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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

L’Amolara

La storia e il mito dell’idrovora di Adria

di Carlo Piombo

Ventaglio Novanta n. 24 2002 pp. 16–19

Un documento innanzitutto: “Il Consorzio di Campagna Vecchia Inferiore è una società di possidenti che ha per iscopo l’azione della Macchina a Vapore, istituita nell’anno 1853, nella località Amolara, a beneficio dell’intero Consorzio e specialmente di quei terreni il di cui asciugamento non avrebbesi in via ordinaria potuto conseguire con la naturale defluizione delle acque”.

Si apre così lo Statuto del Consorzio di Campagna Vecchia Inferiore dei Presidenti Michele Modena e Marco Antonio Grimani Giustinian, omologato con tutti i crismi il 27 ottobre del 1871 dal Prefetto Homodei, segnando una vera e propria svolta tecnica nella bonifica dei territori di Borsea, S. Apollinare, Ceregnano, Villadose, Adria, Fasana, Aserile e Baricetta scolanti nel condotto Fossetta che, dopo essere nato a Ceregnano, terminava il suo corso per lo scolo naturale e “… mercè l’azione della Macchina a Vapore …” in Canalbianco.

Ed ogni qualvolta lo Statuto o altre relazioni tecniche citano Amolara, lo fanno con la maiuscola, consapevoli che senza di essa non era possibile dare sicurezza idraulica al territorio, perennemente interessato da rotte spaventose che mettevano in ginocchio le aziende agricole e la produzione di un’area del Polesine fra le più fertili. Nella quale, oltre alla tradizionale coltura del frumento, prendevano sempre più corpo la canapa ed il lino che avevano notoriamente bisogno di tanta acqua per il ciclo finale delle lavorazioni.

Amolara mitizzata è rispettata, quindi, fin dalla sua messa in funzione, poichè troppo importante per l’economia e per la gente che era certamente rassicurata dal ritmico canto delle poderose turbine idrofore installate nella sala macchine che, pur essendo molto spaziosa, quasi scompare di fronte al grande fabbricato centrale costruito per ospitarvi i custodi ed i macchinisti, ma soprattutto grandi quantità di carbone e di legna necessari per il funzionamento delle pompe.

E’ curioso ricordare che del progetto iniziale, steso nel 1853 dall’ing. Cesare De Lotto di Cavarzere, che porta il titolo Prosciugamento artificiale del Consorzio Campagna Vecchia Inferiore a mezzo di ruote idrofore mosse da macchina a vapore, vennero eseguite soltanto alcune parti, ma aspetto più interessante, furono sostituite in sede di appalto le tradizionali ruote a schiaffo con le più moderne “turbine” realizzate dalla ditta milanese Schlegel & C..

Amolara ha funzionato egregiamente fino al 1992, anno in cui, a seguito di un brillante riordino idraulico operato dal Consorzio di Bonifica Polesine Adige-Canalbianco che convogliò le acque del Fossetta nell’Emissario Buniolo e, quindi, in Canalbianco a mezzo dell’impianto idrovoro di Cengiaretto cessò di essere determinante per la bonifica del nuovo Consorzio nato nel 1978 dalla incorporazione di altri sei enti consortili.

In quasi centoquarant’anni di vita il complesso di Amolara è stato costantemente adeguato alle necessità della bonifica, subendo interessanti e consistenti aggiornamenti, fra i quali figura la modifica delle caldaie per la produzione del vapore (1867), l’installazione di pompe centrifughe (1902-1909) – poi elettrificate (1920) -, l’inserimento di due motori diesel (1935) in sostituzione delle caldaie subito demolite, l’abbellimento della facciata con la sopraelevazione del tetto e la costruzione del timpano che tanto la fa assomigliare alla facciata del palazzo Montalti di Rovigo.

Ma Amolara è stato anche rifugio di patrioti sia durante il periodo della Carboneria e dell’indipendenza nazionale che durante la lotta di liberazione, perchè era considerato inaccessibile e miticamente sicuro.

Dal 1992, pur ospitando alcuni Uffici staccati del Consorzio Adige-Canalbianco, e dal 1998 il “Septem Mària Museum” allocato nella sala macchine, prestigioso retaggio di un mondo da non dimenticare e cuore del museo sulla civiltà delle acque, il glorioso complesso immobiliare rischiava di finire in uno stato di degrado senza ritorno, se non fosse nata l’idea di un suo recupero.

Ma quale impiego si poteva fare di un così prestigioso e storico complesso immobiliare?

E’ sembrata buona subito l’idea di Turismo & Cultura – che ha sapientemente assistito il Consorzio nei tempi della progettazione, dell’esecuzione e dell’allestimento di Amolara – di dar vita ad una struttura ricettiva per il turismo e per la cultura, a servizio di un’area fra le più significative del Polesine alla porta ovest del Parco del Delta del Po. Nell’arco di tre anni è nato il Museo sulla civiltà delle acque, un ostello con annesso un adeguato e moderno servizio di ristorazione, una zona uffici del Consorzio, un punto turistico per la Città di Adria, uno spazio bancario promosso dalla BCC Santa Maria Assunta e la sede provinciale dell’Associazione Nazionale di Ingegneria Naturalistica.

Non è stata un’impresa facile, ma il Consorzio ce l’ha messa proprio tutta per far bene e per restituire alla Comunità Polesana uno dei simboli del lavoro e dell’intelligenza dell’uomo nella lotta per la sicurezza delle terre contro il potere dominante dell’acqua che, se non regolata a dovere, può creare tanti e tanti problemi.

Ora tocca al gestore (la Coop. Turismo & Cultura) mantenere al meglio la grande Amolara, far funzionare l’ostello, attirare turisti con idonee iniziative verso il Polesine e soprattutto verso il Parco del Delta del Po, completare il Septem Mària Museum con l’Archeolparco che sfrutti la vasta area esterna ancora disponibile e, soprattutto, quel che resta del vecchio mandracchio che scaricava le acque del Fossetta liberamente verso il Canalbianco, oppure, quando c’erano le grandi piene, con l’azione della macchina.

E a chi dovesse distrattamente non accorgersi del bel complesso perfettamente restaurato che si trova ubicato in via Capitello, prima dell’impattante ponte attraversante il Canalbianco, non potrà non notare la grande canna fumaria che lo sovrasta e lo domina, a memento di una storia grande di una bonifica fatta di braccia, di carriole, di fango, di lavoro, di intelligenza, di rispetto per la natura e per la terra, in un confronto continuo con l’acqua, elemento primario di cui l’uomo non può fare a meno

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Come citare questo articolo

Carlo Piombo. “L’Amolara”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/lamolara/

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