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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Castello di Trecenta

A ricordo dell’antico maniero innalzata la torre di piazza, simbolo cittadino

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 18–21

Diversi furono i castelli costruiti, nei secoli successivi all’anno 1000, in Polesine, in quanto terra di confine tra il ducato di Ferrara, la signoria veronese degli Scaligeri, quella mantovana dei Bonacolsi sostituita poi dai Gonzaga, quella padovana e la via via sempre più potente Repubblica Veneta. Castelli più o meno grandi, più o meno importanti, a seconda del ruolo che essi dovevano svolgere, soprattutto per la difesa del territorio circostante. Si trattava per lo più di fortezze, destinate soprattutto ai balestrieri, ai soldati e ai cavalleggeri.

Castelguglielmo è tra tutte la località quella che ne mantiene ancora oggi il nome, il quale rimanda al castello fatto erigere da Guglielmo III degli Adelardi, di cui però non esiste più alcuna traccia. Ma anche Trecenta, come Badia Polesine, Lendinara, Fratta Polesine, aveva il suo castello.

Del maniero di Trecenta ne parla lo storico Guarini nel suo “Compendio istorico” e lo definisce come una “fortissima” costruzione venduta dal Comune in data 4 marzo 1283 a Obizzone, marchese d’Este e di Ancona. Si trattava di Obizzo II, noto in Polesine anche per il suo interesse verso la città di Rovigo alla quale, morendo nel 1293, destinò in eredità una cospicua somma per la costruzione della chiesa di S. Francesco con attiguo monastero per i frati francescani.

Il Guarini non fa menzione del luogo in cui sorgeva il castello trecentano. Solo dalle descrizioni che il cronista veneziano Marin Sanudo fa nel suo “Itinerario per la terraferma veneziana”, scritto in seguito a un suo lungo viaggio nel Veneto e in Polesine, si intuisce che probabilmente esso era ubicato sull’argine destro del Tartaro, in quanto il fiume costituiva il confine settentrionale del ducato.

Si trattava di una possente rocca posta a guardia del passo esistente sul fiume per cui, essendo questo l’unico accesso stradale verso le terre del basso Veronese e della bassa Padovana, il castello era stato appositamente edificato in questo punto, ritenuto strategico.

Non si hanno notizie sul suo aspetto architettonico. Si sa soltanto che non aveva torrioni né era recintato da mura. Si presume – come dice Cristino Sartorelli nelle sue “Notizie storiche su Trecenta” – che i suoi merli fossero rettangolari in quanto era questa la caratteristica dei castelli di parte guelfa, come, appunto, doveva essere, giacché guelfi erano gli Estensi legati alla politica del Papato.

Il castello di Trecenta fu spesso teatro delle aspre contese disputatesi nel Polesine, delle alterne invasioni e scorribande nate dopo la morte di Obizzo II a causa dei tre litigiosissimi figli, in lotta aperta tra di loro e pronti ad allearsi nella disputa fratricida con Ferraresi, Padovani e vari duchi e signorotti della zona, provenienti anche dal vicino territorio Veronese. Fu così che nel 1306 – come riferisce il Sartorelli – anche Trecenta, similmente a tante altre località limitrofe, ebbe il castello bruciato dai fuorusciti di Ferrara, ai quali si erano uniti, per invadere il Ferrarese e il Polesine, anche Alboino della Scala, Salinguerra III, Rambaldi e Bonacorsi.

L’anno successivo, Azzo VIII d’Este riprese il maniero e lo restaurò, cosicché a Trecenta restò a significare il potere degli Estensi fino al 1510 quando il duca Alfonso I ne decretò la demolizione, forse ritenendo troppo oneroso programmare un intervento di restauro.

Nell’attuale centro storico di Trecenta esiste ancora oggi una torre, considerata l’emblema cittadino, ma questa costruzione non ha nulla a che vedere con il castello medioevale: fu infatti edificata in tempi più recenti, forse proprio per ricordare quell’antica rocca.

Prima dell’anno 1888 la sua altezza era di poco superiore ai fabbricati circostanti. Fu soltanto in questo anno che il Comune decise di rialzarla e dotarla di un orologio. Per il suono delle ore vi fu collocata anche una campana, acquistata dal Comune di Bagnolo di Po, il quale l’aveva tolta con le altre dalla sua chiesa per sostituirle con delle nuove di dimensioni maggiori.

Per diversi anni questa torre, con la restante parte del fabbricato cui era addossata, divenne la sede della Giudicatura di Pace. Nel 1867, finita la dominazione austriaca, la parte a nord e a ponente dell’edificio in cui risulta inglobata la torre fu ceduta alla Deputazione provinciale di Rovigo che la utilizzò quale caserma dei Carabinieri. Dal 1874 la parte a sud divenne la sede dell’ufficio postale mentre i locali sovrastanti vennero utilizzati per la biblioteca circolante. Ricorda sempre il Sartorelli, che sulla facciata rivolta verso la piazza nel 1887 fu affisso un medaglione in bronzo, riproducente la testa di Giuseppe Garibaldi, opera dello scultore romano Ettore Ferrari.

Recentemente su tutto l’edificio è stato effettuato, a cura del Comune, un completo ed efficace restauro. Attualmente esso ospita al piano terra una capiente sala civica e gli uffici dei vigili urbani. Al piano superiore i locali sono stati destinati alla biblioteca comunale.

A poca distanza da questa torre civica, verso sud, sorge il palazzo municipale. Si tratta della villa Trebbi, che un tempo si affacciava su un ampio giardino verso la piazza, contornato da un muro di cinta. Fu acquistata dal Comune nel 1875, assieme alle adiacenti scuderie. La villa fu trasformata in residenza municipale e il rustico, ora completamente trasformato, fu destinato a sede delle scuole comunali.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Il Castello di Trecenta”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-castello-di-trecenta/

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