Doppio appuntamento polesano per il composito gruppo di cinque pittori da qualche anno legati da un programma che si è fatto movimento con la denominazione di “Arte Sentimentale”. Nella terra dei grandi fiumi, i cinque artisti – Guido Del Fungo, Umberto Falchini, Amedeo Lanci, Luciano Scarpante e Gunther Wolf – hanno presentato una interessante selezione delle loro opere, dapprima, a giugno, a Rovigo presso la Pescheria Nuova e poi, ad Agosto, a Donada di Porto Viro, seguita il mese successivo da un incontro a Porto Tolle su un battello in navigazione verso la foce del Po.
Più completa ed esaustiva la rassegna del capoluogo, ma più mirata ed inserita nelle tematiche polesane quella donadese, con un esplicito riferimento al 50° anniversario della Grande Alluvione.
Una scelta quest’ultima che ha fatto immediatamente comprendere al pubblico il significato del movimento, nato per dare risposte in chiave artistica a situazioni coinvolgenti. La creatività e l’impegno produttivo non sono infatti dai cinque concepiti tanto come un’esigenza esclusivamente soggettiva, o come un puro momento estetico, ma soprattutto come risposta dell’anima a situazioni o sollecitazioni di ampio riscontro collettivo.
Si deve ad Amedeo Lanci la prima esplorazione concettuale, base di nascita del movimento. Una ricerca teorica iniziata nel 1996 e via via definita ed ampliata man mano che veniva a consolidarsi il rapporto tra i cinque artisti costituenti il gruppo, la cui presentazione ufficialmente è avvenuta nell’Ottobre del 2000 con una significativa quanto prestigiosa mostra allestita a Firenze presso Palazzo Vecchio.
Va detto subito che i cinque artisti presentano opere caratterizzate da stili decisamente differenziati; ed anche le situazioni alla base della produzione pittorica di ognuno appaiono spesso diversificate, ma comune è la convinzione che l’opera d’arte, per essere veramente tale, ovvero significativa, deve attingere alla sfera dei sentimenti. “Un sentimento – chiarisce il giornalista Alberto Severi, che del gruppo si è fatto méntore, curando fra l’altro l’edizione di un pregevole catalogo edito da Il Grandevetro di Pisa – che rielabori soggettivamente il reale, la sua pretesa oggettività senza che vi sia un’astrazione, ma se mai una figurazione visionaria interiorizzata, sentimentale per l’appunto.”
Se vogliamo, quello che ha avvicinato ed unito i cinque pittori è un imperativo categorico: la necessità di dare una risposta, personale prima e collettiva poi, ad un antico dilemma: arte per l’arte o arte per la vita?
Si tratta cioè di riconoscere se il prodotto artistico debba avere la sua valenza esclusivamente come tale, sganciato pertanto da altri ambiti, oppure se trovi il suo significato più interessante, e quindi comunicativo, proprio da una contestualizzazione più ampia e come tale rappresentativa di connotazioni immediatamente condivisibili.
Ed è proprio su questa seconda opzione che punta il movimento Arte Sentimentale: nel sentimento viene infatti identificato il “sacro fuoco” in grado di accendere l’opera d’arte e darle pieno significato universale.
Con questa consapevolezza il gruppo ha avviato un’ampia attività produttiva sfociata poi in varie mostre che, prima di raggiungere il Polesine, hanno ottenuto consensi a Firenze, in Germania e perfino nella lontana Cina.
C’è l’atmosfera del sogno nelle tele del fiorentino Amedeo Lanci, che per i suoi quadri sceglie spesso la leggerezza evocativa dell’azzurro, interrotta da improvvise rosse fiammate che prendono vita nell’incontro di morbide linee curve. Chiare allusioni a corpi femminili, che in varie occasioni si materializzano nelle forme di grandi chitarre o trovano una inedita dimensione acronica, fluttuando in spazi eterei.
L’inquietudine è alla base dei definiti soggetti del polesano Luciano Scarpante, che materializza le trepide attese dell’anima in nudi soggetti maschili, rappresentati da malinconici e languidi adolescenti. Oppure i silenzi interiori trovano sincronica rispondenza nei vuoti spazi del Delta, animati soltanto da esili presenze di canne palustri. Quanto mai emblematico risulta il quadro Misteriose presenze a Scano Boa, sintesi di umanità e natura: elementi, che nella raffigurazione si legano tanto profondamente da dar vita ad una trasmutazione di un giovane che, ineluttabilmente, si fa arborea essenza.
Il fiorentino Guido Del Fungo presenta un’umanità dolente in scenari dominati da verticali strutture in cemento. Campeggiano, quali enigmatiche sfingi di un ipotetico temuto futuro, ardite architetture che vietano ogni presenza al mondo naturale. Nemmeno per l’uomo vi è più lo spazio vitale per cui, esseri ridotti a larve, si muovono smarriti in mezzo ad enormi prismi di cemento ovunque incombenti. Vi è il sentimento dell’impotenza, ed anche la esplicita denuncia degli esiti drammatici della folle corsa verso un mondo sempre più artificiale, che finisce per togliere all’uomo ogni possibilità di armonica esistenza.
Che cosa cerca il “viaggiatore” tanto spesso presente nei quadri del livornese Umberto Falchini? Un uomo solitario si muove, a volte guardingo altre estasiato in rosseggianti caverne, sul cui fondo sbocciano improvvise apparizioni. Promesse o inganni? Speranza e timore agitano il cuore del piccolo viaggiatore, sempre stimolato a confrontarsi con visioni che a volte si presentano come accattivante lusinga (ad esempio La musica mi volle con sé) altre volte manifestano tutto il loro inquietante mistero (come in Il viaggiatore trovò nuovi simboli lucenti). Alla base delle rappresentazioni di Falchini c’è la metafora dell’esistenza: un percorso in salita, dominato dall’angosciante ricerca di una luce trascendente, la quale però, rispetto all’uomo, è “altro” e mai può essere raggiunta.
Nato a Stoccarda Gunther Wolf, dopo aver frequentato la scuola d’arte drammatica di Vienna, ha deciso di vivere a Venezia, avviando un’intensa attività artistica sulle orme dell’espressionismo tedesco. Le sue sono visioni alquanto tetre ed inquietanti della vita, agitate dall’ossessione dell’inarrestabile deturparsi delle forme fino al disfacimento della carne. Non vi sono paradisi nelle tele di Wolf, dominate da un senso di condanna di cui l’uomo è in definitiva vittima impotente. Nel movimento dell’Arte Sentimentale Gunther Wolf si pone – osserva Alberto Severi – “come il corrispettivo speculare ‘oscuro’, ‘nordico’ della solare mediterraneità di Lanci, in rapporto alla medesima tematica erotica, centrale nel lavoro di entrambi. L’eros per Lanci è una soluzione, per Wolf un problema”.
Cinque artisti in cammino, dunque, uniti dal comune denominatore del sentimento, alito creatore in grado di animare le tele, e dar vita ad un dialogo serrato con i visitatori delle varie mostre che, in Italia ed all’estero, si vanno allestendo sotto l’insegna programmatica di “Arte sentimentale”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Arte Sentimentale”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/arte-sentimentale/