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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La golena di Ca’ Pisani

Il Parco del Delta Veneto si arricchisce di una nuova oasi

di Eddi Boschetti

Ventaglio Novanta n. 31 2005 pp. 8–11

La Primavera 2005 ha portato agli amanti del singolare ambiente naturale del Delta del Po un bel regalo: l’apertura al pubblico della Golena di Ca’Pisani, un’area di grande pregio naturalistico.

Evento a lungo atteso da un crescente numero di appassionati di natura, la nuova oasi, aperta per la prima volta nel giorno di Pasqua, rappresenta senza dubbio una tappa importante per lo sviluppo del turismo naturalistico nel delta Veneto. Pesava infatti, sul prestigio della più importante zona umida italiana, l’assenza di un punto di riferimento dotato di strutture preposte ad accogliere gli appassionati del bird-watching (l’osservazione degli uccelli) o semplicemente i gruppi scolastici.

L’area, estesa su circa 43 ettari di golena appartenente al monumentale alveo del Po di Maistra, comprende percorsi dotati di capanni e schermature concepiti per l’osservazione della fauna.

Collocata all’ingresso meridionale della via delle valli di Porto Viro (uno dei percorsi più suggestivi dell’intero Delta) e a circa tre chilometri dal punto in cui trae origine il ramo fluviale più rilevante sotto il profilo naturalistico, la golena lega la propria storia a quella del fiume in cui è ubicata e all’opera dell’uomo che ne ha scritto il destino.

Il Po di Maistra, originatosi in seguito a quell’imponente opera di deviazione del Po che fu taglio di Porto Viro (1600-1604), come fa intuire il nome che richiama ad un ramo Maestro, rappresentava sul finire del ‘700 il principale alveo di deflusso del grande fiume.

Le vicende evolutive naturali del Po Grande, influenzate anche da opere ideate per favorire la deviazione dello stesso verso i rami meridionali di Tolle e di Goro, portarono ad una progressiva riduzione della portata d’acqua del Po di Maistra, con conseguenti fenomeni di impaludamento, cosicché il ramo del grande fiume si è sempre più caratterizzato come uno stretto e sinuoso canale, circondato dalle ampie e rigogliose golene che oggi lo contraddistinguono.

Prima che l’uomo realizzasse le attuali arginature, tali golene, caratterizzate da depressioni umide, canneti, e boschi riparali, nel corso del tempo vennero in buona parte bonificate e quindi coltivate.

Facendo un balzo ai primi del ‘900, potremmo così osservare che nei territori a ridosso del fiume, che oggi ricalcano le attuali golene poste all’origine del ramo, non solo era praticata l’agricoltura, ma vi erano collocate abitazioni che costituivano buona parte della frazione di Ca’ Pisani.

Nel 1964 l’appezzamento oggi rappresentato dall’attuale oasi, all’epoca coltivato a riso, venne acquistato dalla famiglia Gnan che, attraverso un’imponente opera di scavo e la realizzazione di chiuse per la regolazione dei livelli idrici, cambiò radicalmente l’indirizzo produttivo dell’area trasformandola in valle da pesca dove allevare le più comuni specie ittiche (Cefalo, Orata, Branzino ed Anguilla) ed esercitare la caccia da appostamento.

Il venir meno della convenienza economica della pesca, ma soprattutto l’istituzione del Parco Regionale Veneto del Delta del Po nel 1997, evento che bloccò di fatto la caccia negli ambiti fluviali, indussero il proprietario ad accettare l’anno seguente un’offerta di acquisto della piccola valle da parte della Regione Veneto. Quest’ultima avviò subito dopo un progetto “Life Natura” finanziato dall’Unione Europea, ricadente sui tre comuni di Porto Viro, Porto Tolle e Taglio di Po e finalizzato alla conservazione di alcuni siti di nidificazione del delta fra i quali spiccava appunto la golena di Ca’Pisani. L’esecuzione del progetto, fra i cui promotori figurava la stessa LIPU Italia, venne affidata ai Servizi Forestali Regionali di Padova e Rovigo che tutt’oggi ne garantiscono la manutenzione e il controllo.

Il recente ingresso dell’Ente Parco nella convenzione ha consentito l’apertura al pubblico dell’area, visitabile con l’ausilio di guide naturalistiche ogni domenica e su prenotazione anche nei giorni feriali.

Sarà così possibile apprezzare nei diversi periodi dell’anno, con l’ausilio di personale esperto, le diverse tipologie ambientali presenti nell’oasi.

Dei tre laghi d’acqua dolce di cui si compone l’area, due, collocati rispettivamente a nord e a sud sono soggetti a marea, in quanto collegati direttamente al fiume, prossimo al mare

La fitta vegetazione ripariale che li circonda è composta da canneti dominati dalla Cannuccia palustre in successione con lussureggianti boschi di Salice bianco, dove compaiono piccoli nuclei di Olmo, habitat ideale per il Picchio rosso maggiore, il Colombaccio, il Falco Lodolaio e il raro Picchio verde.

Le velme, emergenti negli orari di bassa marea, sono meta di varie specie di limicoli (uccelli adattati a nutrirsi e a muoversi sul fango) fra cui soprattutto nei periodi di passo (primavera e autunno) spiccano la Pantana, il Totano Moro, il Piro-piro boschereccio, il Cavaliere d’Italia e la Pittima reale.

Nello stagno centrale, il più vasto, i livelli idrici sono regolabili tramite chiuse, pertanto sono più stabili. La presenza perenne d’acqua ha indotto la formazione del solo canneto lungo le sponde e sugli isolotti che solcano e punteggiano lo stagno. In tale contesto ambientale nidificano il Germano reale, lo Svasso maggiore, il Tuffetto, la Folaga, il Porciglione, e dove il canneto è particolarmente rigoglioso, il raro Basettino un piccolo uccello affine alle cince i cui maschi si contraddistinguono per il caratteristico mustacchio nero che scende lungo le guance.

Durante l’inverno lo stesso lago ospita contingenti talvolta abbondanti di anatre cosiddette tuffatrici fra cui si annoverano il Moriglione e l’elegante Moretta. Nei piccoli stagni circondati da canneti si ripara la più elusiva Alzavola (la più piccola anatra europea che nel Po di Maistra trascorre gran parte dell’inverno).

All’inizio della primavera si possono osservare frequentemente branchi di Marzaiole in migrazione e non è più raro imbattersi nel maestoso Falco pescatore. Nello stesso periodo gli Svassi maggiori ci regalano le loro eleganti quanto elaborate “danze nuziali” e il maschio del Falco di palude, rapace simbolo dell’oasi per abbondanza ed eleganza, con parabole e picchiate mozzafiato si dà un gran daffare a stupire il piccolo harem che lo attende pigramente qualche decina di metri più in basso.

Questa dunque una rapida carrellata degli attori che animano la golena di Ca’Pisani. Come da una platea privilegiata, nell’oasi è possibile osservare la struggente trama dell’evolversi delle loro vite. Connesse fra loro, come le maglie di un’ immensa rete, si rinnovano secondo un copione che replica invariato da milioni di anni, in uno scenario dalle mille metamorfosi.

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Come citare questo articolo

Eddi Boschetti. “La golena di Ca’ Pisani”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-golena-di-ca-pisani/

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