezza, alla Gerusalemmme celeste rappresentata dal centro del labirinto stesso.
Mediante la ricerca sul linguaggio dei simboli, i ragazzi hanno scoperto che da sempre gli uomini si sono battuti e sono morti per dei simboli che incarnano l’inconscio collettivo. Sotto l’insegna dell’aquila, l’uccello sacro a Giove, hanno combattuto i Romani, gli imperatori del Sacro Romano Impero, gli Asburgo, i Romanov, Mussolini e Hitler. E ancor oggi un’aquila bicipite campeggia sulla bandiera dell’Albania, definita dai suoi abitanti Skiponia, ovvero “terra delle aquile”. Studiare i simboli equivale dunque a fare un’escursione nell’attualità come nel passato, nella religione e nella mitologia, nel folklore e nella psicologia.
Giunti ad un certo punto della loro ricerca, gli allievi si sono chiesti la ragione per cui, ieri come oggi, gli uomini attribuiscono ai simboli un valore rilevante. Risposte interessanti a tale quesito sono state individuate nelle riflessioni di alcuni studiosi di questo secolo.
Secondo il grande psicanalista C. Jung il simbolo è espressione di un linguaggio universale, transculturale che si situa al centro della psiche umana e appartiene al mondo degli archetipi, perciò dell’inconscio collettivo.
Per lo spiritualista O.M. Aivanov il simbolo è paragonabile ad un seme: e come il seme racchiude un albero in potenza, analogamente un simbolo sintetizza un’intuizione, un concetto, un’emozione .Un cerchio con al centro un punto è sufficiente, ad esempio, per rappresentare l’universo e l’Essere Supremo.
Il saggista e romanziere C. Jacq sostiene che la simbologia è “la scienza delle scienze” e in quanto tale apre conoscenze inaccessibili con altri mezzi. Egli ricorda che la parola symbolon (mettere assieme) indicava in Grecia una tavoletta divisa in due e il maestro ne consegnava una metà al nuovo adepto mentre conservava l’altra per sottolineare che non si fa “simbolo“ nella solitudine e occorre cercare sempre l’unità, anche se le circostanze della vita impongono separazioni o determinano fratture. Per essere cittadini del mondo dobbiamo porci in un rapporto di fratellanza con gli altri “fare symbolon con loro”.
J. Prieur, studioso francese della scienza dello spirito, definisce il simbolo “una sintesi di conoscenza, un esperanto spirituale” e perciò serve a comprendere sia l’universo mentale, sia i testi sacri. Quando il Cristo utilizza delle parabole per trasmettere il proprio insegnamento, parla per simboli. L’uomo spirituale è dunque istruito mediante simboli.
In base alle affermazioni degli studiosi su citati diviene chiaro che il linguaggio dei simboli ha una forte valenza pedagogica per l’essere umano di ogni tempo e di ogni età e quindi anche per l’adolescente. Questi infatti ama vestirsi con abiti contrassegnati da simboli, anche se il più delle volte non ne conosce il significato, o si fregia con oggetti o monili simbolici.
Far riflettere i giovani sul linguaggio dei simboli è stato pertanto meno difficile di quanto si possa pensare, proprio perché essi sono abituati a comunicare mediante tale forma espressiva. Attraverso la decodificazione di alcuni simboli chiave è stato possibile affinare la loro capacità di scoprire il senso segreto delle cose, di leggere dentro se stessi, di sviluppare quello che Pascal ha chiamato “esprit de finesse” che permette di cogliere la realtà a livelli più profondi di quanto non consenta “l’esprit de géométrie”, su cui la nostra società, sempre più tecnologica, fonda se stessa.
I Simboli sono dunque, come dice C. Jacq: “lampade sul nostro cammino, le stelle che ci guideranno per uscire da un’esistenza anarchica e diventare uomini nuovi”.
BIBLIOGRAFIA
BOUCHER J., Simbologia massonica, Ed. Atanor.
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Come citare questo articolo
Licia Pugina. “Un viaggio nel mondo dei simboli”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-viaggio-nel-mondo-dei-simboli/