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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Si restaura il Mulino del Pizzon

Promosso da Turismo & Cultura il ripristino del singolare complesso di Fratta Polesine

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 30 2005 pp. 142–145

E’ giunta a completamento la prima fase dei lavori tesi alla salvaguardia, conservazione e restauro del complesso architettonico del Mulino del Pizzon in Comune di Fratta Polesine. Giornalisti, scrittori, artisti lo hanno già proposto all’attenzione pubblica come uno dei monumenti di archeologia industriale più interessanti e singolari del Polesine, oltre che luogo carico di grande fascino ambientale. Quando saranno completate le ricerche d’archivio volte a ricostruire la storia del Mulino, Ventaglio 90 ne darà conto.

Ma c’è un’altra storia, altrettanto interessante, che è la storia del suo recupero e restauro. Un’operazione complessa, che ha visto vari attori in campo. Tra cui in primo luogo la cooperativa Turismo & Cultura che lo ha promosso ed ora, che il restauro è quasi completato, deve assumersi il problema non facile della gestione.

Vale la pena di ripercorrere le tappe dell’operazione, perché contengono aspetti eccezionali, quasi miracolosi, soprattutto considerando le enormi difficoltà di ordine finanziario, burocratico, tecnico, imprenditoriale che si sono dovute superare.

Lo facciamo con Giuseppe Marangoni, direttore di Turismo & Cultura, ideatore e protagonista del recupero.

Com’è nata l’idea di salvare il Mulinon?

– Nel gennaio del 1998 mi chiama l’allora direttore dell’Archivio di Stato dr. Alberto Mario Rossi per informarmi che la grande Mostra storico-documentaria su Giacomo Matteotti allestita dagli Archivi Centrali dello Stato era finita in un vecchio capannone di Fratta e mi chiedeva la collaborazione per salvarla, dal momento che il proprietario voleva demolire lo stesso capannone e tutti i fabbricati connessi. Fu allora che arrivai al Mulinon per la prima volta, perché il capannone in questione non era che il magazzino dei cereali del vecchio Mulino del Pizzon. Il problema della Mostra su Matteotti si presentò allora come l’impegno prioritario: mi interessai del recupero e in seguito mi feci promotore dell’idea di superare la stessa mostra per costituire un vero e proprio Museo nella casa di Matteotti a Fratta.

Ma non dimenticai il Mulinon: quel luogo, quel monumento di archeologia industriale abbandonato e pur tuttavia ancora quasi del tutto integro, e poi le conche di navigazione, le strade arginali, le antiche corti limitrofe, il corso del Canalbianco che qui è un vero fiume: tutto questo si stampò nella mia mente. Un pezzo di Polesine sconosciuto e remoto, carico di un fascino raffinato, che non trova riscontro, specialmente in ambiente di pianura, dove non esistono i salti d’acqua così frequenti in collina e pedemontana.

Così quando seppi che il proprietario, non riuscendo a vendere così com’era il complesso architettonico, lo voleva demolire, mi sono attivato per trovare una soluzione per salvare il monumento.

E’ stato facile trovare il canale giusto?

– No, per niente. Da tempo “facevo una testa a tutti” su questo mulino. E un giorno – siamo nel 2000 – un’agenzia di consulenza su programmi comunitari di Padova mi segnalò che era uscito (o stava per uscire) un bando della Regione Veneto relativo al Piano di Sviluppo Rurale -Misura 15- per il recupero di villaggi e tutela del patrimonio rurale, con una voce proprio sui mulini. Un soggetto proponente pubblico poteva godere del 100% del finanziamento a fondo perduto. Proposi tale ruolo al Comune poi alla Provincia, senza esito anche perché i tempi erano strettissimi per fare le domande. Così riuscii a convincere la cooperativa Turismo e Cultura a chiedere in comodato il bene e la nuova proprietà (la società L’Officina Snc) a imbarcarsi nell’avventura accollandosi il 50% della spesa. Fu così che si ottenne l’assegnazione del contributo per il restauro del complesso del Mulino del Pizzon (mulino, casa dei mugnai , magazzini, scuderia) ma, non essendo il proponente un soggetto pubblico, tale contributo è stato limitato al 50% della spesa ammissibile.

Cosa vi proponete con questo restauro?

– Innanzitutto salvare un bene unico del patrimonio ambientale polesano. In secondo luogo ideare una forma di gestione che consenta che il bene sia vissuto, si presenti ancora utile e si mantenga da solo. Come CTG e come cooperativa Turismo & Cultura non siamo nuovi ad esperienze di questo tipo.

Ad esempio?

– Nel 1988, grazie ad un’azione congiunta CTG Rovigoti-Comune di Rovigo-Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, riuscimmo a ricuperare il monumento più antico della città, la Torre Grimani (Torre Mozza), che era in stato di abbandono e degrado, e a trasformarla in un ufficio turistico frequentato da giovani e punto di riferimento culturale per tutta la città ed ora ad ospitare una mostra sulla storia del castello di Rovigo.

Ancora prima, nel 1987 partì l’operazione Gorino Sullam, col recupero di un vecchio asilo abbandonato da anni con l’idea proposta dal sottoscritto di un ostello-natura e una gestione innovativa che ha comportato l’impegno del CTG di Rovigo e di tutto il Veneto. Un’esperienza pioniera che ha aperto nuove strade di valorizzazione del nostro ambiente.

Nel 1998, quasi contemporaneamente al recupero della Mostra Matteotti, parte l’operazione Amolara, che porterà alla salvaguardia e ristrutturazione e completo riuso di uno dei più bei palazzi neoclassici ottocenteschi in Polesine,ormai destinato a sicuro degrado dopo la dismissione dell’idrovora. Il Consorzio di Bonifica Polesine Adige Canalbianco, su mia idea e progetto gestionale, ha realizzato, usufruendo in parte di finanziamenti comunitari, un restauro esemplare con un ostello di 48 posti letto, bar, ristorante, museo, ufficio del Consorzio e una bellissima sala convegni. Anche la gestione (Turismo&Cultura – Nidrob Srl) ha investito molto ed il risultato è sotto gli occhi di tutti e la città di Adria si ritrova un centro di servizi turistici e culturali efficiente e di grande prestigio.

Da non trascurare il fatto che sia a Gorino che ad Adria il recupero e riuso dei vecchi edifici ha anche comportato nuove attività con la creazione di almeno 10 posti di lavoro fissi per giovani polesani nelle professioni legate alla cultura dell’ospitalità.

E il Mulino del Pizzon cosa diventerà, con quali attività Turismo&Cultura intende gestirlo?

– La prima attività è quella di visitazione. Stiamo allestendo un minimo di “musealizzazione” per permettere ai visitatori non solo di gustare il fascino dell’ambiente ma anche di percepire alcuni elementi tecnici di funzionamento e caratteristiche del macchinario del mulino. Riteniamo però che la seconda fase debba essere legata allo studio e allestimento di servizi turistico-culturali: ricettivi, ristorativi, sportivi (attracco nautico e canoe, noleggio biciclette), artistico-culturali con mostre, corsi e piccoli convegni.

Stiamo coinvolgendo vari enti e persone di cultura in questa operazione, tra cui il Comune di Fratta Polesine, la Provincia di Rovigo, il Consorzio di Bonifica Polesine Adige Canalbianco, la Camera di Commercio. Grazie a tali sinergie sta partendo un secondo progetto destinato a ripristinare la presa d’acqua il tipico “motore” dell’impianto, con la possibile rimessa in funzione del mulino a pietra, nonché ad installare un piccolo approdo nautico sul Canalbianco.

Sono emerse poi altre idee, ma la cosa fondamentale è trovare un piccolo gruppo di persone, di giovani, il cui nucleo è già costituito tra i soci della cooperativa Turismo&Cultura, che si entusiasmino e prendano su di sé l’avventura di dare vita al monumento, come è già capitato con Gorino e Amolara. Perché non dovrebbe riuscire al Pizzon?

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Si restaura il Mulino del Pizzon”. Ventaglio Novanta, n. 30, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/si-restaura-il-mulino-del-pizzon/

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