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UN RICORDO

Il “Maestrón” Giuseppe Bonafini (1884-1964)

Valente musicista e personaggio illustre di Ceneselli

di Gabriele Antonioli

Ventaglio Novanta n. 27 2003 pp. 82–85

Ceneselli può vantarsi di aver dato i natali ad alcuni personaggi illustri che si sono distinti nei vari campi del sapere e della cultura, scrivendo importanti capitoli della storia polesana. Tra questi va ricordato il maestro di musica Giuseppe Bonafini. Giuseppe Bonafini nacque a Ceneselli il 23 gennaio 1884 da Napoleone e Leonilde Cova allora residenti in via Per Massa n.143.

Quella che lo accolse era una famiglia umile. Fu il padre Napoleone, che svolgeva l’attività di norcino ed era suonatore di timpani e grancassa nella banda del paese, a favorire il primo approccio dell’unico figlio al mondo della musica. Successivamente Giuseppe iniziò lo studio di tromba e trombone alla scuola della banda. Proseguì i suoi studi presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con il maestro Serse Peretti, suo compaesano e amico di famiglia.

L’impegno profuso dal giovane Bonafini venne premiato con il conseguimento del diploma di licenza e magistero in trombone con il massimo dei voti. Successivamente giunse anche il diploma di licenza e magistero in strumentazione per banda. Il brillante esito della sua esperienza di studio preludeva ad una carriera prestigiosa che non tardò ad iniziare.

Nel 1903 Bonafini, soprannominato dai suoi compaesani “Manuvlòn”, entrò a far parte dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano diretta dal celebre Arturo Toscanini. Tale collaborazione durerà sino al 1925¹. Curiosi, al riguardo, alcuni episodi che vedono protagonista Bonafini, come quando, alla Scala, nel “Lohengrin”, lui ed altri due colleghi eseguivano il tema del preludio del terzo atto e gli spettatori si alzavano in piedi a guardare in “buca” per vedere chi suonava, oppure quella circostanza in cui, direttore Toscanini, gli capitò di “scroccare” negli squilli dell’alba romantica sempre del “Lohengrin”. Per una settimana Bonafini non si fece più vedere in orchestra dalla vergogna².

Tra il 1914 e il 1915, su indicazione del maestro Ettore Panizza, Bonafini venne invitato in Egitto come maestro e direttore unico della Banda reale di Kedivè. Nel 1915 l’Italia entrò in guerra ed il maestro fu costretto a rientrare in patria per chiamata alle armi. Conseguì il grado di sottotenente di fanteria, specializzato mitragliere. Terminata la guerra riprese la propria attività professionale come direttore della Banda ad Asigliano (VC).

Nel 1918 arrivò l’incarico di maestro della Banda di Ceneselli. Grazie a lui il complesso raggiunse i massimi livelli. A tale professione Bonafini affiancò quella di orchestrale come primo trombone suonando in varie orchestre sia italiane che straniere. Si distinse anche quale abile trascrittore di musica per banda. Intorno al 1920 alcune sue strumentazioni furono pubblicate dalla casa editrice Ricordi³. Nel 1920 partecipò ad un concorso presso il Teatro Verdi di Ferrara. In quell’occasione fu riconosciuto il prestigio del maestro, premiato con una medaglia d’oro⁴.

Il 12 marzo del 1921 celebrò nel Comune di Ceneselli il matrimonio con Luigia Callegari, figlia del podestà Alfonso Callegari. Il rapporto del maestro con il suocero non fu dei migliori. Luigia e le altre sorelle erano infatti persone di cultura ed il padre, che avrebbe desiderato un genero all’altezza, non vedeva di buon occhio Bonafini, la cui professione di suonatore non godeva di molta stima e considerazione. Ad acuire i contrasti vi erano anche le idee politiche diverse: socialiste quelle di Bonafini, di destra quelle di Callegari. C’è ancora chi ricorda la reazione “Senti quel cialtrone bolscevico…” pronunciata dal Callegari quando, seduto davanti al caffè centrale del paese, udiva le note della banda mentre provava nella sala di musica della scuola posta al lato opposto della piazza⁵.

Un altro curioso episodio vide coinvolti i due protagonisti. Una sera, mentre la banda suonava la celebre romanza “Parigi o cara”, dell’opera “La Traviata”, si inceppò il cilindro del primo trombone. Il maestro Bonafini si rivolse allora al pubblico con un nodo alla gola, sottolineando l’inadeguatezza dello strumento e attribuendo la colpa dell’incidente all’Amministrazione comunale, rea di non aiutare la banda sostituendo i vecchi strumenti con dei nuovi. Immediata l’eco, dal vicino bar centrale, del podestà Callegari che invitò il genero ad andare a Milano a fare il bolscevico. Poi, giratosi verso il maresciallo dei carabinieri, lo invitò ad arrestare il maestro. Questi, però, non si mosse e, con voce tonante, apostrofò il podestà: “Io sono stato un onorato ufficiale dell’esercito, mentre lei, in tempo di guerra, teneva in casa la bandiera tedesca”. Seguì una grande confusione. Alcuni musicisti tentarono di dileguarsi. Il maestro si dimise e, a dirigere la banda, che eseguì solo suonate militari, venne incaricato Benvenuto Canola. In quella serata la banda di Ceneselli ebbe praticamente la sua fine⁶.

Negli Anni Venti Ceneselli si fece conoscere per le sue stagioni liriche estive. Venivano presentate opere di grande spettacolo: Rigoletto, Traviata, Madame Butterfly, Andrea Chénier, Manon Lescaut, Barbiere di Siviglia, Fedora e altre. Un grande palcoscenico, attrezzato con scenari e costumi della Casa Ricordi di Milano, venne allestito per quattro anni, dal 1926 al 1929, nel cortile delle scuole. Questo insolito teatro disponeva di 1500 posti a sedere. L’apporto decisivo a tale tipo di iniziativa venne dal maestro Serse Peretti che riuscì a formare un’orchestra composta da 45 professori della Scala. Nell’opera Rigoletto compariva anche il maestro Giuseppe Bonafini⁷.

Il maestro Peretti, nativo di Ceneselli ma abitante a Milano, tornava spesso nel suo paese ed era solito trascorrere quasi tutta la sua giornata al caffè dove intavolava lunghe discussioni con Bonafini, il farmacista e il podestà⁸. Spesso si aggregava a loro anche Teseo Tambelli, pure lui suonatore (cornetta) come il padre Napoleone e uno dei suoi fratelli, Werther, che suonava alla Scala.

Nel 1922, l’11 aprile, nacque Luciano, primogenito del maestro Bonafini e di Luigia Callegari. Per festeggiare il lieto evento il padre scrisse la marcia “Al piccolo Luciano”, conservata oggi negli archivi del Corpo Filarmonico di Guastalla (RE).

Nel 1925 Bonafini vinse un concorso a Guastalla ove si trasferì unitamente alla famiglia con l’incarico di insegnante della scuola comunale per strumenti a fiato e del glorioso Corpo filarmonico cittadino le cui origini risalgono al 1812. Porterà avanti tali impegni ininterrottamente sino al 1963, un anno prima della sua morte. Continuerà, però, anche l’attività di orchestrale in allestimenti lirici di vari teatri, tra i quali Verona, Parma, Brescia, Reggio Emilia, Ferrara, Piacenza, Guastalla, Bergamo. Negli anni ‘30 ricoprì incarichi interinali come direttore di banda a Correggio (RE).

Nel 1931 Bonafini, chiamato “Maestrón” per l’imponenza della sua figura, vinse un concorso per maestro della Scuola di Musica di Correggio. Lavorò in tale cittadina, mantenendo contemporaneamente il suo impegno in Guastalla, per soli quattro mesi e poi si dimise. Alla base di tale scelta la volontà di non dividere la propria famiglia, visto e considerato che la moglie, insegnante elementare, non era riuscita ad ottenere il trasferimento a Correggio⁹.

Nel 1933 nacque Umberto, il secondogenito di casa Bonafini. Il 30 luglio 1934 Bonafini tornò a Ceneselli. In occasione della fiera annuale, infatti, il Corpo Filarmonico cittadino di Guastalla venne invitato nel centro altopolesano dove svolse un “attraente programma”¹⁰. Negli anni ‘40 vennero affidate al maestro, con incarico interinale in quanto titolare a Guastalla, le sorti della Banda di Dosolo (MN) fino allo scioglimento del complesso a seguito della seconda guerra mondiale¹¹.

Il 27 maggio 1964 il maestro Bonafini concluse, all’età di 80 anni, la sua esistenza terrena vissuta in larga misura per la musica. In tale triste circostanza il Corpo Filarmonico di Guastalla, presente al completo, accompagnò, insieme agli abituali collaboratori di Dosolo, il feretro del compianto maestro testimoniando il proprio affetto e la propria gratitudine a chi aveva dedicato buona parte della sua vita alla Banda guastallese.

Venne sepolto nel suo paese natio, a Ceneselli, vicino alla tomba del suo maestro Serse Peretti e poco distante da quella dei genitori.

Pochi anni dopo arrivarono i meritati riconoscimenti. Il 22 novembre 1967 il complesso bandistico di Guastalla venne intitolato a Giuseppe Bonafini. Alla cerimonia erano presenti i familiari. Il figlio Umberto donò al maestro Bartoli, successore del padre, una bacchetta direttoriale che era stata del padre. Nel febbraio del 1968 i familiari donarono al Corpo Filarmonico 21 partiture per banda che furono del maestro e che oggi sono conservate nell’archivio della Banda. Nel 1986 anche l’Amministrazione comunale di Guastalla volle esprimere con un segno concreto la propria riconoscenza al maestro Bonafini intitolandogli una via cittadina.

All’illustre musicista di Ceneselli sarà dedicato un intero capitolo di un libro sulla storia della Filarmonica di Guastalla in fase di redazione da parte del maestro Leonardo Tenca, attuale direttore della Banda.

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Come citare questo articolo

Gabriele Antonioli. “Il “Maestrón” Giuseppe Bonafini (1884-1964)”. Ventaglio Novanta, n. 27, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maestron-giuseppe-bonafini-1884-1964/

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