La recente conclusione dei lavori di restauro della parrocchiale di Mazzorno destro – la frazione più occidentale del comune di Taglio di Po – ci stimola ad una visita al paesello che sorge sotto l’argine del Po di Venezia, dirimpettaio a Mazzorno sinistro ubicato sulla opposta sponda. Un territorio che un tempo lontano doveva essere indiviso e che ebbe a subire una cesura dal corso del Po, originatosi nel 1152 in seguito alla rotta di Ficarolo. Affratellate dallo stesso toponimo, le due comunità rivierasche ebbero come riferimento di fede due edifici sacri, ricadenti in ogni caso sulle terre in larga parte di pertinenza dei Querini, nobili veneziani che, con il loro giuspatronato, garantirono il sostegno base alla vita delle due chiese.
Successivamente il giuspatronato della chiesa di Mazzorno destro passò ai veneziani Puli e il sacro edificio, dedicato a S. Francesco d’Assisi, inaugurato nel 1523, fu più volte riedificato: l’ultima erezione risale al 1789 mentre i recenti lavori di restauro sono stati completati nei primi mesi del 2005.
La chiesa si presenta con una facciata semplice, ma armoniosa, sovrastata da un timpano contornato da una cornice ben marcata. Un altro cornicione corre orizzontalmente a metà della facciata dividendola in due, mentre un’ultima cornice a forma di portale inquadra la porta di accesso al tempio, dando vita ad un grande arco che supera la linea mediana. Nella lunetta originata dal gioco delle cornici (unico elemento di arricchimento visivo della facciata) è posizionata una lapide a ricordare che il tempio è dedicato a Dio Ottimo e Massimo e ai Santi Francesco e Gaetano.
Sulla sinistra si innalza un bel campanile, con una cuspide svettante, anche questo interessato dai recenti lavori di restauro, mentre sulla destra, accanto al piccolo sagrato, si erge un rigoglioso platano, alla cui base è stata circoscritta un’aiuola con dedica a Cristo Re. Oltre questa si apre una vasca, a forma di laghetto, sormontata da un ponticello arcuato, alla cui sommità è posizionata una statua dedicata alla Madonna.
L’interno del tempio si presenta a navata unica, con un soffitto a capriate. Tra le varie aopere d’arte si segnala la tela sulla controfacciata dedicata alle Stimmate di San Francesco, opera della scuola del Guercino.
Sulle pareti laterali l’attenzione va agli ampi dipinti su tavola realizzati alcuni anni fa dallo stesso parroco, Dino Marcello Gianola e dal fratello Bernardo. Particolarmente piacevole appare la scena della Natività, ove una dolcissima Madonna, un amorevole S. Giuseppe ed un angelo, fanno corona al Bambinello. Il parroco è anche autore dei quattro grandi medaglioni in finto mosaico dedicati a S.Teresa del Bambin Gesù, a Bernardette, a Maddalena di Canossa e a Maria Goretti.
Dopo la visita al sacro edificio proseguiamo l’itinerario salendo sull’argine, con direzione Taglio di Po. Dalla strada arginale si gode uno stupendo panorama, caratterizzato dalla maestosità del fiume, le cui rive, ricche di vegetazione spontanea, offrono un habitat ideale per aironi, garzette ed alte specie di volatili. Lo sguardo si allarga poi sulla vasta campagna coltivata, ove non mancano alcune costruzioni di rilievo erette dal XVII secolo in poi dai nobili veneziani che qui si insediarono dopo il “taglio di Porto Viro” (1600-1604), ovvero dopo la deviazione del corso del Po verso sud-est.
Nelle vicinanze della chiesa sorge Ca’ Puli – Bonafè. Il complesso, che appartenne alla famiglia Puli sost{itu}itasi ai Querini nell’assicurare il giuspatronato alla chiesa di Mazzorno destro, si compone di una casa padronale, alla quale sono accostati edifici utili per accogliere le attrezzature per la lavorazione dei campi. La costruzione, di origini settecentesche, oggi purtroppo in stato di abbandono, a meridione è preceduta da una vasta aia in mattoni. La facciata è percorsa da due marcate canne fumarie che si innalzano ben oltre il tetto, culminando con camini a dado. Le finestre del piano terra e del primo piano sono racchiuse in cornici di fattura ottocentesca, mentre il sottotetto prende luce da aperture a forma ovale. Il fronte settentrionale dell’edificio ripete la ripartizione del fronte principale, senza la presenza dei camini, ma presentando al primo piano un balcone con portale centinato. Caratteristica architettonica questa che ingentilisce la facciata a tramontana e che doveva in origine essere presente anche nel fronte meridionale.
Proseguendo nell’itinerario alla volta di Taglio di Po incontriamo Ca’ Borini complesso risalente alla fine del ‘600, costituito da un grande edificio connotato da un portico a sei grandi arcate divise da lesene. I due piani, che si aprono sotto l’ampio porticato, sono in parte adibiti ad abitazione, mentre è destinato a granaio il sottotetto, che prende aria da finestrelle ovali che si aprono sulla facciata. Un cornicione marcapiano, con funzione decorativa, divide queste aperture destinate ad aerare il sottotetto dalle sottostanti arcate. Un ultimo elemento architettonico è costituito da una bassa torretta accostata al corpo padronale con merlature a coda di rondine.
La tappa successiva è presso Ca’ Nani, connotata da un articolato quanto inedito fastigio ondulato che contraddistingue la sommità delle due facciate. Due canne fumarie percorrono il fronte meridionale della originale costruzione eretta nel primo settecento, arricchita al primo piano da una trifora, con apertura centrale dotata di poggiolo.
Procediamo lungo la strada arginale, mentre sulle acque del fiume transita una lunga chiatta. Sulla riva opposta si innalzano le ciminiere di fornaci spente ormai da vari decenni: uno di questi complessi industriali è stato salvato dalla lenta distruzione, causata dall’abbandono, trasformandolo in una struttura turistica denominata Centro Nautico di Porto Viro.
Raggiungiamo frattanto Ca’ Zen, certamente la più rappresentativa costruzione che sorge lungo il Po nell’area tagliolese. Il complesso, eretto dalla famiglia Zen (alcuni documenti indicano Zeno) nel XVIII secolo, probabilmente era un casino di caccia, inizialmente limitato alla casa padronale. Successivamente, nel corso dell’Ottocento quando l’immobile divenne fulcro di una fiorente attività agricola, furono aggiunte le due ali laterali più basse, inizialmente destinate a scuderie e granai, poi adibite ad uso abitativo ed oggi utilizzate per la ricettività turistica del complesso gestito dai proprietari, la famiglia Avanzo, come bed and brekfast.
Su un’ampia aia mattonata preceduta da un prato verdeggiante, si erge dunque la poliedrica costruzione le cui connotazioni architettoniche sono concentrate nell’edificio padronale a tre piani, sormontato da un attico centrale culminante con un frontone poggiante su cinque lesene. Al piano nobile spicca un balcone con apertura centinata, mentre al piano terra la porta architravata è fiancheggiata da due oculi a forma ovale. Da notare ancora i camini ad obelisco che si innalzano sopra la nobiliare costruzione, la quale nel 1819 ebbe quale ospite illustre il poeta inglese Lord Bayron che ricordò il soggiorno tagliolese con una struggente ode romantica dedicata al Po (vedasi Ventaglio n. 23, pag. 52, Lord Byron a Ca’ Zen di Roberta Fava).
A sinistra dell’immobile si alza una barchessa con quattro arcate, le cui aperture sono state chiuse senza però cancellare il disegno degli archi a tutto sesto. Ad oriente sorge invece una cappella con due statue dedicate alla Madonna e all’arcangelo Gabriele, ed un tabernacolo sul quale è incisa la data 1453 (Anno Domini MCCCCLIII). Irrisolta la questione se l’oratorio fosse già presente in loco all’epoca indicata nell’iscrizione, o se il tabernacolo sia stato qui trasportato da Venezia dalla famiglia Zen.
L’itinerario lungo la riva destra del Po di Venezia, alla ricerca dei beni architettonici ed ambientali nel comune di Taglio di Po può proseguire dopo una sosta presso il capoluogo. Sarà questo l’oggetto di un altro intervento, per il quale diamo appuntamento ai lettori ad uno dei prossimi numeri di questa rivista.
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Come citare questo articolo
A. V.. “Lungo la sponda destra del Po di Venezia”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/lungo-la-sponda-destra-del-po-di-venezia/