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EDITORIALE

L’anno del Cinquantesimo

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 24 2002 pp. 3–7

Molte le manifestazioni organizzate nel corso del 2001 per ricordare il 50° anniversario della grande alluvione. In quasi tutti i comuni del Polesine sono stati attuati incontri, realizzate tavole rotonde, allestite mostre documentarie, date alle stampe pubblicazioni per ricordare l’evento più tragico del dopoguerra, che ha strettamente legato gli abitanti della terra dei fiumi: prima nel momento del dramma poi in quello della ricostruzione.

Di interesse anche i convegni, dedicati al ricordo, ma anche ad avanzare proposte ed illustrare progetti. Su questa linea si è mossa ad esempio l’associazione Polesani nel Mondo che, alla giornata celebrativa e di approfondimento del passato organizzata a Rovigo, ha fatto seguire un importante incontro a Ca’ Cappello di Porto Viro ove sta per sorgere la “Casa del Polesano”, struttura in parte destinata all’accoglienza ed in parte a testimoniare, con un’idonea esposizione museale, il consistente fenomeno migratorio che in vent’anni, dal ‘51 al ’71, ha portato 120.000 persone a lasciare la provincia di Rovigo.

In tutte le cerimonie ufficiali il ricordo si è giustamente legato ad una panoramica sulle attese di sviluppo del Polesine, terra che specie negli ultimi anni ha fatto registrare un positivo trend di crescita, ma che conta, con le infrastrutture da tempo programmate (idrovia, completamento della transpolesana, casello autostradale di Villamarzana, Nuova Romea – E 55, ecc.) di colmare il ritardo che ancora la separa dalle province venete economicamente più avanzate.

Ma non sono mancate anche altre voci, che qui si ritiene opportuno richiamare, intese a sottolineare i rischi che la rincorsa allo sviluppo può comportare, mettendo in secondo piano i problemi inerenti la difesa del suolo e dell’ambiente. Quest’ultimo, proprio per i ritardi dell’industrializzazione, si presenta infatti più integro e più interessante sotto il profilo della fruibilità, rispetto ad altre province del Veneto.

Il territorio del Polesine richiede insomma grande attenzione verso gli aspetti concernenti la sicurezza idrogeologica e la peculiarità ambientale, anche in una prospettiva di valorizzazione dell’intera provincia su nuove basi. Sull’ambiente paesaggistico ed architettonico si stanno infatti sempre più appuntando interessanti prospettive di crescita, che richiedono una scelta di campo univoca. Occorre al più presto mettere la parola fine agli inquietanti scenari che si affacciano, tra cui l’ipotesi di realizzare un terminal gasifero ed un inceneritore di rifiuti nel cuore del delta, nonchè quello di utilizzare propellenti tutt’altro che ecologici per la centrale termoelettrica. Questi ed altri progetti, che appaiono in stridente contrasto col concetto di sviluppo sostenibile, richiesto non solo dall’avvio dell’Ente Parco, ma più in generale dalle caratteristiche morfologiche del Polesine, vanno accantonati.

Altri gli obiettivi da persegire, a cominciare dalla rivivificazione dei corsi d’acqua e delle lagune e dalla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di quella che, a buon diritto, viene definita la terra dei grandi fiumi.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “L’anno del Cinquantesimo”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/lanno-del-cinquantesimo/

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