La storia dell’antica osteria “Costante” di Bottrighe rivive nelle parole degli attuali gestori come le immagini di un vecchio spezzone cinematografico.
Il locale, situato in via Vittorio Veneto (già via Teatro Italia, dedicata all’omonimo teatro, nel quartiere denominato “Cào d’sota”) risale agli ultimi anni del XIX secolo: è sorto infatti nel 1897, giusto 108 anni fa. A gestirlo ininterrottamente è la stessa famiglia Pivaro, un record che si tramanda di generazione in generazione. Un’altra particolare curiosità è rappresentata dalla decisa prevalenza femminile nella conduzione dell’esercizio.
Nei primi tre anni di vita, alla fine dell’Ottocento, il locale, di proprietà di Filomena Pavanello, moglie del barcaiolo Carlo Pivaro, era stato aperto in un edificio posto a distanza di un isolato dall’attuale. Con la scomparsa di Carlo e con il denaro ricavato dall’assicurazione delle sue tre barche, fu acquistato l’edificio di otto stanze che ospita ancora oggi l’antico esercizio.
Un tempo nel locale, tipica osteria polesana, si vendevano anche coloniali, sali e tabacchi, ed era denominato “La stradina”. Nel 1923 subentra Teresa, figlia nubile dei coniugi Pivaro. Con la sua scomparsa, ed è il 1946, la gestione viene affidata al fratello Costante (dal quale resterà al locale il nome di Osteria Costante) sposato con Vittorina Schibuola, la stessa che ne assumerà la titolarità nel 1967 alla morte del marito.
Vittorina scompare nel 1988, ma già dal 1984, l’azienda di famiglia passa alla figlia Mariagrazia, che ancora oggi, con l’aiuto del fratello Galliano e del marito Gentile Girotti, la gestisce.
Si intrecciano quindi fatti e personaggi nella storia di questo esercizio, nel quale fin dalla sua prima apertura si poteva anche mangiare. In particolare, ci ricorda Mariagrazia, il servizio di ristorazione era apprezzato nel periodo della gestione della zia Teresa, rinomata cuoca.
Il fratello Galliano, memoria storica della famiglia, ci racconta uno dei fatti singolari avvenuti nel locale, risalente al 25 aprile 1945, giorno della Liberazione: alle sei del mattino, un sergente maggiore alleato ed un comandante della Brigata “Cremona” brindarono, stappando una bottiglia di grappa, al buon esito della guerra e alla conseguente ritirata delle truppe tedesche. Con loro c’era Antonio Bardella, il rappresentante di Bottrighe del Comitato di Liberazione. Giusto 60 anni fa dunque aveva termine un incubo e nell’osteria di Bottrighe si volle solennizzare la fatidica giornata con un brindisi sincero e beneaugurate.
Ben diverso il clima vissuto nei mesi precedenti, durante l’occupazione, quando la caserma tedesca “Wermak” era situata in località “Teste d’bò”, nell’attuale via Goresina Inferiore. Allora i tedeschi raggiungevano l’osteria di sera e, mezzi ubriachi di vino e birra, sparavano giocando al tiro al piattello tra una finestra e l’altra dell’osteria.
In particolare resta impresso nella mente di Mariagrazia un episodio di quel triste periodo: l’ingresso nel locale di un tedesco ubriaco che una sera si mise a sparare fra la gente. Tanta la paura ma, fortunatamente, non accadde nulla di grave. Ci fu un “fuggi fuggi” generale da porte e finestre e uno dei clienti, alto due metri, non riusciva ad uscire dalla finestra proprio per la sua altezza.
Con l’alluvione del 1951 i coniugi Pivaro rimasero sempre sul posto perché l’acqua arrivava a 50 centimetri di altezza rispetto alla zona bassa di via Dante dove l’acqua toccava i 2,70 metri, mentre i figli Galliano, Filomena e Mariagrazia per un periodo si trasferirono a Crociarone di Ariano.
Oggi il locale è conosciuto per osteria “da Costante”, ma i più anziani lo chiamano ancora “da Filomena” e qualcun altro anche “da Teresa”. Come le vecchie osterie che si rispettano, nel pomeriggio non mancano mai gli “spuncioti caldi” che Mariagrazia prepara e che vengono accompagnati da qualche “ombra” di vino buono.
Nel retro dell’edificio ci sono ancora i resti, in buone condizioni, di una muraglia dell’800. Non c’è più invece il vecchio pozzo per la raccolta dell’acqua, sostituito dalla “pompa”; così come è venuta meno anche la stalla nelle vicinanaze, dove un tempo non mancava il carro per le merci trainato dal cavallo, unico mezzo di trasporto di allora.
Alla domanda su chi un giorno guiderà l’azienda di famiglia, Mariagrazia risponde che gli auspici sono rivolti alla figlia Paola: ancora una donna dunque, che potrà trovare il sostegno del marito, dato che entrambi sono cuochi.
Non mancano quindi le premesse perché la storia dell’osteria di Bottrighe continui nel modo migliore: una favola d’altri tempi che ancora una volta si rinnova.
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Come citare questo articolo
Roberto Marangoni. “L’antica osteria Costante”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/lantica-osteria-costante/