Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Morosini

Un’atmosfera impalpabile avvolge la cinquecentesca dimora di Polesella

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 30–33

"Le cose vere sono quelle che si realizzano. Esse nascono dall'aspirazione dell'uomo a lasciare il segno, un messaggio in eredità alle nuove generazioni. Il segno, in quanto forma, esprime la volontà di persistere nel tempo … ". Queste le parole di Giampaolo Bolzani, docente universitario della facoltà di Architettura. È evidente che "antico" e "vecchio" non vanno a braccetto: il primo termine è infatti sinonimo di intrinseco valore, il secondo di inutilità, degrado, abbandono.

Antichità e storia formano un connubio inscindibile, e nel territorio polesano non mancano gli esempi di gloria passata e di una cultura intramontabile. E Polesella ha la fortuna di conservare, alla periferia del paese, all'inizio della strada arginale che porta a Crespino, una di queste perle.

Si tratta di Villa Morosini, "regina cinquecentesca", da decenni chiusa al pubblico, ma aperta eccezionalmente durante la festa in golena '96, quando ha catturato l'attenzione dei visitatori: putti, festoni, stucchi cinquecenteschi, le porte del salone centrale che conservano ancora la pittura monocromatica grigia, e rappresentano nei riquadri trofei di guerra, cimieri, spade, picchi, alabarde, trombe e tamburi. Ancòra, i camini monumentali ornati di stucchi all'esterno con figure allegoriche e drappeggi secenteschi, ed il piccolo oratorio dedicato a San Mauro, da cui prende il nome la zona golenale antistante. Un miracolo vedere il portone centrale aperto, la vita che ritorna all'improvviso in una costruzione che vive, ormai, amica del silenzio.

Non è certa la data esatta in cui la villa fu edificata anche se è collocabile nella seconda metà del XVI secolo. Nemmeno la sua paternità è provata, da più fonti viene attribuita a Vincenzo Scamozzi (1552-1616), allievo di Andrea Palladio. È invece certo che Villa Morosini fu edificata su commissione della famiglia patrizia Morosini di Venezia, come testimonia il fregio nel salone centrale, ed abitata dal Doge di Venezia Francesco Morosini, detto Peloponnesiaco, dal 1688 al 1694. Protagonista dei festeggiamenti delle vittorie veneziane contro i Turchi a Nasso ed a Candia, l'ammiraglio fece erigere l'oratorio nel torrione orientale delle mura di cinta, dedicandolo a San Mauro per onorare probabilmente, la ricorrenza religiosa del giorno della vittoriosa battaglia nell'isola di Leuca dove la flotta veneziana uscì vittoriosa contro i Turchi.

Sembra che il progetto dello Scamozzi abbia costituito un adattamento in chiave cinquecentesca ad un precedente impianto del Quattrocento, come alcuni elementi interni alla villa confermano. Un documento recentemente ritrovato descrive Villa Morosini come "casa casamentiva con columbara, corte horto et brolio" di proprietà del magistrato Pietro Morosini.

Nell'Ottocento, villa e proprietà terriere passarono per eredità ai Gatterburgh (di origine ungherese) come testimoniano le proprietà censite dal Catasto Austriaco (1864) oltre l'argine della golena denominata Santa Maura.

Ottima la qualità stilistica, come confermano numerose descrizioni in testi classici che considerano la villa una delle più interessanti "fabbriche della terraferma veneta". Interessante l'impatto con cui si inserisce nell'ambiente circostante, la campagna silenziosa e piatta, in modo semplice, essenziale in tre corpi nei quali si snoda, mostrando una scansione regolare nelle aperture e una massa di tetti in perfetta armonia.

L'edificio, un tempo concluso dal timpano triangolare, nel 1802 è stato sopraelevato per la necessità di ricavare nuovi ambienti a livello di granaio.

La larga scalinata, che oggi può essere ammirata come elemento puramente scenografico, un tempo era approdo essenziale dal fiume Po, come ipotizzano gli architetti Soliani e Bonaguro dopo lunghe ricerche.

Una villa grandiosa, sminuita forse in parte dal rialzo dell'arginatura del Po. Nata per essere servita dal fiume, quando le strade erano pessime ed insicure, la villa è sorta e vissuta soprattutto cullata dal corso d'acqua, seguendone la traccia forte che s'impone su tutto ciò che gli si avvicina, condizionandone l'esistenza.

Ancora oggi, a pochi anni di distanza da un nuovo millennio, è padrona maestosa di un paesaggio rurale vasto, aperto, silenzioso, tanto da non permettere che restauri e modiche subite nel corso degli anni ne compromettano l'equilibrio, la stretta simbiosi tra costruzione e ambiente circostante.

"Pietre che parlano, che raccontano storie, storie di uomini, storie di sogni, storie di altri momenti, di momenti che per noi sono passati, sono storia, ma che un giorno sono stati presente, realizzazione di intenzioni. Cosa leggiamo oggi in queste pietre?" scrive l'architetto Fabio Mariotto, sollevando un interrogativo attuale, chiaro, dalla risposta incerta. Non sono solo mattoni l'uno sull'altro, relitti di un'epoca dimenticata.

Guai dunque a soffocare il passato, lasciare crescere erba, sterpaglie, noncuranza, indifferenza. Il coraggio che l'uomo, un tempo, ha avuto nel trasformare la natura senza distruggerla, tra mille avversità, adattandola alle proprie esigenze quotidiane, è una dote da preservare. Nella villa Morosini lungo l'argine del Po, pulsa ancora l'orgoglio di un passato che, se anche da lontano, comunque ci appartiene.

L’articolo nella sua veste originale

Leggi questo articolo come sulla rivista

Ritrova l’impaginazione originale, con fotografie e didascalie. Con Il mio Ventaglio puoi acquistare una raccolta anche di un solo articolo e consultarla online nella tua Biblioteca.

Vai a Il mio Ventaglio →

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Villa Morosini”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-morosini/

Pubblicità