La storia del territorio deltizio, conosciuto come Polesine dei Cappello, ha fisicamente origine tra il XII – XIII sec., successivamente alla rotta del Po verificatasi a Ficarolo nel 1152. Nel nuovo Delta presero vita pertanto i rami del Po di Tramontana, di Levante, di Scirocco, all’interno dei quali si originò la zona dove alcuni secoli dopo sorgerà la borgata, successivamente denominata Ca’ Cappello.
Nei primi decenni del ‘500, è accertata la presenza di una piccola comunità con un insediamento in corrispondenza dell’attuale corte; tutto il territorio del così detto Polesine dei Cappello era allora di proprietà dell’abate Trevisan.
La vita di quest’abate è caratterizzata da un evento particolare, ma non eccezionale per quei tempi: la nascita di una figlia chiamata Maria o Marietta. E, proprio tramite questa figlia naturale, il possesso della corte passa ai Cappello. Infatti nel 1537 l’abate Trevisan dà in sposa la propria figlia Maria a Paolo Cappello (figlio del conte Carlo Cappello, capostipite della famiglia) il quale, con il matrimonio, riceverà in dote l’intera proprietà, che da allora fu identificata come Polesine dei Cappello.
La corte dei Cappello è ben rappresentata nelle mappe del XVII sec., in cui si vedono tutti gli elementi costitutivi della stessa: le mura di cinta, la casa padronale, il fienile o stalla, la chiesa e la torre colombaia.
Come molti altri, anche questo complesso architettonico è collocato nelle immediate vicinanze di corsi d’acqua, fondamentali vie per il trasporto delle merci e quindi della loro commercializzazione.
L’insieme degli edifici rappresenta la struttura funzionale per la raccolta, la lavorazione e l’immagazzinamento dei prodotti agricoli.
Nel contempo la corte rappresenta anche il centro della vita sociale della comunità legata ai lavori del fondo, mentre la presenza delle mura costituisce una chiara espressione di sicurezza e protezione.
La costruzione di tutti gli edifici della corte con mattoni contribuiva infine a dare un’ulteriore manifestazione di solidità e rappresentatività della forza del padrone, in un contesto sociale fatto di povera gente che abitava in case di canne e fango.
La chiesa, oltre che rappresentare l’oratorio della famiglia del proprietario, si configurava come l’edificio di culto fondamentale per la collettività, costituita in larga parte da braccianti, che si assiepava attorno alla corte.
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Ventaglio Novanta. “Il borgo di Ca’ Cappello”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-borgo-di-ca-cappello/