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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Vaticano del Delta

Risale al XVI sec. il complesso architettonico di Ca’ Cappello

di Paolo Ballarin

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 8–15

Il delta del Po, una terra il cui passato non è solo punteggiato da catrastrofici eventi, ma che vanta anche una storia fatta di interventi umani, le cui orme più significative sono giunte fino a noi.

In queste poche tracce è ancora possibile costruire ed arricchire la storia della nostra terra, guardando da vicino tutto quello che forse abbiamo sempre avuto davanti agli occhi ma non abbiamo mai "visto". Sto parlando di tutti quei vecchi edifici, sparsi nel territorio polesano, spesso abbandonati, che sembrano stare in piedi chissà per quale legge fisica.

È proprio su di essi che, silenziosamente, si raccoglie il passato dei nostri predecessori. Rompiamo dunque il silenzio e diamo voce ad una delle tante "storie" (documentabili) della nostra terra.

A ritroso di cinque secoli, entriamo con passo felpato nella storia della corte di Ca' Cappello, nome che individua la omonima frazione, nel comune di Porto Viro, situata tra il Po di Levante e il Po di Venezia.

La corte, che non ha più subito sostanziali modifiche dopo la metà del XIX secolo, è limitata ad oriente da un fabbricato denominato "vaticano", storicamente adibito a granaio e stalla, mentre a settentrione trova posto l'abitazione padronale. Questa, contemporanea al "vaticano", è giunta ai nostri giorni rimaneggiata nella sua vera consistenza storica, poiché adattata in modo consequenziale all'esigenze abitative dei proprietari.

In posizione sud-ovest vi è il rudere di una torre risalente come gli stabili precedenti al XVI secolo, che fungeva da bastione e da base per i colombi viaggiatori; a nord troviamo un cancello d'ingresso che porta ancora impresse le effigi dei Cappello nella cancellata. Prospiciente ad esso sorge la chiesa eretta nel XVII secolo che, anche se esterna alla corte, è sempre stata parte integrante della stessa.

All'interno della corte troviamo l'elemento caratteristico delle costruzioni rurali cioè l'aia, composta da una parte recente dinanzi alla casa padronale, mentre, più a meridione, rimangono i resti in mattoni di una più antica. Gli altri lati della corte sono chiusi da una barchessa dell"800 a nord-ovest, da due case coloniche sempre dello stesso secolo e da un muro di cinta a sud.

La storia del territorio deltizio, conosciuto come Polesine dei Cappello, ha fisicamente origine tra il XII-XIII sec., successivamente alla rotta del Po verificatasi a Ficarolo nel 1152. Nel nuovo Delta presero vita pertanto i rami del Po di Tramontana, di Levante, di Scirocco, all'interno dei quali si originò la zona deltizia di nostro interesse.

Fino al XV sec., una fondamentale presenza "civilizzatrice" in grado di resistere a ciclici eventi catastrofici di origine naturale o umana, è rappresentata dagli affiliati alla chiesa cattolica, attivi anche nelle piccole comunità con chiese e, non raramente, con conventi. Anche le "terre nove" emerse dai ''flutti" padani diventano pertanto meta degli uomini di chiesa che spesso se ne impossessano, ampliando le loro proprietà.

Una mappa del 1556 riflette molto bene questa situazione nel basso Polesine di Rovigo: l'abate Trivixan (Trevisan) risulta infatti essere il primo possessore del futuro Polesine dei Cappello.

Tra i secoli XV e XVI la Serenissima era riuscita ad imporsi in quasi tutto il Polesine dopo un alternarsi di guerre con gli Estensi e lo stato Pontificio. Il basso Polesine risentì di queste battaglie, in particolar modo la comunità di Loredo (Loreo) che fu scacciata, lasciandosi dietro il paese completamente raso al suolo. Seguiranno poi secoli di relativa stabilità, privi di eventi eclatanti, con la sola parentesi degna di nota riguardante il "taglio di Porto Viro" (1599-1604) voluto dai veneziani e combattuto in forze dallo stato Pontificio.

Sappiamo, dalla storia, quali furono i problemi marittimi e commerciali di Venezia nei secoli XV e XVI che portarono, forzatamente, alla "colonizzazione" di tutto l'entroterra, perché dimostratosi una ottima alternativa al mare. Seguirà una vera e propria opera di pianificazione territoriale con importanti interventi di bonifica e la realizzazione di un progetto veramente eccezionale: il taglio di Porto Viro, straordinaria opera di ingegneria idraulica che avrà come risultato nientemeno che la deviazione del fiume Po.

Tutto questo si sintetizza in un unico scopo veneziano: fare dell'entroterra l'alternativa al mare, con la produzione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, la vendita delle terre bonificate e la riscossione delle tasse (decima e Tansa).

Ad iniziare dal XVI sec., inarrestabile è l'arrivo in Polesine di facoltose famiglie veneziane, quali i Contarini, Cappello, Venier, Donà, Querini e tante altre, che colonizzeranno tutto il territorio, lasciando una traccia visibile ancor oggi, con le bonifiche, gli edifici, la toponomastica, ecc.

Arriviamo, ora, supportati dalle mappe antiche, ad una descrizione "storica" della proprietà e della corte di Ca' Cappello. Nei primi decenni del 500, è accertata la presenza di una piccola comunità con un insediamento in corrispondenza dell'attuale corte; tutto il territorio del così detto Polesine dei Cappello risulta -come si è già accennato- di proprietà dell'abate Trevisan.

La vita di quest'abate è caratterizzata da un evento particolare (ma non eccezionale per quei tempi) che è la nascita di una figlia chiamata Maria o Marietta. E, proprio tramite questa figlia naturale, il possesso della corte passa ai Cappello. Infatti nel 1537 l'abate Trevisan dà in sposa la figlia Maria a Paolo Cappello (figlio del conte Carlo Cappello, capostipite della famiglia) il quale con il matrimonio riceverà in dote l'intera proprietà, che da allora fu identificata come Polesine dei Cappello.

I Cappello (Capei) erano una famiglia dalle antiche e nobiliari origini: provenivano da Capua, abitarono l'Eraclià ed erano " … maischi di Battaglia". Nel 941 vennero ad insediarsi a Venezia, ove nel 960 fecero edificare la chiesa di Santa Maria Mater Domini.

La storia della proprietà dei Cappello in basso Polesine è legata a successive acquisizioni di nuove terre, emerse in seguito a depositi alluvionali, che la Serenissima aveva posto in confisca e poi vendute nelle aste.

Nel corso dei secoli, le confische fatte da Venezia nelle terre del basso Polesine, furono tante. Ne abbiamo testimonianza diretta dalle mappe del '600 che, per l'appunto, mostrano e quantificano i campi confiscati e da chi acquisiti.

La corte dei Cappello è ben rappresentata nelle mappe del XVII sec. in cui si vedono tutti gli elementi costitutivi della stessa: le mura di cinta, la casa padronale, il fienile o stalla (il vaticano attuale), la chiesa e la torre colombaia. Come molti altri, anche questo complesso architettonico è collocato nelle immediate vicinanze di corsi d'acqua, fondamentali vie per il trasporto delle merci e quindi della loro commercializzazione. L'insieme degli edifici rappresenta la struttura funzionale per la raccolta, la lavorazione e l'immagazzinamento dei prodotti agricoli. Nel contempo la corte costituisce anche il centro della vita sociale della comunità legata ai lavori del fondo, mentre la presenza delle mura costituisce una chiara espressione di sicurezza e protezione. La costruzione di tutti gli edifici della corte con mattoni contribuiva infine a dare un'ulteriore manifestazione di solidità e rappresentatività della forza del padrone, in un contesto sociale fatto di povera gente che abitava in case di canne e fango.

Gli interessi della famiglia Cappello non erano rivolti solo all' agricoltura ma anche alla pesca che la porterà, nei primi anni del 600, ad avere grosse controversie, circa l’ esclusività dell'utilizzo di certi lidi, con l'unica autorità non veneziana della zona cioè la Comunità di Loredo (Loreo). Il lungo contenzioso si risolverà a favore di questa.

Arriviamo al XVIII sec., in cui continua, incessante, l'attività di bonifica del Polesine dei Cappello con la messa a coltura di ampie zone a pradi (prati) e pascoli o acquitrinose.

La proprietà della corte risulta essere ancora sotto la famiglia Cappello (Nicolò Cappello citato nelle redecime del 1740) fino alla fine del '700 e primi dell’ ’800, periodo in cui subentrerà la famiglia Meneghini (sommarini del catasto napoleonico) che, assieme ai Cappello, si dividerà gran parte della proprietà. Una piccola porzione del Polesine dei Cappello risulta infine sotto la proprietà Venier con dei terreni a nord della corte, acquisiti tramite le confische avvenute tra il 1580 e 1612.

Dal catasto austriaco e austro-italiano si desume che per tutto il XIX sec. la corte rimane di proprietà Meneghini, fino ad arrivare nel nostro secolo in cui varie saranno le ditte che si avvicenderanno per chiudersi, all'oggi, con la ditta Viviani.

L'edificio di maggior mole della corte è proprio quello denominato "vaticano", caratterizzato da una facciata ad archi, elemento che ci permette di riconoscerlo nelle mappe del XVII sec., a differenza della casa padronale, continuamente modificata negli elementi di riconoscibilità architettonica storica. La denominazione "vaticano" è da far risalire ai secoli scorsi. Non si sa se fosse consueto chiamare in un certo modo tali edifici, ma è verosimile che il nome derivi dalla contiguità con la casa del prelato.

Il complesso di Ca' Cappello, oggi certamente bisognoso di un intervento di recupero, si presenta, come altri edifici storici del basso Polesine, quale importante testimonianza di un passato tutt'ora fortemente legato al presente. Si impone pertanto una adeguata valorizzazione della storica corte, che potrebbe essere utilmente inserita nei percorsi di visitazione turistica del delta del Po.

Per informazioni più approfondite sull'argomento, si rimanda alla tesi di laurea dello stesso autore su "Il Vaticano" della Corte di Ca' Cappello di Porto Viro, a.a. 1995/96.

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Paolo Ballarin. “Il Vaticano del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-vaticano-del-delta/

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