Chi dall’Alto Polesine – dai paesi rivieraschi del Po che un tempo facevano parte della Transpadana Ferrarese – intenda recarsi nel capoluogo della provincia, può scegliere di percorrere la via che da Bagnolo di Po supera il Canalbianco a Castelguglielmo per procedere poi in direzione di San Bellino ed immettersi nella Transpolesana.
E’ tra questi ultimi due comuni che sorge la piccola frazione di Presciane, culturalmente legata a Castelguglielmo, ma territorialmente inserita nel comprensorio di San Bellino.
Caratterizzata da un pugno di case e da un’angusta carreggiata stradale, si pone all’attenzione per la bella e ben conservata villa Nani – Mocenigo ora Bertelli, per una caratteristica trattoria e per la Chiesa, facilmente individuabile grazie al suo campanile che spicca tra i filari degli alberi e tra i coppi degli edifici bisognosi di manutenzione.
Proprio la piccola parrocchiale, dedicata a Santa Margherita Vergine e Martire, merita l’apprezzamento del visitatore, suscitando stupore per la bellezza compositiva e decorativa dei suoi interni. La scialba e incompiuta facciata, intonacata a cemento, non lascia trasparire il piccolo gioiello settecentesco dell’interno, caratterizzato da una chiara impronta veneziana.
Entrati, l’attenzione è catturata da un nuovo “evento” visivo portato dalle strutture o dalle decorazioni che, per giochi di luci e di chiaroscuri, ci apre nuove prospettive di ricerca e di confronto stilistico con altre realtà riconducibili allo stesso periodo storico.
La chiesa, più volte riedificata ed ampliata partendo da un oratorio quattrocentesco, oggi si presenta ai nostri occhi con uno sviluppo planimetrico ad aula unica, di forma rettangolare. Vi si accede dall’ingresso prospettico abbellito da un organo a canne del Callido posto su di un ballatoio ligneo decorato a tempere. La linearità e purezza compositiva dell’aula, impaginata nelle pareti da leggere lesene corinzie che sottendono la volta piana adorna da sfondati racchiusi in modanate e leggere cornici in stucco, trova movimento spaziale nel presbiterio e nel catino absidale.
Una doppia coppia di colonne, di cui due a tutto tondo e due semincassate nella struttura muraria, sorregge la struttura decorativa del tamburo voltato, che imprime una spinta verticale al costrutto. Stucchi, dipinti murali, arredi lignei si fondono armoniosamente con l’architettura.
La sensazione di “normalità” avvertita nell’arrivare sul sagrato della chiesa, all’interno viene smentita e il visitatore viene coinvolto dal patos inarrestabile provocato dai colori, dal disegno compositivo e dalla plasticità dei baroccheggianti stucchi aggettanti dalle pareti e dalle imposte delle finestre.
L’incuria del tempo, gli interventi di “restauro” regressi (eseguiti nel secolo scorso, approntati impiegando tecniche e materiali poco idonei) l’impiego incontrollato di malte cementizie adottate su pareti, decori e colonne, la presenza di una forte umidità di risalita accompagnata da quantità di sali igroscopici in soluzione, avevano prodotto nelle strutture e nelle decorazioni un’evidente situazione di degrado, che occorreva contrastare.
Ecco allora la caparbietà e il coraggio dell’attuale parroco di Presciane Don Pier Antonio Castello, ad intraprendere, alcuni anni or sono, l’iniziativa di elaborare un progetto di restauro complessivo su tutta la chiesa.
E’ l’estate del 2002 quando vengo contattato per provvedere alla predisposizione di tutti gli incartamenti necessari ad ottenere il parere da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Verona, ufficio di competenza per il nostro territorio Polesano.
Il progetto si snoda principalmente attraverso il “restauro conservativo e la ristrutturazione” da eseguirsi per stralci funzionali che prevedono interventi sull’area del catino absidale e del presbiterio, sull’aula dei fedeli, sulla facciata e l’esiguo ormai scomparso sagrato.
Gli interventi sulle murature prevedono l’eliminazione degli intonaci cementizi e la deumidificazione delle murature con calci idrauliche naturali o pozzolaniche, la realizzazione di un nuovo impianto elettrico a sostituzione dell’esistente fatiscente e obsoleto comprensivo di nuovi punti luce studiati per valorizzare l’architettura e le decorazioni, la coloritura a calce delle pareti e il restauro dei soffitti dipinti con la sostituzione di tutte le vetrate monocromatiche gialle delle finestre con composizioni artistiche in vetro colorato in struttura di piombo.
Il sistema di pavimentazione viene ripensato concettualmente, tecnologicamente ed esteticamente per una maggiore sua fruizione¹. Si trasforma radicalmente l’impianto di riscaldamento (quello esistente in ventilconvettori è nocivo per il ristagno dell’aria calda nei livelli superiori delle volte con l’alterazione del sistema d’umidità originario e vitale per gli arellati) con un sistema a pannelli radianti a pavimento indicato a risolvere tale problema. L’operazione sarà completata con il ridisegno del sistema pavimentale attraverso la rimozione del pavimento in formelle di cemento ottagonali e l’inserimento di lastre di marmo quadrate posate, alternate tra il bianco e il rosa di Verona e impaginate da cornici perimetrali in marmo bianco.
Il progetto, avvallato dalla Soprintendenza di Verona, trova riscontro presso il bando “Progetto Restauro Beni Artistici Religiosi 2002/2003” promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con un contributo, per il primo stralcio funzionale identificato nel catino absidale ed il coro, pari ad euro 70.000,00.
L’esistenza a Rovigo di un corso bimestrale per la formazione di “Restauratori di elementi architettonici ed apparati decorativi di edifici storici” promosso da C.N.A. Servizi Impresa S.r.l., coadiuvato dalla Società Sirio, con il Patrocinio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. Provinciale, il Museo dei Grandi Fiumi e l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha portato gli undici corsisti a sperimentare l’esperienza acquisita in aula, in laboratorio e presso stage aziendali in ditte specialistiche nel settore, sulle volte dipinte del primo stralcio.
Una convenzione tra lo scrivente con l’incarico di Docente e D.L. delle opere, la Parrocchia S. Margherita V.M., e C.N.A. Servizi Impresa S.r.l. ha prodotto una sinergia tale che in due mesi di lavoro, tra i primi di ottobre e i primi di dicembre del 2004, si sono potuti riportare all’antico splendore i dipinti delle volte sopra il coro e gli altari della piccola chiesa suggellati dalla loro inaugurazione e presentazione ai parrocchiani il 22 dicembre 2004 alla presenza di autorità civili e religiose.
L’intervento ha raggiunto appieno l’obiettivo, riportando all’originario splendore le volte del presbiterio ed ha inoltre fatto emergere piccole curiosità ed evidenziato elementi già conosciuti.
Dal restauro conservativo della corona lignea sono emerse, sull’estradosso della sua struttura, le seguenti scritte: “1770 Sub rectore Bellinazzi” riferito probabilmente a Tommaso Evaristo Bellinazzi parroco che risulta deceduto il 14/05/1770. Inoltre “Deauratum 1885 – Cattaneo paroco Angelo Magni”, riferibile forse alla data in cui fu eseguita la doratura, all’autore della medesima e al parroco Angelo Magni di Mantova deceduto nel 1890.
Numerosi sono i cartigli (pergamene) in stucco che adornano i soffitti nei punti di raccordo tra gli elementi architettonici di diversa natura compositiva. Sulla cornice di imposta del “tamburo”, sovrastante la mensa celebrativa e sorretta dalla rappresentazione dei quattro dottori della chiesa San Gerolamo, Sant’ Ambrogio, San Gregorio Magno e Sant’Agostino, nei quattro cartigli vengono evidenziate le seguenti scritte: “Hoc templum”, “ornatum fuit”, “Anno Domini”, “MCMXV”. Riferimento quindi all’ultimo intervento decorativo realizzato nel “tempio” ornato nell’anno del signore 1915, anno in cui il parroco Giovanni Sanità fu trasferito a Ceregnano e al suo posto fu nominato Angelo Fornasiero.
Tra il presbiterio e il coro una costellazione di ulteriori cartigli. “Pictor Ioseph Sartori” “Par D Ioa Bapta Sanita”, “Hoc est corpus meum”, “Ego sum panis vivus qui de coelo descendi”, “Fructum salutiferum gustandum dedit dominus”, “Terribilis est locus iste hic dominus dei est”, “Cibavit nos dominus ex adipe frumenti”, “Miserator dominus escam dedit timentibus se”.
Prescindendo dal carattere di insegnamento ed ammonizione di tali scritte risulta importante notare che compare il nome del pittore Giuseppe Sartori che esegue il lavoro per il parroco Giovanni Sanità (1902/1915), nei primi due cartigli. Altra piccola curiosità sono le iniziali “a e t” comparse dopo la pulitura ai lati del sesto cartiglio.
A conclusione dell’evoluzione pittorica, i simboli cristiani posti alla base del decorato della volta del catino absidale quali l’ostensorio, la croce, la navicella, il turibolo, il Sacratissimo cuore di Gesù, il Sacratissimo cuore di Maria, il pellicano (simbolo cristologico legato al sacrificio, alla carità e alla pietà), il piatto contenente l’ostia, il calice.
Una splendida esperienza lavorativa conclusa dai ragazzi del corso, una prima tappa verso il restauro di un’opera d’arte e d’architettura degna di nota che trova nei giorni della pubblicazione dei questo numero del Ventaglio la conclusione dello stralcio funzionale con l’auspicio di potere presto reperire ulteriori fondi indispensabili al completamento dell’intervento generale di restauro.
Presciane e la sua chiesa nel corso dei secoli
L’atto di fondazione del nucleo edificativo di Presciane porta la data 01 marzo 1078 in occasione della decisione di innalzare nel sito una piccola Cappella sotto l’invocazione di Santa Margherita.
La borgata deve il suo toponimo a Presciano Presciani fattore generale (prefetto del fisco) del Duca di Ferrara Borso I° d’Este (1413-1471). Presciano aveva concluso con successo l’opera di bonifica della vasta Valle di Canda e dei territori contermini.
Nel 1462, riconoscente per l’imponente opera di risanamento dell’immenso bacino, Borso gratificò Presciano donandogli la vasta tenuta che dal possessore prese il nome di “Presciane”.
Insediatosi, il funzionario estense trovò l’oratorio esistente in uno stato di grave abbandono, tanto da riedificarlo verso la metà del ‘400. Ma è solo nel 1539, per volontà delle figlie di Presciano Samaritana e Beatrice, e dopo avere ottenuto il giuspatronato, che viene eretta la Parrocchiale.
Nel tempo, si registrò un’alternanza inarrestabile di proprietari come i De Prosperi, i Tassoni, i Nani – Mocenigo ognuno dei quali apportò al tempio ampliamenti e abbellimenti secondo le correnti artistiche e architettoniche in voga e le esigenze di culto.
Il lento e inevitabile declino che oggi caratterizza diverse chiese è addebitabile non solo all’incedere del tempo ma anche in varia misura all’involuzione del significato di “chiesa” per la collettività cristiana, intesa non solo dal punto di vista della preghiera e dello stile di vita seguendo gli insegnamenti della Parola di Dio, ma come punto di raggruppamento della Comunità, nella gioia e nel dolore, attorno al suo edificio più rappresentativo. Un tempo….”Il popolo partecipava attivamente provvedendo all’arredo, al decoro, ai paramenti, all’organo, ai quadri, agli affreschi, creando pian piano nella chiesa il suo vanto e il suo tesoro”……². Oggi invece gli edifici di culto più importanti, ricchi di storia e d’opere d’arte, adeguandosi alle necessità e alle mode contemporanee, sono divenuti veri e propri musei, mete di turismo laico, religioso e devozionistico sostituendosi con questi introiti alla popolazione per la conservazione del loro ornato.
Se questo vale per le importanti basiliche, ben diversa si presenta la situazione delle piccole chiese sconosciute. Il compito di tener viva l’attenzione sulle necessità del sacro edificio di Presciane è stato assunto in prima persona dal parroco don Pierantonio Castello, la cui iniziativa è sfociata nell’importante ed apprezzata azione di recupero³.
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Come citare questo articolo
Massimo Furini. “Santa Margherita di Presciane”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/santa-margherita-di-presciane/